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Publié le 02/03/2008 à 18:41
Par amontanari
Due notizie lasciate un poco in ombra, mi pare. Il 29 febbraio il papa ha ricevuto il nuovo ambasciatore degli Usa, signora Mary Ann Glendon, dicendole che gli Stati Uniti sono una nazione radicata nei valori religiosi e nella difesa dell’ordine democratico. Riporto testualmente dal comunicato apparso su "h2onews".
Angela Ambrogetti (foto) su "korazym.org" spiega che il papa invita gli Usa ad "impegnarsi ad essere guida 'etica' nel consesso internazionale".Il papa ha anche detto che occorre procedere al "contenimento della corruzione e della militarizzazione, che distolgono risorse preziose a molti nostri fratelli e sorelle dei Paesi più poveri".Se gli Usa debbono "essere guida 'etica' nel consesso internazionale", par di capire, non debbono però fare troppe guerre...Altra notizia: di casa nostra, ripresa da "La tecnica della scuola". Dichiarazione di Walter Veltroni: "La scuola ha ancora una impostazione ottocentesca; come è possibile per esempio che ad un ragazzo che va a scuola l'unica forma di creatività che gli si chiede sia il tema? Possibile che non esistano altre forme con cui possa esprimersi, come un racconto, una foto o un filmato? Se un ragazzo è bravo a scrivere racconti perché questa sua capacità non conta nulla?”. (Ne tratta oggi "il Giornale" qui e qui.)
Il filosofo Massimo Cacciari ha definito "puttanate" queste opinioni di WV, come ricorda Ernesto Galli della Loggia che ha riproposto il pensiero del candidato del Pd, in un passaggio del suo articolo di fondo sul "Corriere della Sera" di oggi, intitolato "L'Italia non e' solo una parola". Riproduco tutto il passo di Galli della Loggia sulla scuola: "Un Paese è dunque la sua scuola. Ebbene, ha un'idea Veltroni delle condizioni in cui versa il nostro sistema scolastico? A sentirlo ripetere rancide formulette sulla «creatività dei ragazzi», sulla necessità di andare «oltre i temi», per esempio facendo girare agli studenti un film, o altre «puttanate» del genere, come le ha definite Massimo Cacciari, si direbbe proprio di no. Che non abbia alcuna idea degli edifici scolastici vilipesi e sfregiati in mille modi che costellano quasi tutti i panorami urbani italiani; degli ultimi decenni di riforme ridicole e tutte regolarmente naufragate, volute da pedagogisti di regime convinti che l'educazione e l'istruzione fossero risolvibili essenzialmente nelle tecniche di apprendimento. Che non abbia alcuna idea degli insegnanti in grandissima parte demotivati o, più spesso, del tutto impari al loro compito; dell'incubo cartaceo-riunionistico in cui sono costretti a passare gran parte del loro tempo; di tutto il sistema disciplinare e del rapporto tra la scuola e le famiglie che sono ormai disintegrati. Che nulla sappia del vuoto spirituale (sì, usiamo le parole appropriate: spirituale. Perché lo spirito può prendere mille forme, ma senza di esso nessuna sostanza è mai possibile) che domina una scuola ridotta nella sua essenza a un'insulsa macchina burocratica".
Ma non meno importante è il passo sulla giustizia: "Se [Veltroni] pensa che un grande Paese come l'Italia debba avere un sistema giudiziario come il nostro: ovvero che cosa di concreto bisognerebbe fare a suo avviso per averne uno diverso. Ma su questo tema non sembra che il segretario del Pd abbia fin qui voluto spendere una parola. Come non ha speso una parola, se non mi sbaglio, sulla voragine in cui sta precipitando il Mezzogiorno".
Ci sarebbe poi una terza notizia da citare come "in ombra", ma se non vado errato è una notizia del tutto inesistente (l'ho cercata, ma non l'ho trovata...): quanti sono stati i simpatizzanti e/o iscritti al Pd che hanno partecipato alle "primariette" per le liste elettorali? Per non imitare la tecnica berlusconiana dei gazebo (milioni di milioni di presenti...), per serietà e rispetto dello spirito democratico del nuovo partito, sarebbe indispensabile rendere note le cifre dei partecipanti all'ultima chiamata. Ho la vaga impressione che non siano state diffuse per non dare una doccia fredda a simpatizzanti e/o iscritti ed in generale all'opinione pubblica. Mi auguro di essere smentito da cifre ufficiali. [Anno III, post n. 67 (444)]
Publié le 01/03/2008 à 18:25
Par amontanari
Claudio Velardi giorni fa ha avuto un quarto d'ora di fama per il richiamo indirizzatogli in aula al Consiglio regionale campano, quale neo-assessore al turismo. Si era presentato con un pulloverino di cachemire color corallo, che la presidente, signora Sandra Lonardo in Mastella, non ha gradito per violazione dell'obbligo di giacca e cravatta vigente in quell'assemblea.
Le dichiarazioni rilasciate da Velardi alla "Stampa" di oggi invece sono passate quasi completamente "lisce", anche se potenzialmente molto più clamorose di quel pulloverino.
"La magistratura fa politica" sintetizza il titolo il suo pensiero: "Sono del tutto evidenti gli elementi politici dell'inchiesta: come spesso accade ed è accaduto in Italia, la magistratura esce dal suo ruolo istituzionale e diventa giustiziera. Insomma, si arroga il diritto di fare politica".
Ci risiamo, forse per un'istintiva autodifesa dei politici. Uno di loro finisce sotto processo? La colpa è dei magistrati. Nulla di strano, perché tutte le opinioni sono opinioni, e quindi vanno almeno registrate nell'inventario delle idee correnti. Ma il fatto strano è che quel titolo "La magistratura fa politica" faceva intravedere quale autore della dichiarazione qualche concorrente di Velardi, uno di quelli che non presenteranno nelle liste candidati sotto processo, a meno che lo stesso processo non sia appunto "politico".
Abbiamo inventato una categoria giuridica da "tribunale speciale" che fortunatamente nell'Italia repubblicana non esiste. Il guaio è che il contagio si è spostato da destra a sinistra, come dimostra oggi Velardi. Forse questa omologazione da "todos caballeros", è proprio quello che sogna Veltroni. Nell'indistinto è più facile prendere o perdere voti?
Foto, fonte "Repubblica"
[Anno III, post n. 66 (443)]
Publié le 29/02/2008 à 18:11
Par amontanari
Commenti pensati da ipotetici spettatori sanremesi davanti alle immagini del festival.
Loredana Berté con le manette: "versione Di Pietro" secondo il cavaliere.
Berté e Ivana Spagna: la smorfia napoletana, anzi calabrese.
Baudo spiega a Chiambretti come sia difficile lavorare in Rai.
Mamma mia, i cinesi anche qui!
Daniele Piombi. Anche il festival ha i senatori a vita.
Quote rosa, a latere e non protagoniste.
Tatangelo. La cerca la Binetti. Ma che si cantano gli amori gay?
Quote rosa, da protagoniste. Quando lo dice Pippo Baudo.
[Anno III, post n. 65 (442)]
Publié le 28/02/2008 à 18:36
Par amontanari
 Spinto da una nota di Umberto Galimberti apparsa su "Repubblica" di oggi, ho ricercato su Internet notizie relative ad una «mostra dell'innominabile» che sarà inaugurata domani al Museo tridentino delle scienze naturali . E così ho scoperto che iniziative analoghe (è lo stesso materiale che viaggia?) ci sono state a Ravenna ed a Genova l'anno scorso. Chiarezza cronistica vuole che si completi il titolo della "mostra per bambini e ragazzi curiosi", che sarà annunciato sui manifesti con la parola più semplice del mondo, e la più censurata: "cacca". Il caso ha voluto che Galimberti accennasse alla parola "innominabile" proprio nel giorno in cui i giornali abbondano di una citazione che la richiama nella sua versione più corrente, forse meno aggraziata, e certamente molto diretta ed eloquente. Citazione fatta da un Pippo Baudo furioso per il calo degli ascolti sanremesi, in una conferenza stampa. In cui ha accusato la gente di volere trasmissioni litigiose adatte a trasformare il nostro Paese in una "Italia di merda". Ovviamente la parola, anzi la parolaccia, ha inquietato molti, per cui è stata censurata in tv, omessa sui giornali, come se essa potesse ancor oggi scandalizzare. Anche Dante la usa (per due volte): nella prima cantica della Commedia. La prima citazione è descrittiva della funzione corporale: «la corata pareva e 'l tristo sacco / che merda fa di quel che si trangugia» (XXVIII, 26-27). La seconda è descrittiva di un dannato: «vidi un col capo sì di merda lordo / che non parea s'era laico o cherco» (XVIII, 116-117). Dante è stato assolto già dai suoi tempi per l'uso "comico" che ne fa. Se hanno assolto lui, possono farlo anche con Baudo che in sostanza è un comico di professione. Il che poi ci autorizzerà nei momenti di umor nero di dire, anche senza riandare al flop festivaliero, che aveva ragione il Pippo nazionale di pensare di vivere in quel Paese. La seconda citazione potrebbe suscitare curiosità legate all'attualità pre-elettorale. Quel «che non parea s'era laico o cherco», per caso sarà stato mica iscritto al... [Anno III, post n. 64 (441)] anti_bug_fck
Publié le 27/02/2008 à 18:26
Par amontanari
Ogni fatto diventa sempre simbolo di un aspetto che è lontano dal fatto stesso in sé. Prendiamo la morte atroce dei due fratellini di Gravina. Li hanno ritrovati per caso. Li avevano cercati dappertutto, si diceva. Dappertutto, davvero? Anche lì dove poi per caso li hanno scoperti. Senza incolpare nessuno, possiamo porci delle domande: 1. E' ammissibile che il rudere di un palazzo così pericoloso per la sua struttura interna e non visibile, sia lasciato accessibile ai giochi dei bambini? 2. Chi è ne è proprietario con i connessi obblighi di legge per la pubblica sicurezza? 3. Quando il palazzo è stato visitato dagli inquirenti, è stata data un'occhiata superficiale o davanti a quel pozzo di 20 metri si è scesi visitando pure gli spazi ad esso collegati dove sono finiti i due fratellini? 4. Le ricerche sono state svolte anche in Romania dietro suggerimento di protagonisti autorevoli della vita cittadina. In base a quali elementi era stato presentato agli inquirenti quel suggerimento? 5. Se quel suggerimento fosse stato presentato da un normale cittadino e non da quei protagonisti autorevoli, quel cittadino ora sarebbe interrogato in maniera stringente?
A dimostrazione che "tutto il mondo è paese", ripubblico il post del 3 ottobre 2006, "I misteri di Rimini: "L'estate scorsa si erano dimenticati un cadavere in cella frigorifera all'obitorio, e ne cercavano due in mare e lungo il fiume... Adesso sapevano qualcosa dai vicini (cattivo odore...) di una casa in cui abitava una vecchia madre con due figli assistiti dai servizi psichiatrici. Dopo ferragosto i vigili sono andati, i figli hanno resistito nel silenzio. Ieri i medici ci hanno riprovato, dopo altre sollecitazioni dei vicini (quel cattivo odore...) e con l'aiuto della polizia. Morale della favola. La povera mamma era già uno scheletro. I figli aspettavano la resurrezione del suo corpo. Le autorità competenti forse anche loro". Aggiungo soltanto che anche per la povera donna dimenticata in obitorio, il ritrovamento è stato reso possibile per l'intervento di alcuni vicini. Presi da curiosità, si sono recati all'ospedale ed hanno chiesto di vedere dentro le celle frigorifere... [Anno III, post n. 63 (440)]
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