5 connectés
69811 visiteurs
|
<
|
Nov. 2009 |
|
| L |
M |
M |
J |
V |
S |
D |
| | | | | | | 1 | | 2 | 3 | 4 | 5 | 6 | 7 | 8 | | 9 | 10 | 11 | 12 | 13 | 14 | 15 | | 16 | 17 | 18 | 19 | 20 | 21 | 22 | | 23 | 24 | 25 | 26 | 27 | 28 | 29 | | 30 | | | | | | |
|
Publié le 01/11/2009 à 17:06
Par amontanari
"Il sovrano impostore" difeso da Marcello Veneziani. Sul "Giornale" di famiglia... Divertente il pezzo odierno di Marcello Veneziani ("il Giornale"). Secondo cui "il Corriere dei professori" licenzia il premier. La colpa è tutta del fondo di ieri del prof. (appunto) Giovanni Sartori, dove si facevano i conti alle urne delle elezioni politiche. Grazie al cielo l'articolo di Sartori non è stato definito "il conto della serva".
Sartori ha sostenuto, citando un altro prof., Ilvo Diamanti ("ma di Repubblica"), che il partito del cavaliere (partito che non si può nominare, altrimenti ci arriva un'altra diffida...), nelle elezioni del 2008 ha ottenuto il 28,9% di voti degli aventi diritto. Quindi ha demolito la tesi di chi, come Berlusconi, dichiara di avere una maggiorana assoluta del 51% come minimo...
L'altro punto importante del pezzo di Sartori riguarda la cosiddetta Costituzione "vivente", non quella scritta. In base alla "vivente", Berlusconi vanta un primato su tutti i ministri, negato dalla Corte costituzionale.
Sartori ha scritto che questa Costituzione "vivente" in Italia non è mai stata messa in pratica. E' la verità. Che non piace, per cui oggi Veneziani ha cominciato allegramente il suo pezzo così: "I principi regnanti della stampa italiana, Sua Maestà il Corriere della Sera e la regina consorte, la Repubblica, citandosi a vicenda, hanno colpito al cuore il sovrano impostore, Silvio Berlusconi, dimostrando che il popolo non è con lui".
In Italia c'è poca attenzione a questi problemi di diritto costituzionale, considerati non soltanto noiosi ma pure superflui. Il che non corrisponde alla realtà dei fatti. Perché nessuno può inventarsi interpretazioni di norme a proprio piacimento ed a proprio vantaggio come sta tentando (speriamo inutilmente) di fare Berlusconi.
[01.11.2009, anno IV, post n. 318 (1038), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 31/10/2009 à 15:30
Par amontanari
Sfogliando la Margherita dà l'addio a Bersani e gli dice che è un vecchio comunista. Sembra Berlusconi Lo strappo, intitola oggi il "Corrierone" annunciando che Rutelli lascia il Pd: "Questo non è il mio partito". Un partito che non è mai arrivato, ovvero "mai nato", confessa Rutelli a Marco Cianca.
Inevitabile, verrebbe da commentare. Ma inevitabile non da oggi, bensì dall'altro ieri. Da quando cioè lo stesso Rutelli s'era orientato verso il Pd, non vedendo che per compagni di strada aveva quei personaggi che ora giudica scomodi perché nel loro sangue politico hanno le cellule di Pci, Pds, Ds.
Se n'è accorto soltanto ora. Il Pd è nato dall'incontro di due chiese, quella comunista e quella democristiana. Punto e basta. Adesso siamo al bere od affogare, lo dimostrano i tre milioni di partecipanti alle primarie. Finora Rutelli è stato un vertice del Pd, da oggi gli spara a palle incatenate.
La Margherita non rispunterà, promette Rutelli. Ma lo dice fuori tempo massimo. Il suo addio doveva scattare prima delle primarie. Sarebbe stato meno melodrammatico e più serio.
Rutelli è stato atteso sull'uscio del Pd da Casini che mira a prendere assieme a lui 5 milioni di voti. Ma ad occhio e croce, in linguaggio impolitico, forse mettere d'accordo due partiti moderati risulterà alla fine un'impresa non troppo facile, se non verrà un aiuto esterno, magari da Fini. Per arrivare allo scopo, abbattere il partito del cavaliere.
Fra ex dc sanno comprendersi, ma anche terribilmente mettersi in competizione (il verbo odiarsi è forte ma non fuori luogo). Due partiti, uno di Casini ed uno di Rutelli, a quante correnti sapranno dar vita?
Adesso siamo curiosi di sentire quanti Margheritini che seggono in parlamento si schiereranno con Rutelli. Molti sono di antica fede democristiana lavata in quella retorica del "bene comune" che li portava a decretare il superamento della divisione fra destra e sinistra. Il progetto di questo centro che vorrebbe condizionare tutto e tutti, non dà loro ragione, gli offre solamente una nuova casa dove trovare ristoro. Se c'è un centro, ci debbono essere anche le altre zone politiche che quel centro vuol riassumere o superare.
Sfogliando la Margherita, Rutelli dà l'addio a Bersani e gli dice che è un vecchio comunista. Sembra Berlusconi. [31.10.2009, anno IV, post n. 317 (1037), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 31/10/2009 à 13:30
Par amontanari
Bertoldo fa sapere che anche raccontando cose comiche (in apparenza), si può essere seri. Il Principe lo ha picchiato, lo ha carcerato, Bertoldo è in attesa di giudizio... Per qualche giorno non racconta che cosa avverrà al processo immaginario fra lui ed il Principe.
Le cronache invece narrano di un ragazzo ridotto in fin di vita, poi carcerato, poi morto.
Bertoldo sa essere serio. Non si considera un buffone. Sa che molte persone serie sono dei buffoni, e non si fermano mai. Sino a che arrivano al capolinea dove si trova soltanto il cadavere di un innocente. Massacrato di botte. A cui i medici non hanno guardato la faccia, perché lui la nascondeva sotto il lenzuolo. [31.10.2009, anno IV, post n. 316 (1036), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 30/10/2009 à 17:26
Par amontanari
Adesso tirano in ballo anche Gasparri (in freezer dal 1996...). C'è in corso una manovra ben orchestrata Il clima è quello che si dice da "basso impero", quale triste se non spaventosa conclusione di un ciclo storico. Il guaio è che noi ci siamo dentro sino al collo, inseguiti dalle notizie di "nera". Dal giovane morto in circostanze misteriose dopo un arresto, sino alla "novella" sul ministro Gasparri che sta in freezer dal 1996, e che è tornata in tavola giornalistica stamani...
Fateci caso, la vicenda Marrazzo è scoppiata alla vigilia delle elezioni primarie del Pd. Venerdì 23 alle 19, il buon Emilio Fede ha fatto un tg nel suo stile, ma più disgustoso di tutti gli altri. E poi non ci vengano a dire che è stato soltanto un caso.
Parliamo invece di una manovra ben orchestrata. Da quanto tempo c'era la faccenda del video di via DeGradoli? Ebbene salta fuori proprio poco prima delle urne della cosiddetta "sinistra" per la scelta del nuovo segretario.
Non crediamo alle coincidenze. Adesso cercano "chiappe d'oro". Allegria, niente di nuovo sotto il sole. Mille anni fa un principe dell'Essex, Umfridus (Humfrey), venne chiamato "aurei testiculi".
Chi ha interesse a creare caos? Non certo il Pd, ma il Principe che vuole l'opposizione a sua immagine e somiglianza. Siamo alla caricatura della democrazia, all'Ettore Petrolini che recitata la gag di Nerone.
Merita rispetto l'augurio, l'auspicio, il desiderio (chiamatelo come volete) espresso anche oggi dal presidente della Repubblica per "riforme con divise". Direbbe Bertoldo che il nostro Principe, legibus solutus, sogna "riforme con divise", per irreggimentarci tutti. Il fatto che Bertoldo sia Bertoldo non esclude che abbia ragione.
Post scriptum al post. Scusate se parlo di politica, ma non sono stato io ad assegnarmi alla sezione politica della "Stampa"...
[30.10.2009, anno IV, post n. 315 (1035), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 29/10/2009 à 16:36
Par amontanari
Picchiato dal Principe, Bertoldo è scambiato per un istigatore contro il tiranno, ed è mandato a processo
Pover Bertoldo: tutto ammaccato, svergognato, vilipeso, col sangue che grondava dal naso, e gli occhi gonfi perché i piedi del Principe sono grandi, enormi, per poter arrivare in ogni dove.
E mentre Bertoldo corre a nascondersi per proteggersi dalla furia dei cani che i servitori del Principe avrebbero potuto lanciare contro di lui per farne ragù da servire alle ancelle convocate per le feste danzanti, ecco un grido in crescendo: «Beertoldoo, impicatelo!".
La soavissima ed augusta voce del Principe, partita sommessa sul nome del povero Bertoldo, a cui dedicava una storpiatura non degna delle proprie auguste corde vocali, aumentava di tono e di rabbia nell'impartire l'ordine. Per cui ne usciva un modesto "impicatelo", quasi fosse stato un pover uomo chiunque a proferir parola.
I cortigiani, frastornati dal perenne inchino a cui li costringe la devozione verso il capo e padrone delle loro fortune, credono che a gridare sia Bertoldo contro il Principe, quasi volesse il maledetto eccitare la plebe ignorante a colpire il tiranno.
Ed allora le guardie rincorrono Bertoldo, lo ammanettano e lo portano dinanzi al Principe che ordina: "Domani sarai giudicato per aver istigato questo Popolo, tanto da me amato, a colpirmi e a farmi cacciare dalla Poltrona su cui lo stesso popolo mi ha fatto salire".
Bertoldo stava chinato perché ormai privo di forza. Impossibilitato a parlare dalle tumefazioni al viso. Il Principe come al solito equivocò: "Apprezzo il tuo inchino, è un pentimento sincero, non ti farò giudicare dai soliti giudici comunisti, ma da quelli soltanto socialisti come me".
(2 - continua) (Alla prima puntata: "Bertoldo e il Principe") [29.10.2009, anno IV, post n. 314 (1034), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
|