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Publié le 26/02/2008 à 18:20
Par amontanari

Biondasanremo Ieri sera la televisione ci ha portato dentro un dramma di cronaca nera proprio nell'ora dei tg della sera. Siamo rimasti choccati.

Era uno di quei momenti-verità in cui crollano le finzioni dello spettacolo, e restano immagini confuse, parole incerte perché la notizia sta nascendo proprio in quegli istanti.

Da Gravina di Puglia, con quel ragazzino caduto nel pozzo che fa scoprire i cadaveri dei due bambini scomparsi quasi due anni fa, a Sanremo il passo è stato lungo, molto lungo.

Lo spettacolo dell'anno non poteva riuscire lo stesso di una serata normale. Ma quella di ieri non era una serata normale.

Per cui l'immagine più vera che abbiamo visto, è stata quella della presentatrice ungherese quando, nella sua commovente bellezza, ha pianto ricordando alcuni momenti della propria vita, ed ha detto di aver potuto lavorare in Italia soltanto sotto le mentite spoglie di domestica tuttofare.

Un altro momento-verità è venuto oggi da Walter Veltroni. Messo alle corde dalla gerarchia ecclesiastica, si è rivolto ai cattolici presenti nel suo partito ed ha loro rivolto un appello: "Dobbiamo convivere".
Per favore, diteglielo che i Pacs non sono mai stati approvati.

[Anno III, post n. 62 (439)]

Publié le 25/02/2008 à 19:04
Par amontanari

Bindi Se WV lancia Rutelli sul Campidoglio, Rosy Bindi butta giù dalla torre Emma Bonino.

Non usa perifrasi, ma il duro linguaggio di un'età politica che credevamo abbandonato nel 'nuovo' Pd.
Stamani su "La Stampa" Rosy Bindi ha dichiarato: "Lo dico da componente cattolica di questo partito: ho una grande stima di Emma Bonino e a lei chiedo di stare nelle nostre liste da ministro e non da radicale. Così come chiedo a Paola Binetti di stare nel Pd da democratica e non da cattolica. Penso che ci dovremo limitare un po' tutti",

Dunque anche Rosy Bindi ha fatto retromarcia. Ha premesso: "Lo dico da componente cattolica". Ovviamente, prima viene la fede e poi l'adesione politica. Soprattutto dopo il can can delle ultime ore.

Ha proseguito: a Emma Bonino "chiedo di stare nelle nostre liste da ministro e non da radicale". La radicale dimezzata, separata psichicamente fra due opposte funzioni, il ministro pd e l'antitetica fede radicale. Un caso da manuale psichiatrico quelle proposto dalla Bindi alla collega Bonino. La quale infatti sottolinea in una risposta che la richiesta avanzata a lei richiede di "praticare la schizofrenia" in una maniera impossibile.

Rosy Bindi ha concluso con un'altra affermazione ("chiedo a Paola Binetti di stare nel Pd da democratica e non da cattolica") che contraddice la premessa ("Lo dico da componente cattolica"). Perché la Bindi può essere cattolica e la Binetti no?
A questo punto va tutelata anche la Binetti, oltre che la Bonino, dalle 'pretese' di Rosy Bindi. Quando costei sostiene "Ci dovremo limitare un po’ tutti", sembra contraddirsi: lei fa la cattolica, ma non la può fare la Binetti così come non può essere radicale la Bonino.

Sull'intervento di "Avvenire", si veda nel blog di P.L.Zanata il post di questa sera: "La chiesa cattolica ha messo pesantemente i piedi sul piatto delle lezioni. Ancora una volta si e’ intromessa su vicende che appartengono alla vita di uno stato, quello italiano, che e’ bene ricordare e’ uno stato laico. Una ingerenza inammissibile."

Binettiimage001






Contro la presenza della Binetti nelle liste del Pd ("Se c'è lei non vi votiamo!"), è stata avviata una petizione nel blog "Bioetica" (curato da Chiara Lalli, nella foto sotto).

 

Lalli







[Anno III, post n. 61 (438)]

Publié le 24/02/2008 à 19:08
Par amontanari
Blog24022008 La campagna elettorale sta deragliando. Doveva essere all'insegna del 'volemose bene' veltroniano. Ormai è invece diventata un'arena infuocata.
Occorrerà che qualche mediatore intelligente s'incarichi di convincere le parti in campo che non giova a nessuno, tanto meno al proclamato bene comune, far degenerare la discussione in rissa.
Quando si legge la dichiarazione di mons. Elio Sgreccia rilasciata alla "Stampa" di stamane, si trema. Ha perfettamente diritto di affermare le ragioni della Chiesa e dei cattolici sulla vita. Ma non si può sintetizzare il discorso sul tema, come fa lui, con uno slogan che sbigottisce: la legge sull'aborto "è una norma che legalizza la soppressione di un essere umano".
Il problema a cui si ritorna inutilmente ogni volta, è sempre quello della laicità dello Stato.
Da una parte ci sono quelli che vanno alla ricerca dell'identità cristiana, su cui è sceso il sarcasmo di Ernesto Galli della Loggia nel suo editoriale di oggi nel "Corriere della Sera".
Dall'altra parte ci sono i cittadini che chiedono semplicemente l'affermazione della laicità dello Stato di cui dicevo, senza schiamazzi e senza vergogne per la loro posizione, più che legittima in base alla nostra Costituzione.
Galli della Loggia  osserva che in passato il "partito cattolico" non ha potuto impedire "un massiccio e per molti aspetti radicale processo di secolarizzazione". Quindi, i sogni odierni sono un po' fuori della storia del nostro Paese.
Ma lasciamo stare la discussione storiografica, sulla quale ovviamente quelli che sognano la rinascita del "partito cattolico" non possono essere d'accordo.
Veniamo al problema delle urne. Può la campagna elettorale essere volta all'insegna di questa drammatizzazione dei problemi morali, scoperti all'improvviso come cavallo di Troia per far passare, alla fine, soltanto una "grande coalizione" centrista? Non serve al Paese ed alle sue forze in campo gridare "al lupo, al lupo" non per cose nuove improvvisamente gettate sul tavolo verde delle urne di aprile, ma per leggi che possono essere oggetto di mediazioni, discussioni, miglioramenti. Ai quali non si arriverà mai partendo dal presupposto che la 194 "è una norma che legalizza la soppressione di un essere umano". Lo sapevamo che cos'è l'aborto. Perché ad esempio non si vuol parlare di prevenzione? Per lo stesso motivo. Anche qui verrebbe da mons. Greccia la stessa risposta: prevenire è commettere un delitto.
Allora il problema non è più politico. È che nella stessa Chiesa stanno imponendosi atteggiamenti ai quali certa parte del clero non crede, e su cui fa finta di essere d'accordo, per non essere punito.
Ma qui usciamo dal discorso delle urne bollenti, e mi fermo.

[Anno III, post n. 60 (437)

Publié le 23/02/2008 à 19:13
Par amontanari

23022008postBertinotti, Binetti, Bonino... Cominciano tutti con la lettera "b", i loro cognomi, ma all'appello del maestro, l'allievo Bertinotti non può rispondere. Gli altri sono in classe con tanto di giustificazione o raccomandazione che dir si voglia.
Invece Bertinotti è stato parcheggiato in qualche corridoio, nascosto alla vista della classe, perché potrebbe infastidire od indurre in tentazione con la cattiva compagnia con cui si ritrova.

Il maestro dalla penna ex rossa, Walter Veltroni, fa l'appello e pensa che prima di Bertinotti c'è un altro cognome con la lettera "b" che tanto avrebbe voluto nel suo registro, Berlusconi Silvio, ma lui non frequenta la scuola pubblica.
Un maestro privato va a casa sua tutte le mattine, gli fa recitare le orazioni, mica perché il maestro creda in Dio, ma soltanto perché così il buon Silvio può presentarsi da bravo cristiano per ricevere il meritato suffragio elettorale dalle folle oceaniche dei gazebo. E può apparire nel Tg5 (è successo anche oggi), nella gigantografia con il cupolone di San Pietro sullo sfondo come surrogato mediatico di chi sotto quel cupolone ci abita.

Il maestro Veltroni non può distrarsi in classe, perché quelle due allieve Binetti e Bonino non sono mica tanto docili. Non si sono tirate i capelli sinora, ma sono pronte a farsi qualche sgambetto.
La Binetti è molto attenta alle spiegazioni del maestro, scuote la testa, e sussurra: mica sono scema, alludendo a quella compagna di banco con cui ha poco o nulla da spartire se non la poca luce che viene dalla finestra.

L'allieva Bonino è stata accompagna a scuola dal padre putativo, Marco Pannella, di cui una volta si diceva, a casa di Veltroni, che se i comunisti mangiavano i bambini, i radicali ingoiavano in un solo boccone mamma e papà di quei bambini lasciati incustoditi sino all'arrivo dei famelici compagni.

Ci scommetto che un giorno o l'altro l'allieva Binetti farà partire  dai suoi amici, uno di quei fulmini che sono capaci di "ruinare" un bel pomeriggio di sole e di festa.
L'allieva Binetti è molto timida, una ragazzina seria, ma sapeste com'è corteggiata. Le dicono, papale papale, di prender su e d'andarsene via dalla classe del maestro Veltroni. Attenta che quello vi porta tutti alla scomunica. Pensate a chi ha fatto entrare in classe: ... quel signore attempato di Milano, come si chiama, ah sì, Veronesi: un miscredente, un ateo non devoto, uno scienziato soprattutto, pericoloso perché usa la testa, chissà che cosa combinerà...

Lei sa che è così (si dichiara "perplessa, smarrita e preoccupata"). Ma sotto i baffetti ride. "Buoni, buoni: lo frego io. Vedrete che batosta avrà sulla pagella elettorale il maestro Veltroni grazie alla mia presenza qui, nella sua classe".
Sul telefonino della Binetti arriva il messaggio del vescovo Antonio Lanfranchi, commissario Cei per l’evangelizzazione. Se la prende con "i 'testimonial' antiecclesiali che hanno sempre fatto battaglie contro i valori cristiani". L'alunno Veronesi con tratto delicato dice al maestro: "Non sono un anticristo militante". Lui gli risponde: "Bravo, continua così". Ma per il rumore della scolaresca e della campanella che suona, non ha neppure ascoltato le parole dell'alunno Veronesi.

[Anno III, post n. 59 (436)]
FONTE

anti_bug_fck
Publié le 22/02/2008 à 19:01
Par amontanari
Giovinezza Volevo fare una battuta ieri, parlando della questione di Ciriaco De Mita. Il quale ha detto di avere 80 anni ma di dimostrarne 65. Volevo rovesciare il suo ragionamento. Io ne ho 65 e mezzo ma me ne sento circa 80, per essere ottimisti: dato che le mie ossa osteoporotiche ne dimostrano non meno di 90...
Quella battuta l'ho sentita stamani alla radio, da un articolo di Adriano Sofri. Ne vado orgoglioso. Vecchio sono, ma ancora intelligente.

Quando le distinzioni fra le persone si fanno in base all'anagrafe, tira brutta aria. Avete presente quel motivetto, "Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza..."? Giovani, ma carne da cannone...

Quando ero ragazzo io, dovevamo rispettare gli anziani, metterci in fila. A 40 anni ero considerato ancora troppo poco anziano per poter scrivere qualcosa su di un giornale, perché in quel settore del quale m'occupavo io c'era il monopolio di un vecchio amico di famiglia che aveva la mia età attuale.
Quando ho cominciato ad insegnare a metà degli anni Sessanta, le madri cercavano di mettere i figli nelle sezioni dei professori anziani, perché non si fidavano di noi giovani.
Quando sono 'maturato' io, i discorsi si erano rovesciati: tutti giovani vogliamo, troppi i vecchi che ci sono nella scuola.
Dato che "nessuno nasce imparato", l'età dovrebbe essere anche una specie di garanzia circa le esperienze maturate, non soltanto il dato oggettivo equiparato alla senescenza delle cellule cerebrali...
Essere magari smemorati non significa essere del tutto imbecilli.

Dal post odierno di Irene Spagnuolo, come al solito bravissima, vedo che il limite anagrafico dell'età da rifiutare si è abbassato ulteriormente. Una signora di 43 anni è scartata soltanto per la data di nascita. Siamo alla più pura follia.
Non sono competente come Irene sulle cose che scrive, ma mi sembra appunto che costituire squadre di persone dai 18 ai 30 anni sia l'espressione demenziale di una 'politica' cieca. La quale non s'accorge che il 26enne fa presto ad arrivare a 30 anni: e dopo dove lo mandi, in mezzo ad una strada?

De Mita scartato per i suoi 80 anni. Ma il prof. Veronesi accettato con i suoi 83. Allora, caro Veltroni? Ma non bastava dire che del leader dc non frega nulla al Pd? E che non lo volevate quindi tra i piedi? Non discuto la scelta, ma la modalità con cui è avvenuta. Perché anche nella mia città ci sarà un candidato al Senato per il Pd di primo pelo, Sergio Zavoli, classe 1923!

Post scriptum. La polemica contro i vecchi nella società italiana, l'ha avviata su "Repubblica" del 14 luglio 2007 Gad Lerner, come segnalai nel mio post "Giovinezze" (stesso titolo che uso oggi...).
Nello stesso giorno, il prof. Giovanni Sartori sul "Corriere della Sera", circa la proposta di Carlo Azeglio Ciampi (eletto a 79 anni presidente della Repubblica), di far chiudere a 55 anni ogni carriera politica, osservava: "Ho conosciuto moltissimi maestosi imbecilli di tutte le età, così come persone che restano intelligenti a 90 anni".

[Anno III, post n. 58 (435)]