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Publié le 30/01/2008 à 19:04
Par amontanari
Al festival della Terza Repubblica va in finale Franco Marini. Da questa sera è presidente incaricato non per formare un governo di transizione in vista delle elezioni, ma per trovare un accordo (per ora, almeno sulla carta, del tutto impossibile) per scrivere la riforma elettorale.
Alle 17:51 di stasera Marini ha dichiarato "So che nelle attese dei nostri cittadini c'è una attenzione forte alla modifica della legge elettorale". Scongelate dallo stile politichese, le sue parole dicono tanto: la vogliono i cittadini, quella modifica, ma non le forze politiche che condizionano la crisi. Ad occhio e croce, la missione di Marini appare disperata. Napolitano con la massima cautela ha fatto capire di non amare lo scioglimento anticipato delle Camere, a due anni dal loro insediamento.
Un tempo le parole di Marini avrebbero potuto ispirare fiumi d'inchiostro per distinguere il Paese reale dal Paese legale. Il primo attento ai problemi ed ai timori della vita quotidiana di tutti. Il secondo preso soltanto nelle proprie cerimonie, non sempre trasparenti. Quando un leader politico è assolto dall'accusa di falso in bilancio perché esso non è più reato in base ad una legge fatta quand'egli era presidente del Consiglio, dai dubbi si passa alle certezze. Quando si legge quello che si è letto in questi giorni, al Paese reale ed al Paese legale, dobbiamo aggiungere anche quello illegale che è avanzato a grandi passi, conquistando intere regioni. E questo Paese illegale accusa la Magistratura di guastare le istituzioni e quindi di distruggere lo Stato. Olè.
[Anno III, post n. 31 (408)]
Publié le 29/01/2008 à 18:46
Par amontanari
Annunciano il festival di Sanremo, edizione n. 58, con Pippo Baudo per la tredicesima volta presentatore, a mezzo secolo dall'esecuzione di "Volare", anzi di "Nel blu dipinto di blu". Tutto uguale o tutto diverso? Da spalla fungerà Piero Chiambretti, l'eccezione alle regole rappresentate da Baudo, che è l'incarnazione sublime dell'ufficialità. Sorridente ma capace di severità, spontaneo ma preparato al millesimo di secondo in ogni mossa, Baudo è uno che è nato col copione in testa. Se c'è lui, tutto funziona bene. Un nome, una garanzia. Sì, va bene. Ma è sempre il solito Baudo, l'altro sarà il solito Chiambretti, ci saranno due vallette bipartisan, una bionda ed una nera, ed amen. Le solite vallette. Insomma, tutto uguale.
Il rito delle consultazioni romane per la crisi di governo, sia detto senza offesa per nessuno, rassomiglia al festival di Sanremo. Tutto previsto, il copione non lo scrive Pippo Baudo, ma è quello da 60 anni a questa parte. Si era pensato qualche anno fa di risolvere il problema cambiando il sistema... Ovvero con un capo del governo scelto direttamente dagli elettori, eccetera eccetera. No, siamo ancora alla passerella all'uscita dallo studio di Napolitano, ai microfoni che raccolgono le dichiarazioni, agli articoli di giornale che cercano retroscena, e trovano soltanto il retrogusto amaro di una situazione senza uscita. Veltroni voleva mettersi d'accordo con Berlusconi, adesso il Cavaliere va per la sua strada, per cui gli italiani assistono ad un nuovo duello, infarcito di cose assurde (la marcia su Roma minacciata dal signore di Arcore) e delle relative smentite. Che se non arrivassero puntuali, farebbero insospettire.
Tutto qui. Ma tutto questo, il rituale delle consultazioni, delle dichiarazioni, delle interpretazioni, dei passi falsi e dei passi felpati, tutto ciò è un vecchio repertorio che sino a pochi giorni fa era rifiutato da quanti convenivano su riforme istituzionali, su snellimento delle procedure, e su tante altre belle idee che all'improvviso sono sparite.
Siamo tornati alla repliche. E come quando si rivede un vecchio film, si va avanti nelle battute, le sappiamo a memoria, magari sbadigliamo recitandocele sgraziatamente e con ironia. Se davanti a "questa" politica delle repliche sbadigliamo allo stesso modo, beh, allora non date la colpa a noi, signori del Parlamento.
La Roma di una crisi politica, anche di questa crisi politica, è come il festival di Sanremo, una cerimonia ripetitiva ed un po' noiosa. Ma Roma non è Sanremo, dev'essere diversa per forza di cose. La vita di ogni giorno non è fatta di canzonette. Esse debbono essere un intervallo, non costituire la trama di un'esistenza intera. L'Italia 2008, è senza governo, è senza idee. Tutti si sono rimangiato tutto quello che avevano detto. Hanno perso memoria delle loro parole. Insomma c'è sempre del comico anche in ogni momento drammatico. [Anno III, post n. 30 (407)] FONTE
Publié le 28/01/2008 à 18:11
Par amontanari
Nel 'bugiardino' dei prodotti farmaceutici c'è sempre un lungo elenco degli effetti indesiderati indotti dalle sostanze in essi contenute. Anche nei rapporti fra Stato e Chiesa in Italia, c'è un lungo elenco di effetti: desiderati dagli uni (il Vaticano) e indesiderati dagli altri, i laici. Per cui meraviglia chi si meraviglia di ciò. Succede dal 1870, dalla presa di Porta Pia, con il papa che si sentiva prigioniero, ed a liberarlo fu l'ateo devoto ante-litteram Benito Mussolini con i Patti lateranensi.
Pure adesso la Chiesa di Roma si sente con il bavaglio alla bocca: il papa infatti non può parlare alla Sapienza, per cui i buoni esponenti della miglior politica cattolica (ovvero quella del centro-destra) vanno a pregare in piazza San Pietro (come è successo di recente) per far vedere agli italiani di rito romano quali sono le facce da votare alle prossime elezioni, oscurando il ricordo di un Romano di nome, ovvero Prodi, trinariciuto e pericolosamente bolscevico provenendo dalla copia conferma di Stalingrado, cioè dalla città Bologna la rossa e la grassa, simbolo del peccato e della degradazione morale di un'intera nazione.
Oggi a meravigliarsi degli effetti desiderati dalla Chiesa, è stato addirittura il cardinal Camillo Ruini nel dialogo che sarà trasmesso questa sera da "la 7", ad "Otto e mezzo" di Giuliano Ferrara e Ritanna Armeni. Testuali parole del cardinale: "In Italia l'intervento della Chiesa ha un'efficacia maggiore rispetto a quanto avviene in altri Paesi più secolarizzati, ma non per questo è giusto parlare di una maggior ingerenza. Bisogna sfatare l'idea che in Italia ci sia una maggior attenzione della Chiesa verso la politica interna rispetto ad altri Paesi. Ciò non è vero".
Dunque, "un'efficacia maggiore" maggiore in Italia c'è ma non è merito o colpa della Chiesa. Ergo, è soltanto il frutto della sottomissione dei politici nostrani. Un'ammissione implicita così semplice ed evidente non era mai stata lasciata intravedere da un cardinale. Dobbiamo essergliene grati. Ma appunto perché chi conosce un po' di storie italiane, sa che la Chiesa sa anche usare i buoni uffici dei partiti per arrivare ai suoi scopi, per favore eminenza non si meravigli. Il Vaticano "non deve chiedere mai". Basta che desideri qualcosa e l'ottiene subito. [Anno III, post n. 29 (406)] FONTE
Publié le 27/01/2008 à 18:26
Par amontanari
Dopo l'immondizia di Napoli, non poteva mancare il marcio su Roma, testimoniato dagli episodi raccolti (in maniera indifferenziata) negli ultimi giorni: dai senatori che sputano ai colleghi di partito, sino ai partiti come quello diniano di soli "tre componenti tre", che si spaccano in altrettante opzioni di voto, per parità rispetto alla Storia: uno si astiene, uno vota a favore e l'ultimo non può che votare contro, guai si dicesse che ha copiato l'idea da uno degli altri due. Questa sì che è vera politica innovativa, da persone con gli attributi giusti al posto giusto nel momento giusto. Oggi il marcio su Roma si accresce con la minaccia della marcia su Roma. Milioni di italiani sono lì già con il bagaglio in mano pronti a partire verso la capitale, cingere in stato d'assedio i luoghi del degrado demo-pluto-massonico-prodista, per fare piazza pulita di tutto, eliminare i parassiti, ravvivare la fiamma della democrazia, accendere un cero in San Pietro e prendersi una benedizione del Santo Padre, già che si è lì e che qualcuno ti ha pagato il viaggio, i panini e le bibite al sacco. Oggi da Riva del Garda l'on. Silvio Berlusconi ha parlato chiaro: "Milioni di italiani si riverserebbero a Roma se non ottenessimo presto di andare al voto". Poi ha aggiunto: "Se all'interno di questa sinistra c'è qualcuno che vuole dividere con noi certe responsabilità, non saremo certo noi a dire di no". Se c'è questo qualcuno tra quelli di sinistra, si farà certamente avanti a viso aperto o di nascosto non c'è differenza, tanto poi arriva Veltroni a spiegare tutto con acuta dialettica politica, ed a metterci una pietra sopra, insomma una specie di condono per gli abusi politici. La prima questione sarà per questo qualcuno tra quelli di sinistra: come andare a Roma, in carrozza letto seguendo l'esempio di Benito Mussolini od in elicottero imitando il Cavaliere? E poi, niente panini e bibite al sacco, ma una suite in un albergo a quattro stelle come minimo. Magari con l'aggiunta di qualche stellina avvezza a far certe cose per lavorare in tivù, secondo la parola del Cavaliere. Per "dividere certe responsabilità" occorre prima condividere certi confort. E se anche la democrazia ha i suoi costi, perché pagarli di tasca propria dato che qualcuno lo può fare per te? E poi chi non ti dice che questa volta ad impartire la benedizione sia proprio lui, Silvio da Arcore canonico di rito ambosiano, affiancato dal chierichetto fogliante Giuliano Ferrara? [Anno III, post n. 28 (405)]
Publié le 26/01/2008 à 18:19
Par amontanari
Quanto sta avvenendo in questi giorni, con l'inaugurazione dell'anno giudiziario nelle varie sedi (ieri a Roma con il dimissionario premier Romano Prodi ministro ad interim), è il solito rito. In cui si ripetono nel fasto della cerimonia le solite cose di tutti gli anni.
Desta scandalo se negli Uffici del Catasto c'è un'autoregolamentazione di chi vi accede per rendere tutto più tranquillo. Per vedere una scena inquietante di autoregolamentazione in mezzo ad una confusione da ora della ricreazione nella più inquieta scuola e con i peggiori allievi in campo, andate ad assistere ad un'udienza di un giudice di pace. In un tribunale come in quello dove ho accompagnato l'anno scorso un amico.
Tra queste scene a cui assistiamo ogni giorno, e credo in ogni parte d'Italia, di caos, di inefficienza, di smarrimento del cittadino "non potente" davanti alla Legge (che per qualcuno è sempre più uguale che per tutti gli altri); tra queste scene inquietanti e spaventose, e le cerimonie eleganti, barocche con gli ermellini sulle spalle, i tocchi in testa, e le mazze esposte su cuscini cremisi, c'è di mezzo un Paese smarrito. Quel Paese siamo noi.
Un Paese in cui il ministro della Giustizia si è dimesso contro la stessa Giustizia. Ed in cui il suo sostituto ad interim e dimissionario con tutto il governo è Romano Prodi che ieri ha dovuto parlare al "Palazzaccio" di Roma. Il suo discorso è stato troppo legato alla contingenza: "Se i magistrati fanno loro mestiere non c’è nessuna supplenza, ma solo esatta applicazione della legge e allora non conta e non può contare il fatto che siano colpiti anche i politici, al pari di ogni altro", ha detto per poi aggiungere: "Se però si verificasse che alcuni magistrati utilizzano gli strumenti dell’investigazione e dell’azione penale fuori dai canoni strettamente previsti dalla legge, magari con l’intenzione di ovviare a veri o presunti difetti del funzionamento del sistema politico e amministrativo o in casi di carenza di controlli o insufficienza dei meccanismi di responsabilità, allora saremmo di fronte a fenomeni ben più gravi, di vera e propria distorsione, per non dire di eversione del tessuto istituzionale".
Il discorso di Prodi non mi è piaciuto. C'era già stato, come fatto negativo, l'applauso parlamentare bipartisan a Mastella a mettere sotto accusa i magistrati. Non sta ai politici (nella fattispecie il presidente del Consiglio) trattare dei rapporti fra loro (parte in causa) ed i magistrati. E Prodi sa bene perché.
Allo stesso modo considero fuori 'tono' il commento del vicepresidente del Csm, Nicola Mancino, secondo cui non vi erano le condizioni per poter sottoporre agli arresti domiciliari la moglie di Mastella. Non spetta ad un vicepresidente del Scm parlare di ciò con la stampa. Invece mi è parso esagerato il commento del presidente della Giunta siciliana, che ha detto di essersi dimesso per "umiltà". La parola "dovere" era molto più semplice e realistica. Ma l'arte della politica è anche quella di usare parole che sembrano sbagliate, mentre sono il giusto ritratto di una classe che non soltanto si sente diversa, ma lo è rispetto ai normali cittadini.
Uno dei fattori maggiori della crisi politica che stiamo attraversando è proprio quello della Giustizia. Prodi pensava ai cinque anni come tempo su cui 'spalmare' anche provvedimenti come il conflitto di interessi. Il governo ha chiuso prima, ed il conflitto d'interessi non è stato toccato.
Ripropongo al proposito quanto Piero Ottone ha scritto il 21 novembre su «Repubblica» nel finale di una "Lettera a Berlusconi": "Pensi solo alla tua persona, al tuo successo, alle tue vendette. […] Confermando così che la tua avventura è stata, per il nostro paese, un immane disastro". Quella stagione sta ritornando. I brindisi che sono stati fatti al Senato dopo la 'caduta' di Prodi non erano dovuti alla sete di Giustizia. [Anno III, post n. 27 (404)]
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