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Publié le 20/03/2008 à 18:45
Par amontanari

Carlabruni01gOrmai sta diventando un genere letterario di tutto rispetto, quello delle signore dei politici che intervengono sui giornali con lettere aperte.

Dopo Veronica Lario che tirava le orecchie al marito Silvio Berlusconi, ecco Carla Bruni che però scrive a "Le Monde" (di ieri) per difendere il consorte Nicolas Sarkozy. La vicenda è nota, è quella del falso sms che monsieur le président avrebbe inviato alla "ex" Cécilia...

La vicenda è chiusa perché il giornalista che aveva parlato di quell'sms ha chiesto scusa a Carla Bruni.
La quale però (e credo giustamente) non chiude il discorso sulle responsabilità dell'informazione e sull'informazione responsabile.
Il suo testo elenca varie questioni. La reazione del marito e la reazione dei cronisti alle critiche dell'illustre consorte. L'etica della professione che non può raccontare balle spacciandole per verità, seguendo ciò che la carta dello stesso "Nouvel Observateur", il giornale coinvolto, chiama "massimo rigore e massima onestà" nel presentare i fatti ai lettori.
Sarkozy insomma, dice Carla Bruni, non ha inteso attaccare la libertà di stampa, ma "il diritto di dire e scrivere qualunque cosa".

Il problema non riguarda soltanto i potenti. La differenza fra loro ed i cittadini normali (i "semplici cittadini" li chiamavano un tempo), è che loro possono trovare udienza nelle repliche o nelle denunce, e gli altri non sono per nulla ascoltati da chi invece dovrebbe.

Ci sono giornali specializzati nel raccogliere pettegolezzi. Lasciamoli fuori dal discorso. Un giornale normale non dovrebbe mai ospitare una lettera presentandola come un testo edito a stampa, per negare una informazione vera, documentata da secoli, data sopra un altro foglio, come ho visto accadere. Quella lettera era fintamente anonima, perché una redazione prima di pubblicare vuole avere garanzie, e in certi casi l'unica garanzia è chi fornisce contributi pubblicitari a quel giornale. Per cui, chiunque fa parte del giro dei finanziatori, trova ascolto nella testata.

Ecco perché sono d'accordo con le conclusioni di Carla Bruni. Solo giornalisti "veri" possono fermare la calunnia che tutto può e tutto travolge, secondo la citazione che la stessa signora riporta in conclusione della sua lettera.

La riproduco integralmente: "Relisez Beaumarchais : "La calomnie, Monsieur? Vous ne savez guère ce que vous dédaignez; j'ai vu les plus honnêtes gens près d'en être accablés… elle s'élance, étend son vol, tourbillonne, enveloppe, arrache, entraîne, éclate et tonne, et devient, grâce au Ciel, un cri général, un crescendo public, un chorus universel de haine et de proscription. Qui diable y résisterait?" Réponse: les journalistes. Les vrais".
La traduzione integrale del testo di Carla Bruni è apparsa oggi sulla "Stampa", pag. 23.

[Anno III, post n. 85 (462)]

Publié le 19/03/2008 à 18:30
Par amontanari

CinaMa che bella pensata. Monsignor Giuseppe Betori non sostiene soltanto che bisogna riformare la legge elettorale per dare un "po' di democrazia a questo Paese".
No. Sostiene pure che si possono ripristinare le vecchie "ruote" per abbandonarvi i figli, dato "che hanno espresso e possono esprimere ancora oggi un modo per venire incontro alle esigenze delle donne".
Dal che si deduce che non è immorale mettere al mondo delle creature che non si vogliono e che poi si possono lasciare al loro destino, appunto della "ruota della sfortuna".
Ma mi chiedo: è veramente morale pensare di risolvere i problemi così, o c'è da rabbrividire?

Sull'argomento, si legga il blog di Flavia Amabile.

[Anno III, post n. 84 (461)]

Publié le 18/03/2008 à 18:56
Par amontanari

18032008stampa Finirà che dovremo ringraziare i vescovi italiani. Per dare un "po' di democrazia a questo Paese", ha detto oggi monsignor Giuseppe Betori, segretario della Commissione episcopale italiana, bisogna cambiare la legge elettorale.
Il problema italiano non è l'intromissione dei vescovi. Betori è stato chiaro (a modo suo): "La Chiesa non si schiera per nessun partito". Excusatio non petita, accusatio manifesta, dicevano i nostri avi.
Credevamo di aver capito che al Vaticano piacevano certi candidati e non altri. Non ci siamo sbagliati. Lo credevamo quando c'era Prodi. Adesso che il professore bolognese è stato defenestrato dall'allievo Walter Veltroni, a San Pietro e dintorni non ci si agita più di tanto. Un fatto è certo. Tra un anno dobbiamo tornare a votare, il Pd adesso garantisce una fitta schiera di candidati ecclesiastici (di provenienza dal mondo dichiaratamente cattolico, quasi delegati diocesani), il Pdl fa baciamani ed inchini, Casini poi è lì a garanzia dei valori cattolici della famiglia (a cui Betori si richiama 'contro' certi candidati del Pd...).
Insomma, vista dal Vaticano, la situazione non è niente male. Anzi è talmente buona che Betori può dire quella frase sulla riforma elettorale capace di dare  un "po' di democrazia a questo Paese". Dove la moderazione clericale (come avrebbero detto un tempo) è un capolavoro. Attenua, lima, assottiglia, mica di rivoluzione parla il vescovo Betori, si limita a quell'accenno sibillino ed un po' strano, con quel "po' di democrazia" da realizzare nel nostro Paese.
Dove il problema non è (come dicevamo) l'intromissione dei vescovi: è semplicemente la mancanza di una classe politica che sappia essere degna della laicità della Repubblica. Non volevano dettare l'agenda all'Italia, ma di fatto la dettano, dal Vaticano.
Quel dare un "po' di democrazia a questo Paese" suona offensivo come il "dagli qualcosa" anziché la "giusta mercede" a chi ha fatto un lavoro per voi.

[Anno III, post n. 83 (460)]


Se non trovare l'aggiornamento quotidiano in questo blog, per miei impegni, andate a leggere qui:
http://antoniomontanari.over-blog.com/
http://antoniomontanarinozzoli.blog.lastampa.it/antoniomontanari/
Publié le 14/03/2008 à 17:51
Par amontanari
2623In quella parodia del carnevale di Viareggio a cui ormai si è ridotta la campagna elettorale in Italia, ci mancava soltanto (come ciliegina sulla torta) l'arrivo in gara del signor Emanuele Filiberto di Savoia.
A Milano ha dichiarato (lo scrive stamani su "La Stampa" Chiara Beria di Argentine): "All'Italia non voglio chiedere niente, voglio solo dare". Per questo si candida.

 

Grazie del pensiero, ma non si disturbi. Da lei non vogliamo nulla. Di lei non ci fidiamo. Lei forse non lo sa, ma fu un Savoia che si fece trascinare nella rovinosa guerra del 1940-1945, lo stesso re d'Italia che firmò le leggi contro gli ebrei nel 1938.
Quindi, signor Emanuele Filiberto ci risparmi dichiarazioni da starlette in calore ed in cerca di pubblicità. Glielo dice uno che è nato nel 1942, e la prima immagine che ha memorizzato è quella di una jeep nell'ultimo dei quattordici sfollamenti a cui è stato costretto sotto le bombe. Con la guerra abbiamo perso tutto, abbiamo salvato soltanto una valigetta con le fotografie di famiglia. Abbiamo portato i calzoni alla zuava con le pezze al culo non perché andasse di moda, come adesso è per i pantaloni stracciati delle grandi firme.

Signor Savoia, resti nel suo vuoto pneumatico mentale dimostrato dal fatto che per rispetto verso quel bisnonno che insediò Mussolini nel 1922 (mai sentito parlare di "marcia su Roma"?) e che lo arrestò nel luglio 1943, non evita di stringere mani che non dovrebbero avere molta simpatia nei suoi confronti, quale ultimo erede di quella dinastia che tradì il duce, come dicevano una volta i nostalgici della Buonanima.
Ma lei dell'Italia conosce soltanto le notizie del campionato di calcio. Inutile spiegarle tante cose. Un solo invito, pressante cortese e soprattutto democratico: "Indietro, Savoia". Non c'è trippa per gatti.


[Anno III, post n. 79 (456)]

Publié le 03/03/2008 à 19:05
Par amontanari

2286part Oggi il Cavaliere ha detto che il suo rivale Veltroni presenta candidature-spot "per blandire la borghesia". Se è un'accusa, Berlusconi la pensa come Bertinotti. Altrimenti, è la confessione di un fallimento. La "borghesia" abbandona il signore di Arcore, attratta dal re dei sette colli? Niente di strano.
Ci aspetta un mese di comizietti elettorali la cui sceneggiatura sembra ricalcare certi copioni alla Verdone. La commedia all'italiana è una costante non soltanto del cinema. La politica se ne è sempre nutrita. Adesso sembra farsene un'abbuffata un po' triste e molto ridicola.

Veltroni ammette di non amare più la sinistra ("Somos reformistas, no de izquierdas", siamo riformisti non di sinistra: ha dichiarato a "el Pais"). Le sue parole spaventano Berlusconi. Che ne ricava la conferma di avere un pericoloso concorrente al centro. La scelta che Veltroni ha fatto di candidare Massimo Calearo, industriale del Nord-Est, è alla base della battuta odierna di Berlusconi sulle candidature-spot "per blandire la borghesia".

La discussione elettorale rischia di svolgersi su questi toni infinitamente tristi. Quel Calearo favorevole allo sciopero fiscale dei Leghisti, dunque rappresenta il nuovo del Pd. Ma il cavaliere simboleggia un vecchiume corporativistico simile a quello che propone Veltroni (operai e 'padroni' uniti nella 'lotta'). Tutti assieme appassionatamente, dunque, ma per andare dove?
Veltroni ipnotizza le folle con il ricordo del vecchio governo (quello del Prodi presidente del Pd!) condizionato dalla necessità di mettere tutti d'accordo. Ma questo 'nuovo' partito che offre agli elettori un sostenitore dello sciopere fiscale leghista, non corre il rischio di farsi strangolare e di fallire l'obiettivo?
Calearo non è l'unico a sostenere che non c'è differenza tra destra e sinistra. Conosco candidati che da tempo lo sostengono, l'ho scritto e loro mi hanno tolto il saluto, alla faccia della democrazia che vogliono incarnare.

Nel giorno degli abbandoni (Baudo lascia Sanremo e Mastella è lasciato solo a Ceppaloni), sorride malignamente Casini. Il quale già il 4 dicembre 2006 aveva dato il suo addio al cavaliere: "ormai la Cdl non ha più senso per cui i vertici li facciano loro, li facciano Berlusconi, Fini e Bossi".
Il giorno dopo, 5 dicembre 2006, Ernesto Galli della Loggia sul "Corriere della Sera"  aveva dato formalmente il benservito al cavaliere, confermando la posizione di Casini: Berlusconi "è stato incapace di elaborare una qualsiasi forma di rappresentanza sociale e di cultura della mediazione, probabilmente perché politicamente sprovvisto di una qualunque vera idea forte. La rivoluzione liberale è così rimasta una formula. Tutto si è fermato agli slogan e come partito (non come lista elettorale!) Forza Italia è rimasta un partito di plastica".

Da allora ad oggi che cosa c'è stato di nuovo? Il cambio di nome, l'apparizione dei "Circoli" e di una signora MVB messa in ombra negli ultimi giorni dai vecchi apparati. E soprattutto Veltroni che sta rubando la scena al cavaliere non per dire cose "di sinistra", ma offrire agli elettori anche un personaggio già favorevole allo sciopero fiscale dei Leghisti.

[Anno III, post n. 68 (445)]