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Publié le 25/01/2008 à 18:34
Par amontanari
Tgcom Hanno definito una "porcata" la legge elettorale che hanno scritto quando governavano loro. Torneremo al voto con quella stessa legge, con loro che da opposizione diventeranno maggioranza.
Sono scene di ordinaria follia, sono momenti di un eterno carnevale in cui chi comanda permette al popolino di divertirsi, ridere e deridere. Proprio come ai tempi del papa-re e della statua di Pasquino, luogo della licenza verbale e della satira. Tollerate dal potere però, nella Roma ottocentesca, soltanto in quei giorni di baldoria del carnevale.

Ma la Roma repubblicana che festeggia i 60 anni della propria Costituzione, nata non in un dibattito guidato da Bruno Vespa, bensì dalle macerie di una guerra mondiale ed anche civile, questa Roma repubblicana non ha un guizzo d'orgoglio, un colpo di genio, un istante di follia per dire che, signori, dovremmo essere persone serie almeno al Senato, almeno quando la televisione è collegata in diretta. Poi facciano quello che vogliono,  i  signori senatori, vadano dove vogliono, ma abbiano il senso del ruolo. Per pochi minuti, davanti al Popolo che li ha eletti e grazie al quale (ed alla cui faccia) vivono una vita privilegiata.

La stanca ripetizione della favolette per addormentare la gente, concentrate sul Prodi causa di tutti i mali passati, presenti e futuri della Repubblica, non è degna nemmeno delle persone che ce le offrono.
L'affarismo denunciato a Nord ed a Sud, nelle giunte regionali di destra o di sinistra, le carriere sigillate e garantite ad amici e nemici da tenere buoni, sono episodi che si leggono, anche se raramente, ma si leggono.

Nel calendario politico della crisi, speriamo che presto il carnevale spensierato ceda il passo alla riflessione 'quaresimale' sul futuro comune.
Prodi ha dato il primo esempio positivo, dicendo: "Se si perde in parlamento anche solo per un voto, vuol dire che questo schema ha perso. Farò il nonno".
Nel carnevale romano, nonno Romano è l'unico che non si è messo la maschera. Ed ha salvato come sempre la dignità non soltanto personale, ma delle istituzioni alle quali ha dedicato il suo lavoro. Non è problema, adesso, di elencare i suoi errori di tattica o di strategia. Lui, come quella parte del Paese che è consapevole della realtà presente, è vittima di uno scippo.

Adesso, anche tutto il Pd e il suo segretario Veltroni debbono girare senza maschera. Il primo risultato Walter lo ha ottenuto, con poca fatica e molta collaborazione da parte dell'opposizione, appunto la caduta del governo Prodi.
Il secondo risultato sarà di riconsegnare l'Italia al signore di Arcore. Che dovrà assumere un secondo nome, accanto a Silvio. Quel secondo nome è Lazzaro. Resuscitato pure lui, il Cavaliere: quando le liti in famiglia lo stavano defenestrando. Gran bel colpo, signor sindaco di Roma. Ma questo non è uno scherzo di carnevale.

[Anno III, post n. 26 (403)]
FONTE
Foto da TGCom

Ecco il post apparso ieri.

Sabelligerini Non ci resta che ridere?
Per mail mi arriva questo fresco commento di Claudio Sabelli Fioretti (nella foto con la splendida Claudia Gerini in "Marchette") che ripropongo agli amici lettori, sulla divisione sorta nel gruppo diniano (tre senatori tre): "Che esistano i diniani a me pare già una cosa eccezionale, ma che i diniani si dividano in diniani che votano per Prodi e diniani che votano contro Prodi è veramente un mistero glorioso. Ma dobbiamo ancora meravigliarci di qualche cosa in questi giorni? Sono i giorni in cui un ministro cerca di far cadere il suo governo per motivi di famiglia. E dice anche: “Ho dato una lezione di stile”. E dice anche che prendersela con un segretario di partito equivale ad un attentato alla Costituzione. E nel frattempo il senatore Turigliatto, comunista, dice che lo mettono sotto torchio perché è di sinistra e conferma di essere una persona coerente e voterà per far cadere il governo Prodi".

Aggiungo un mio debol parere: più che glorioso, la faccenda dei dianiani dilaniati, è un mistero doloroso.

Tg3 Resta un mistero anche la scena di quel giovane che ieri sera ha interrotto il TG3.
Per non farlo inorgoglire tacciamone il nome, ora e sempre. Ma in un Paese dove tutto dev'essere autorizzato dalli Superiori, com'è possibile che sia lasciato infastidire i giornalisti al lavoro, quel 'signore' che oltre a boccacce e a gesti puerili non sembra aver donato altro alla cultura della Patria?
Non ci resta che ridere. Quel bravo ragazzo, ed i senatori diniani dilaniati sono tutto quello che lo "stile italiano famoso nel mondo" oggi sa offrire al mercato internazionale delle idee.

 

Un post da leggere sul tema della laicità in alatere.blog.kataweb.it.

 

 

Publié le 23/01/2008 à 18:36
Par amontanari

Ballaro Noi uomini ci crediamo astuti. Cerchiamo sempre di ridurre i fatti entro una formula. Ma non serve a nulla perché la Storia, come la ragione hegeliana, ha le sue astuzie che perfidamente smentiscono i discorsi e le formule in essi contenuti. Se ne è accorto benissimo il presidente Giorgio Napolitano che ha celebrato oggi il sessantesimo anniversario della Costituzione. Ma oggi si è anche scritta una delle pagine meno decenti della storia di uno Stato nato con quella e da quella Costituzione. Con la premessa della crisi di governo.

Di "acuta crisi e incertezza politica" ha parlato Napolitano nel suo messaggio alla cerimonia del sessantesimo, aggiungendo di conoscere "i motivi di inquietudine e di sfiducia che serpeggiano tra i cittadini".
Le leggi non sono osservate, c'è "scarso rispetto delle istituzioni ma anche di scarso senso del limite dei rapporti tra le istituzioni, di indebolimento dello spirito civico e in ciascuno del senso delle proprie responsabilità".

Insomma siamo un Paese allo sfascio, e la diagnosi non viene dall'anti-politica di Beppe Grillo, ma dallo stesso presidente della Repubblica.
Il quale ha concluso esprimendo "allarme per ogni smarrimento dei valori essenziali come quello della tolleranza e della libertà di confronto tra le diverse posizioni di pensiero". (Ha visto ieri sera "Ballarò" con lo scontro violento Pecoraro Scanio-Casini?)

Per la verità, forse quei "valori essenziali" noi in Italia non li abbiamo mai conosciuti e praticati. Né nel dopoguerra né in anni più recenti.
Non credo di fare affermazioni anti-politiche o come si diceva un tempo qualunquistiche, sostenendo che le uniche intese partitiche si sono registrate negli affari, nelle spartizioni dei posti, nelle manovre sottobanco.
E non si dimentichi che proprio la 'confusione' delle ultime settimane (dal caso Bassolino a quello Mastella) nasce proprio in questo contesto, cioè dalla gestione della politica intesa come esercizio di potere e non di servizio.

Purtroppo le parole di Napolitano resteranno un accorato esercizio di nobile retorica politica, mentre tutto attorno rotola in un marasma ridicolo, come dimostra il fatto che Berlusconi ha annunciato il passaggio di Mastella nella Casa dalle libertà, incassando immediatamente la smentita dello stesso Mastella.
La Costituzione è tutto, va bene ricordarla, ma bisognerebbe farla rispettare ed attuare. Chi l'ha vista, in questi giorni? Cercasi disperatamente. Segni particolari, lividi su varie parti del corpo.

[Anno III, post n. 24 (401)]
FONTE

Publié le 22/01/2008 à 19:06
Par amontanari

Usa Hillary e Obama hanno litigato in diretta tivù. Beati loro, viene da pensare, facendo un confronto con l'Italia dove le "primarie" per il Pd sono state sufficientemente blindate. Un solo esempio. Il 27 settembre scorso ho citato una lettera di PierGiorgio Gawronski che a Genova non aveva trovato un consigliere che vidimasse la sua lista.

Beati loro, anche riflettendo sulla crisi di governo che si annuncia allegramente con le parole di Mastella: "Tra l’amore della mia famiglia e il potere scelgo il primo".
Mastelladue
Siamo sicuri, e ce ne rallegriamo con lui, che non gli mancheranno in futuro né l'amore della famiglia né il potere. Anzi, il suo gesto che sta scuotendo la vita politica nazionale, gli procurerà benemerenze utili alla futura gestione di quel potere a cui mostra di aver rinunciato.

Beati loro, Hillary e Obama perché appunto hanno litigato in diretta tivù, davanti a tutti. Prodi non è riuscito a parlare con Mastella al telefonino. Per cui ha potuto sottolineare che i governi "nascono e cadono in Parlamento e non attraverso le agenzie di stampa".

Beati loro: ma, e noi poveri cittadini che andiamo a votare, e vediamo stracciato l'esito delle nostre scelte, non per eventi politici generali ma soltanto a causa di fatti personali? Alziamo le mani e ci arrendiamo.
L'on. Mastella ha portato alla cosiddetta antipolitica una dose "da cavallo". Il corpo della Repubblica è molto stressato. Il ricostituente non sta in nuove elezioni, in una crisi del sistema fatta balenare all'orizzonte, mentre il quadro economico internazionale è molto, ma molto oscuro.
Il dilemma di Mastella, amore della famiglia o potere, non ha preso in considerazione il senso del dovere verso le istituzioni, verso il Paese che anche lui, seppure con non molti voti, rappresentava ed incarnava in una delle sedi più prestigiose, quella di ministro di Grazia e Giustizia.
Che cosa diranno i posteri di un ministro della Giustizia che si dimette per protestare contro la stessa Giustizia?
E se poi con un nuovo governo, magari guidato da Pier Ferdinando Casini, gli affidassero proprio lo stesso ministero di Grazia e Giustizia?

 

[Anno III, post n. 23 (400)]
FONTE

anti_bug_fck
Publié le 21/01/2008 à 18:01
Par amontanari

180pxbenoit_xiv Tanto per suggerire l'idea che la Storia ha sempre un suo peso, e che se si parla di Galileo, bisogna pensare ai tempi di Galileo e non al modo per scalzare Prodi. Che occorre non far finta di niente soffermandosi soltanto sull'oggi, sulle polemiche pretestuose, sui discorsi dei politici che sanno tutto di niente e niente di tutto...
Così tanto per rinfrescare la memoria che ci sono stati papi che hanno criticato l'Inquisizione e nessuno li ha mandati all'inferno, anzi i posteri li hanno ascoltati con attenzione (cosa diversa dalla deferenza odierna verso il papa contemporaneo, che è attenzione pelosa come la cosiddetta carità pelosa...).
Tanto per far vedere che la discussione di certi argomenti come l'Inquisizione è un argomento che fa parte della storia ecclesiastica, ecco un piccolo episodio che ha per protagonista Benedetto XIV, il bolognese Prospero Lorenzo Lambertini, papa dal 1740 al 1765.
Papa Lambertini, un tempo noto per una commedia di Alfredo Testoni interpretata nella parte del protagonista da Gino Cervi, nel 1748 riconobbe il "libero commercio", dichiarando come la sua proibizione nel passato fosse stata eseguita dalla Inquisizione «con tale asprezza» da rovinare le «povere» famiglie di «buona parte de’ Possidenti, coloni e contadini».
FONTE
[Anno III, post n. 22 (399)]

Publié le 20/01/2008 à 18:19
Par amontanari

Papa20012008 Il papa ha detto all'Angelus: "Andiamo avanti in questo spirito di fraternità, amore per libertà e verità e impegno comune per una società fraterna e tollerante".
Da cristiano battezzato mi chiedo umilmente: Benedetto XVI si rivolgeva soltanto ai presenti (tra cui molti politici) od era il suo un discorso diretto a tutti ("Urbi ed Orbi")?

Perché se parlava soltanto ai presenti, intervenuti a difendere un papa dichiarato (dai politici plaudenti in piazza San Pietro) vittima di una persecuzione ideologica, allora quelle parole hanno un significato limitato e circoscritto come risposta alla protesta fatta lì strumentalmente, contro qualcuno che lì non c'era.
Come per dire: ci è stato impedito di parlare all'ateneo, ma noi non rispondiamo con le stesse armi perché vogliamo "una società fraterna e tollerante". Noi sì che siamo buoni e bravi.

Se il discorso era rivolto a tutti, presenti ed assenti, alla società nel suo complesso, allora l'impegno comune per una società fraterna e tollerante" va spiegato a quanti, "in partibus fidelium" (e non "infidelium") usano toni poco fraterni e tolleranti, come quel sacerdote che dirige una radio cattolica e che ha definito cornuti diabolicamente i professori "protestanti" della Sapienza.

Resto convinto che nessuno abbia offeso il papa con le critiche sul caso Galileo. Questo aspetto è accantonato da tutti gli interventi vaticani.
Il cardinal Ruini ha detto una cosa grave: "La Chiesa non detta l'agenda ai politici, ma chi lo fa? Sembra che nessuno riesca a dettarla e che l'agenda cambi ogni giorno".
(Su Ruini, si legga Barbara Spinelli nella "Stampa" di oggi: "Ci si racconta la storia di una Chiesa perseguitata, prendendo in prestito il linguaggio dell’esperienza ebraica; si denuncia e si irride la stasi della politica. In questo Ruini ha comportamenti sovversivi che singolarmente lo apparentano alla figura di Berlusconi".)
Il cardinal Bagnasco ha aggiunto con "Repubblica" che l'Italia ha bisogno di serenità, e che occorre evitare che "la polemica continua finisca per far dimenticare i veri problemi della gente". Come per dire: le chiacchiere accademiche sulla scienza non servono e non interessano a nessuno.

A questo punto il dialogo tra Chiesa e Stato è soltanto il caloroso ammiccamento plateale con forze governative ed opposizione. Leggendo che la Lega rivendica le radici cristiane dell'Italia, dopo aver celebrato i riti al dio Po, viene non da ridere ma da piangere. I politici trasversalmente ascoltano il Vaticano, e si fanno dettare da esso l'agenda, per dirla con Ruini.
Ma tutto ciò a chi giova? Nè alla Chiesa né allo Stato. La preziosa eredità di Giovanni Paolo II sta andando in fumo. Sotto il suo pontificato non avremmo avuto una situazione simile. Benedetto XVI, ha scritto oggi Barbara Spinelli, è "un Pontefice che sta mostrandosi incapace di sintesi, di delicatezza istituzionale. Di volta in volta Benedetto XVI aderisce a una corrente o all’altra della gerarchia, senza anticipare proprie soluzioni alte e meno italiane. Un giorno s’infiamma contro il 'degrado' di Roma, e ventiquattr’ore dopo descrive una città accogliente e ben governata".

In un bell'articolo sul "Corriere della Sera", Claudio Magris spiega oggi "Il senso del laico". In cui inserisce anche il "ridere e sorridere anche di ciò che si ama".
In questi giorni nessuno ha riso e sorriso tra i sostenitori politici del papa, in fremente attesa per la prova di forza di stamani. Seri, serissimi, imbronciati, tutti lì a tessere la trama di un'Italia barbarica, ostaggio di pochi ignobili studiosi e di quattro gatti di studenti ignoranti che urlavano al vento. Ma dove si nasconde quest'Italia che loro ci descrivono? Soltanto nelle loro teste.

Una certezza: "Senza Stato laico, che garantisca cattolici e non cattolici, atei e agnostici, avremmo in Europa guerre di religioni, intolleranze, pogrom" (B. Spinelli).