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Publié le 12/02/2008 à 18:26
Par amontanari
Oggi è uscito il libro che Tonina Pantanti ha scritto nel tentativo di riuscire a far luce sulla morte del figlio, il "Pirata" che aveva affascinato milioni di tifosi. Ieri sera la signora ne ha parlato con Antonello Piroso su "la7". Sfoderando quella grinta che certe donne genuinamente romagnole mostrano per vincere il dolore che le attanaglia.
Non mi occupo mai di vicende giudiziarie. Quindi non entrerò nel merito della questione che la signora Tonina offre al pubblico. M'interessa un aspetto. Quel grido di dolore per cercare giustizia, quella "Giustizia" che dovrebbe essere uguali per tutti, ma che in Italia finisce per essere troppo spesso una chimera.
Questa mattina su "La Stampa" è apparso un articolo del prof. Carlo Federico Grosso in cui si discutono vari aspetti del momento politico presente. Dal sospetto che la attuale legge elettorale possa essere addirittura dichiarata illegittima (con inevitabili conseguenze anche sul prossimo voto del 13 aprile), alle questioni derivanti dalla "vera e propria corruzione”, come "numerose indagini penali stanno evidenziando". Infatti, "nella gestione della politica quotidiana c'è una pratica diffusa di clientelismo, favoritismo, protezione dei famigli, tutela del clan, dei suoi componenti, degli amici. E' il trionfo del particolare in luogo del perseguimento dell'interesse generale".
Si chiede il prof. Grosso: "Repubblica italiana come repubblica fondata sull'illegalità, allora?".
Le vicende come quella della morte di Marco Pantani e della "corsa" della signora Tonina per conoscere la verità su di essa, inquietano anche se si vuole rimanere freddi davanti alle altrui emozioni. Inquietano non perché comportino un eccesso di clamore, ma perché l'ansia di una madre per arrivare a quel traguardo di verità, diventa parte di noi stessi, se vogliamo avere il senso della comunanza, dell'appartenenza ad una società 'civile'.
Ha scritto bene Franzo Grand Stevens, per un'altra questione, nella stessa pagina della "Stampa", in una lettera in cui si ricordava la risposta di Benedetto Croce a chi gli chiedeva, per atti burocratici, se fosse ebreo: "atto odioso e ridicolo", spiegava il filosofo napoletano, sarebbe stato quello di dichiararsi non ebreo "proprio quando questa gente" era perseguitata. Scrive Stevens che "non soltanto non bisogna essere vili ma non dobbiamo neppure essere pigri ed indifferenti".
Queste parole mi sembrano le migliori per inviare un saluto a "mamma Tonina", e dirle che la battaglia per la giustizia sulla morte del "Pirata" è anche la battaglia per la "Giustizia" in Italia. Ci riguarda tutti.
[Anno III, post n. 45 (422)] Fonte
Publié le 11/02/2008 à 18:23
Par amontanari
La dichiarazione del direttore di "Avvenire" Dino Boffo, rilasciata il 9 sera al Tg1 circa il partito dell'on. Casini, considerato l'unico interprete autorizzato dal Vaticano della "dottrina sociale cristiana", è criticata oggi da Gad Lerner su "Repubblica" con parole che non si possono non condividere.
Scrive Lerner che è chiaro il "disegno politico perseguito da Ruini", attuale vicario di Roma, e non più presidente della Cei ma con “l’anomalo ruolo di leader politico dei vescovi italiani": "Dispiace che la Chiesa viva con fastidio la nascita di due grandi partiti alternativi, all’interno dei quali i cattolici possano trovarsi a loro agio. Senza bisogno di rappresentanze parlamentari separate, che a me sembrano piuttosto dépendances curiali per cardinali appassionati di politica".
Il titolo dato dalla redazione al pezzo, è molto significativo: "La gamba tesa del Vaticano".
Una constatazione: sui campi di calcio in questi casi si fischia la punizione. Purtroppo tra Italia e Vaticano non esiste arbitro.
Anno III, post n. 44 (421)
Publié le 10/02/2008 à 18:39
Par amontanari
Da Spello Walter Veltroni ha lanciato il suo slogan elettorale: dare agli italiani "un Paese moderno, sereno, giusto e veloce" come loro lo sognano. Veltroni ha aggiunto: "La nostra intenzione è cercare di abbattere la politica che divide il Paese, non solo tra destra e sinistra, ma anche tra nord e sud, laici e cattolici. Il Partito Democratico è nato per unire l’Italia. Gli italiani vogliono altro, meritano altro, perché sono altro". Barbara Spinelli scrive oggi sulla "Stampa" a proposito di Barack Obama: "Obama non vuol piacere, anche se piace molto. Non vuole abolire l'alternanza, e se vuole conciliare destra e sinistra è perché ritiene ambedue inadatte. Nelle primarie ha detto cose impopolari, e la sua filosofia consiste nel dire, anche se sgradevole, la verità".
Walter Veltroni non può ritenere la sinistra, la "sua" sinistra, inadatta, come fa invece Obama. Anzi Veltroni la propone come "levatrice" della nuova storia italiana. Non per nulla la Spinelli premette alla parte che ho riportato, un accenno al fatto che lo slogan di Obama "Yes we can" ha ammaliato Veltroni, per aggiungere: «Chi fa propri i suoi slogan fa bene a saperlo» che appunto "Obama non vuol piacere..." etc. È disposto Veltroni ad accettare questa sfida "di non piacere", per creare il Paese che definisce sognato dagli italiani?
Continuando a fare una specie di vita parallela fra Veltroni ed Obama, va ricordato anche, come scrive la Spinelli, che "Obama è divenuto fenomeno grazie a una società per lungo tempo invisibile [...]: quella che s'informa e conversa su Intenet e nei blog". Infatti, sono stati «i blog e non il lavoro di sperimentati giornalisti» a smascherare le menzogne di Bush sull'Iraq. Sui blog Obama "ha dipanato le sue reti sociali"...
Esistono queste reti sociali anche in Italia? Ricordiamo il recente e maldestro tentativo di trasformare i blog in testate giornalistiche, introducendo quella che ho chiamato una nuova tassa. I blog sono più evitati che amati dai politici. I quali, mi pare, leggono soltanto i loro, ma non scandagliano la rete. Fatta eccezione per uno soltanto, quello di Grillo. Poi elevato a simbolo dell'antipolitica. Per accusare di farvi parte anche chi, da altre posizioni, rifiuta la spartizione partitica dello Stato.
Barbara Spinelli critica duramente il sistema informativo americano, gestito da "conventicole" che sentenziano sui gusti della gente. E si chiede da dove derivi "tanta scienza infusa": "Una realtà diversa vive nei blog, affastellando interessi che le élite giornalistiche neppure immaginano, ignorandole".
Sarebbe utile che su queste parole, i maestri di pensiero dei nostri politici riflettessero. Non vorrei che Veltroni come donna Prassede scambiasse il cielo per il proprio cervello. Ed alla fine, senza tener conto della realtà, sentenziasse che gli italiani sognano (vogliono?) "un Paese moderno, sereno, giusto e veloce". Anche gli italiani "raccomandati", quelli del "dì che ti mando io", quelli dei "baroni in cattedra" messi lì dai partiti allo stesso modo dei dirigenti sanitari garantiti dai gruppi di potere...?
Sul "Sole-24 Ore" di oggi, Salvatore Carruba critica i giornali stranieri per l'immagine che offrono della situazione politica italiana. E li accusa di "pigrizia": "Non capiscono, o fingono di non capire, che in realtà, in poche settimane, il quadro potrebbe essere cambiato radicalmente". Sì, potrebbe. Quindi per il momento non sono in grado, quei giornali, di giudicare quello che non c'è. Si aggiunga che forse quel giudizio "pigro" nasce dalle stesse conventicole di cui parla la Spinelli. Ignorando il nuovo che avanza.
Ma cos'è questo nuovo che avanza? Eugenio Scalfari offre una risposta nel suo editoriale domenicale su "Repubblica". All'inizio, addirittura smentisce preventivamente Carruba: "La funzione rinnovatrice del Partito democratico sull'intero sistema politico è talmente evidente che tutti gli osservatori e commentatori l'hanno colta e sottolineata." Alla conclusione del pezzo, l'entusiasmo cede il passo alla prudenza.
Scalfari prima si richiama al Pci che "ebbe gran peso perché la borghesia italiana fu percorsa sempre da tentazioni trasformistiche e/o eversive e non dette mai vita ad una destra liberale di stampo europeo". E poi scrive: "Il Partito democratico - così mi sembra - sfida oggi una destra demagogica e interpella quel poco che c'è di autentica borghesia produttiva affinché si schieri con le forze dell'innovazione che uniscono insieme i valori della libertà e dell'eguaglianza. Dipende da questa borghesia se il partito delle riforme avrà la meglio stimolando anche - se vincerà - la destra a trasformarsi non solo nelle forme ma nella sostanza".
Dunque la novità di un partito "di sinistra" dipenderebbe soltanto dal fatto che possa essere aiutato da "quel poco che c'è di autentica borghesia produttiva". La quale però sinora ha amoreggiato con Berlusconi. E che ora dovrebbe schierarsi "con le forze dell'innovazione". Ma quanto sono forti queste "forze" per attirare l'autentica borghesia? O piuttosto quanto esse sono deboli se hanno necessità di un soccorso da parte di altre forze che non sempre per tradizione e costume sono state "di sinistra" ?
Per ora siamo alle dispute tra Casini e Mastella da una parte e Berlusconi dall'altra. Interessante il giudizio espresso da Bruno Tabacci alla "Stampa": Veltroni ha fatto un passo in avanti, ma non sarà per caso soltanto "un'operazione di potere, in vista di cosiddette larghe intese?". Per le quali il Vaticano ha già infeudato Casini.
[Anno III, post n. 43 (420)]
Publié le 09/02/2008 à 18:34
Par amontanari
Quel rompiscatole di Casini (concetto che un tempo frullava nella testa di Berlusconi, 4.12.2006), quel Casini che aveva ucciso la Casa della Libertà (5.12.2007), ebbene quel Casini lì adesso riceve la benedizione del Vaticano.
La dichiarazione del direttore di "Avvenire", Dino Boffo al Tg1 di sabato 9 febbraio 2008, non lascia spazio a dubbi. Per gli "umori" che raccoglie (ovviamente alla Cei, ovvero presso il cardinal Ruini) Boffo può dire (ufficialmente): "A me pare che sia interesse dei cattolici, e che possa essere interesse anche dello stesso Polo, che sia salvaguardata la persistenza di un partito che fa direttamente riferimento alla dottrina sociale cristiana". Ovvero, bene fa Casini a restare da solo con il proprio partito, confluendo nelle liste del Cavaliere.
Aveva detto Ruini: "La Chiesa non detta l'agenda ai politici, ma chi lo fa? Sembra che nessuno riesca a dettarla e che l'agenda cambi ogni giorno". Aveva chiesto il cardinale segretario di Stato vaticano Bertone a Veltroni che i cattolici non fossero "mortificati" nel Partito democratico. Ruini prevale su Bertone. Prodi è stato fatto licenziare. Veltroni aveva confidato nell'aiutino vaticano, adesso Boffo svela quello che un mistero non era nemmeno prima. Da tempo scommetto che il prossimo governo sarà guidato da Casini. Ogni mossa di questi giorni mi conferma in quell'ipotesi.
Anno III, post n. 42 (419)
Publié le 08/02/2008 à 19:07
Par amontanari
Dunque, impari lotta tra Pd e Pdl. Forse ad Arcore si confida che una buona parte degli elettori di "sinistra" possa equivocare anche in virtù dei fattori anagrafici, e prendere fischi per fiaschi. Veltroni-Pd nelle urne diventerebbe così Berlusconi-Pdl.
Nel dopoguerra, nella mia città, la sinistra socialcomunista si presentò con un simbolo di lista che raffigurava il palazzo pubblico con la sua torre campanaria, spacciata alle anime candide per il campanile. Volete votare per la Chiesa, scegliete il suo campanile, dicevano in giro. E molti abboccarono.
La corsa alla rassomiglianza è in pieno svolgimento. Due partiti confluiti in una sola lista per il centro-sinistra? Due allora in una sola lista anche per il centro-destra! Oggi Veltroni, riferendosi alla lista unitaria tra FI ed An, ha detto che "il problema non è fare un maquillage", ma "avere coraggio". Perché "non conta il vestito ma la sostanza".
Come da copione, in stile "baruffe" goldoniane, immediate sono giunte le risposte. Per la serie, tanto bisogna passare il tempo, riempire i giornali, ed apparire in tivù. Gasparri ha detto che Veltroni deve rispettare il loro "sforzo". Capezzone, che forse la battuta di WV è autobiografica.
Sarà dura per tutta la campagna elettorale assistere a questi battibecchi, che mandano i "conservatori" in brodo di giuggiole. Stamani il direttore del "Corrierone" Paolo Mieli ha scritto che il Pd, "anche in caso di sconfitta potrà dispiegare una politica potente in grado di dare frutti molto prima di quanto si pensi". Sarebbe la prima volta che nella storia politica universale, uno sconfitto riuscirebbe a "dispiegare una politica potente". Non so immaginare come, ma dobbiamo credere alle parole degli "uomini d'onore".
Intanto, la vita scorre piena di contraddizioni. Il dramma dell'aborto ed il dolore delle persone sono stati resi canovaccio di una recita da sacra inquisizione che ha per protagonista il canonico apostolico romano Giuliano Ferrara. Ieri Concita De Gregorio su "Repubblica" ha trattato della "battaglia dei prematuri", raccogliendo due testimonianze, una madre ed una dottoressa. La quale ha spiegato che un neonato di 22 mesi ha un rischio di morte altissimo, "ma ancora più alto è quello di sopravvivere con handicap gravissimi. Se c'è una emorragia cerebrale il bambino sarà spastico. Se è di terzo grado sarà tetraplegico. Se l'ossigeno utilizzato ha danneggiato la retina sarà cieco".
Quel medico spiega che "è il neonato che decide". Se vivere o morire. Leggete quell'articolo. Come la storia della madre che racconta la vita di sua figlia, di due settimane. Come la dichiarazione di un altro medico: "Lo salvai ma oggi è cieco, ha difficoltà motorie, cognitive e relazionali. Ecco perché non lo rifarei". Sono vicende che meritano attenzione e rispetto, riassumerle non basta, l'articolo di Concita De Gregorio va letto integralmente.
Un altro elemento, per ultimo ma non ultimo: la questione dei rapporti fra Chiesa romana ed ebrei. Anzitutto c'è la preghiera che, con quelle sottigliezze formali considerate capolavori di teologia ma sostanzialmente gesti sempre pericolosi, passa dalla richiesta di conversione degli ebrei alla invocazione affinché i loro cuori siano illuminati e tutto Israele sia salvato assieme a tutti i cristiani. Poi c'è il blog cattolico con la lista nera dei 162 docenti universitari ebrei, accusati di "baronaggio sionista". Non occorre particolare perspicacia per comprendere come i due fatti, purtroppo, siano legati fra loro.
Ieri il papa ci ha rassicurati, l'Inferno esiste. Ne sono lieto, mi auguro che ci mettano molti, non tutti (so accontentarmi) di quelli che fanno il male al prossimo anche sotto le mentite spoglie della pietà e della cultura sacra.
Il papa ha anche invitato ad estendere il digiuno ai media: "Serve un digiuno dalle immagini e dalle parole. Abbiamo bisogno di un po' di silenzio. Abbiamo bisogno di uno spazio senza il bombardamento permanente delle immagini, di crearci spazi di silenzio per riaprire il nostro cuore".
I primi ad obbedirgli dovevano essere proprio quei cattolici che hanno pubblicato la lista dei docenti ebrei. Domanda: un gesto simile manda all'Inferno o guadagna punti per il Paradiso? La domanda è seria: si parla di un popolo che ha già sperimentato l'inferno delle camere a gas. Altro che maquillage della politica, e capacità di "dispiegare una politica potente" anche in caso di sconfitta. Per qualcuno ancora oggi le liste elettorali comportano pure le liste di proscrizione che hanno portato a quelle camere a gas.
[Anno III, post n. 41 (418)]
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