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Publié le 02/02/2008 à 18:38
Par amontanari
La politica italiana sembra uno di quei nidi mentali in cui si rinchiudono i bambini quando giocano agli adulti. Si fingono un mondo che non esiste, copiando quello dei "grandi", come le fanciulline che recitavano il rito del té, chiacchierando dei loro mariti... C'è uno spot delizioso in questi giorni alla tivù, con quella bimba che è stata vestita come una dolce signora di mezzo secolo fa.
La politica italiana sembra imitare anche quei nidi mentali in cui le malattie rinchiudono i vecchi, incapaci di guardare avanti, di osservare attorno, tutti presi nel delirio di un crudele presente che non li affligge nemmeno più, ma angoscia e fa soffrire chi sta loro vicino.
La politica italiana sembra aver perso il senso del tempo che passa, della storia che avanza, del mondo che ci circonda.
Cito dai giornali di oggi. Parole attribuite da Augusto Minzolini ("La Stampa") a Silvio Berlusconi: "Veltroni è un amico. Quelle cose che pensavamo di fare oggi, le faremo assieme dopo il voto".
Titolo del "Corriere della Sera": "Imprenditori e Chiesa, la Roma che tifa Rutelli" per la carica di sindaco, dopo le dimissioni previste per Veltroni.
Dalla "Repubblica": "Il problema dell'Italia è uno solo, ha i leader politici troppo vecchi". Parola di Jacques Attali, uomo di sinistra che in Francia collabora con il governo di destra, e dichiara al quotidiano romano: tutta l'Europa deve sviluppare "l'economia della conoscenza", per tentare di arrivare dalla crescita del 2 per cento a quel 5 segnato dall'economia mondiale. "L'economia della conoscenza", spiega Attali, comincia dalle materne e "coinvolge le università, i centri di ricerca, le piccole e medie imprese per sviluppare i prodotti, i settori di punta".
Noi, in Italia, ci balocchiamo con i leader che cambiano opinione ogni 24 ore. Smemorati o incoscienti? Ieri sera il presidente Giorgio Napolitano ha definito l'Italia "confusa e agitata". La diagnosi è molto severa, ma realistica. Alla Grande Malata nessuno vuol prestare le dovute cure. Sono tutti lì, gli "eredi", ad aspettare che tiri le cuoia per andare dal notaio a riscuoterne l'eredità?
[Anno III, post n. 35 (412)]
La "Rosa Bianca" in Italia c'è già. Da 27 anni. Dice un comunicato della sua presidente Grazia Villa: «Il cristianesimo libero e fedele dei giovani antinazisti, la loro resistenza interiore trasformata in azione politica non violenta, il coraggio di seguire la propria libertà di coscienza, l'assunzione di responsabilità fino al martirio, sono stati e continuano ad essere gli ideali, unitamente al personalismo comunitario, su cui si fonda e continua a crescere la nostra attività. Da oltre 27 anni organizziamo incontri estivi di formazione politica a cui hanno partecipato centinaia di relatori», di cui si legge nel sito www.rosabianca.org.
Paola Rosà e Paolo Ghezzi, autori libri sulla "Rosa Bianca" si chiedono in un altro comunicato-stampa: «Che c'entra il neocentrismo moderato con una gloriosa storia di radicalismo resistenziale? Come autori dei libri italiani sulla Rosa Bianca (l'ultimo, su Willi Graf, appena uscito, sarà presentato lunedì 4 febbraio a Novara e Milano dalla sorella dell'antinazista), invitiamo il senatore Baccini e l'onorevole Tabacci a ripensarci, visto che non sembra vogliano candidarsi a un eroico martirio. Ci sono tante altre "cose" bianche con cui etichettarsi, senza toccare le spine di una Rosa che, 65 anni fa, prometteva: "La Rosa Bianca non vi darà mai pace". Ma allora dovevano misurarsi con Hitler e Goebbels, non con Berlusconi e Casini...».
[Anno III, post n. 34 (411)]
Publié le 01/02/2008 à 18:57
Par amontanari
Il "morbus italicus" della politica è penetrato all'interno delle mura leonine. Destinato alla pensione per raggiunti limiti di età, il cardinal Camillo Ruini "resta in sella" a ben 77 anni per curare il progetto culturale della CEI, rivolto ad unire tutti i cattolici attorno a temi ecclesiali destinati a trasformarsi in argomenti politici da trasformare poi in leggi dello Stato. Questa è la morale della favola, proprio nel momento più critico della vita nazionale. La battaglia contro la legge sull'aborto ed i "dico" continua con chi l'ha avviata. Ruini non è messo da parte, e come i suoi colleghi laici (si fa per dire...) italiani, resta a dirigere gli affari spirituali della nostra Repubblica. Eminenza, ci scusi se ci permettiamo di esprimerle il nostro pensiero, su di un aspetto soltanto però delle tante questioni che lei deve quotidianamente affrontare. La dottrina ufficiale della Chiesa considera lecito soltanto il controllo della nascite con metodo naturale. Che non funziona. L'uso del preservativo per evitare contagi e non diffondere morte attraverso il sesso, è proibito. Nel Vangelo c'è scritto che non è l'uomo fatto per la legge, ma la legge per l'uomo. Per questo non capisco il divieto dell'uso del preservativo. In Spagna, i vescovi cattolici hanno attaccato il governo Zapatero, invitando i cittadini a non votarlo. Ieri il Partito socialista spagnolo, quello di Zapatero, ha risposto per le rime: è "immorale" che la Chiesa spagnola utilizzi il terrorismo per fare campagna elettorale. I vescovi, in vista delle elezioni politiche del marzo 2008, avevano formulato ai fedeli una serie di consigli, tra cui quello di non votare chi adotta come "interlocutore" un'organizzazione terroristica come l'Eta. Oggi pomeriggio la "vicepresidenta primera del Gobierno, María Teresa Fernández de la Vega" ha chiesto ai vescovi che rispettino la separazione fra Stato e Chiesa voluta dalla Costituzione, così come il governo spagnolo ha sempre fatto in questa legislatura. Pensierino diabolico. Parole simili in Italia si possono leggere soltanto in lingua spagnola. A nessun leader di governo nostrano verrebbe in mente soltanto di pensarle, non dico di pronunciarle. [Anno III, post n. 33 (410)] FONTE
Publié le 31/01/2008 à 19:05
Par amontanari
Tina Anselmi ha scritto ieri 30 gennaio una lettera a "Repubblica", il cui titolo chiarisce il contenuto: "Fango sulle istituzioni come voleva Gelli". Due brevi citazioni: l'esperienza compiuta durante il lavoro della Commissione parlamentare d'inchiesta sulla loggia P2, "mi spinge a vedere nella attuale crisi politica una grave situazione di emergenza democratica. Mi rendo conto che gli anni di Gelli e dei suoi compagni oggi appiano lontani, ma quanto lontani?". "Anch'io ho vissuto la stagione infelice di tangentopoli, e in quegli anni mi sono battuta a viso scoperto perché non si cadesse nel facile qualunquismo del così fan tutti". Non ho ascoltato o letto nessuna reazione al testo di Tina Anselmi. Forse i nostri politici che possono avvertire un'affinità con la sua presa di posizione, sono talmente pochi che nessuno li ha interpellati. O forse ha dato fastidio l'inizio della lettera, in cui Tina Anselmi dichiara di rivolgersi "a quei moderati che hanno a cuore" come lei "le sorti d'Italia, che rispettano le istituzioni e le regole democratiche e che sovente ho sentito dichiararsi discepoli di Alcide De Gasperi".
La verità è che in Italia c'è stato un periodo in cui molti si dichiaravano a gara "discepoli di Alcide De Gasperi". Ma nello stesso tempo essi non potevano aggiungere di rispettare "le istituzioni e le regole democratiche". Il risultato è sotto gli occhi di tutti. Grazie, Tina Anselmi di questa sua testimonianza. Anch'io sono sempre stato un moderato. Trovandomi anni fa catalogato da qualche imbecille tra gli estremisti, solamente perché ho cercato di rispettare "le istituzioni e le regole democratiche". Tutto nella vita è soggettivo. Basta non rubare per essere definiti fessi. Basta rispettare il prossimo per essere catalogati ingenui. Basta non rinunciare alla propria dignità per essere considerati dei piantagrane, in questo bel Paese in cui le strizzatine d'occhio non sono un tic occasionale, ma un'abitudine conventuale. [Anno III, post n. 32 (409)] FONTE
Publié le 30/01/2008 à 19:04
Par amontanari
Al festival della Terza Repubblica va in finale Franco Marini. Da questa sera è presidente incaricato non per formare un governo di transizione in vista delle elezioni, ma per trovare un accordo (per ora, almeno sulla carta, del tutto impossibile) per scrivere la riforma elettorale.
Alle 17:51 di stasera Marini ha dichiarato "So che nelle attese dei nostri cittadini c'è una attenzione forte alla modifica della legge elettorale". Scongelate dallo stile politichese, le sue parole dicono tanto: la vogliono i cittadini, quella modifica, ma non le forze politiche che condizionano la crisi. Ad occhio e croce, la missione di Marini appare disperata. Napolitano con la massima cautela ha fatto capire di non amare lo scioglimento anticipato delle Camere, a due anni dal loro insediamento.
Un tempo le parole di Marini avrebbero potuto ispirare fiumi d'inchiostro per distinguere il Paese reale dal Paese legale. Il primo attento ai problemi ed ai timori della vita quotidiana di tutti. Il secondo preso soltanto nelle proprie cerimonie, non sempre trasparenti. Quando un leader politico è assolto dall'accusa di falso in bilancio perché esso non è più reato in base ad una legge fatta quand'egli era presidente del Consiglio, dai dubbi si passa alle certezze. Quando si legge quello che si è letto in questi giorni, al Paese reale ed al Paese legale, dobbiamo aggiungere anche quello illegale che è avanzato a grandi passi, conquistando intere regioni. E questo Paese illegale accusa la Magistratura di guastare le istituzioni e quindi di distruggere lo Stato. Olè.
[Anno III, post n. 31 (408)]
Publié le 29/01/2008 à 18:46
Par amontanari
Annunciano il festival di Sanremo, edizione n. 58, con Pippo Baudo per la tredicesima volta presentatore, a mezzo secolo dall'esecuzione di "Volare", anzi di "Nel blu dipinto di blu". Tutto uguale o tutto diverso? Da spalla fungerà Piero Chiambretti, l'eccezione alle regole rappresentate da Baudo, che è l'incarnazione sublime dell'ufficialità. Sorridente ma capace di severità, spontaneo ma preparato al millesimo di secondo in ogni mossa, Baudo è uno che è nato col copione in testa. Se c'è lui, tutto funziona bene. Un nome, una garanzia. Sì, va bene. Ma è sempre il solito Baudo, l'altro sarà il solito Chiambretti, ci saranno due vallette bipartisan, una bionda ed una nera, ed amen. Le solite vallette. Insomma, tutto uguale.
Il rito delle consultazioni romane per la crisi di governo, sia detto senza offesa per nessuno, rassomiglia al festival di Sanremo. Tutto previsto, il copione non lo scrive Pippo Baudo, ma è quello da 60 anni a questa parte. Si era pensato qualche anno fa di risolvere il problema cambiando il sistema... Ovvero con un capo del governo scelto direttamente dagli elettori, eccetera eccetera. No, siamo ancora alla passerella all'uscita dallo studio di Napolitano, ai microfoni che raccolgono le dichiarazioni, agli articoli di giornale che cercano retroscena, e trovano soltanto il retrogusto amaro di una situazione senza uscita. Veltroni voleva mettersi d'accordo con Berlusconi, adesso il Cavaliere va per la sua strada, per cui gli italiani assistono ad un nuovo duello, infarcito di cose assurde (la marcia su Roma minacciata dal signore di Arcore) e delle relative smentite. Che se non arrivassero puntuali, farebbero insospettire.
Tutto qui. Ma tutto questo, il rituale delle consultazioni, delle dichiarazioni, delle interpretazioni, dei passi falsi e dei passi felpati, tutto ciò è un vecchio repertorio che sino a pochi giorni fa era rifiutato da quanti convenivano su riforme istituzionali, su snellimento delle procedure, e su tante altre belle idee che all'improvviso sono sparite.
Siamo tornati alla repliche. E come quando si rivede un vecchio film, si va avanti nelle battute, le sappiamo a memoria, magari sbadigliamo recitandocele sgraziatamente e con ironia. Se davanti a "questa" politica delle repliche sbadigliamo allo stesso modo, beh, allora non date la colpa a noi, signori del Parlamento.
La Roma di una crisi politica, anche di questa crisi politica, è come il festival di Sanremo, una cerimonia ripetitiva ed un po' noiosa. Ma Roma non è Sanremo, dev'essere diversa per forza di cose. La vita di ogni giorno non è fatta di canzonette. Esse debbono essere un intervallo, non costituire la trama di un'esistenza intera. L'Italia 2008, è senza governo, è senza idee. Tutti si sono rimangiato tutto quello che avevano detto. Hanno perso memoria delle loro parole. Insomma c'è sempre del comico anche in ogni momento drammatico. [Anno III, post n. 30 (407)] FONTE
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