Ministro Bondi: l'Italia è assediata dalla magistratura, la patria in pericolo
Sandro Bondi, l'inquisitor cortese, rovescia il modo berlusconiano di attaccare la magistratura. Sinora il cavaliere aveva accusato i giudici di perseguitarlo. Adesso Bondi mette in ombra la figura del primo ministro, ne fa il simbolo di un rito sacrificale celebrato nei tribunali per assediare la democrazia di questa povera Italia.
Mossa astuta, abile, ma non per questo lontana da ogni logica e dalla realtà della cronaca vera. Per Berlusconi la discesa in campo fu il tentativo, da lui stesso ammesso (con Enzo Biagi), di salvarsi.
Bondi fa l'antigalileo. Nega l'evidenza. Al centro del mondo c'è la Terra che è il suo cavaliere. Loschi figuri cercano di detronizzarlo. Non già per rovinare Berlusconi, come lo stesso Berlusconi ha sempre sostenuto. No, per distruggere la democrazia italiana, che nel cavaliere s'incarna, sublima e realizza.
Siamo alla pura fantapolitica, per essere rispettosi delle umane debolezze. Più pericolosa della stessa politica fatta di bugie.
Il cavaliere come "l'oliva pallida" di Giovanni Mosca, fa delirare il ministro
Ieri sera il ministro Sandro Bondi ha esposto le sue ragioni senza alzare la voce, almeno nella prima ora di trasmissione di Lerner. E' un punto a suo vantaggio, in questo clima di rissa permanente che domina lo spirito politico dei personaggi governativi intervistati dai tg o seduti nei salotti della tv.
Il serafico Bondi ha detto cose che non condivido (ne parlo in un post parte). Ma le ha dette con quella grazia che invita a soccorrerlo: perché una persona che ha il suo cammino politico (è stato comunista...) non può cercare di abbagliare l'ascoltatore senza ascoltare le ragioni della logica e della cronaca.
Bondi fa anche il poeta, è in effetti uno strano poeta, compone versi stitici, sembra quel personaggio di una commedia di Giovanni Mosca, che scriveva seguendo la moda del suo tempo per apparire un "poeta ermetico". Da cui la storpiatura folle ma realistica in "poeta emetico" di certi fogli umoristici per alcuni scrittori del tempo.
Il verso reso celebre dalla commedia di Mosca è questo: "Per un'oliva pallida si può delirare". Illustre ministro Bondi, non sapevamo che un cavaliere primo ministro potesse avere lo stesso effetto di un'oliva pallida, su di un poeta contemporaneo. Anche o proprio perché questo poeta è ministro?
La tv consolida la cultura della violenza contro le donne
Ieri sera al "Grande fratello" dotta discussione sul machismo, sul come considerare la donna. Con moderatore un celebre giornalista, mentre occorreva uno psichiatra.
Ieri sera circolava già la notizia sul ragazzo per bene, 24 anni, che, sentitosi offeso nella sua virilità, ha ucciso una ragazza di 22 (foto). Le cronache provvedono a precisare che lei era una lucciola. E che si è trattato per lui di un raptus.
Il mondo vero è questo, quello dei cadaveri di povere ragazze uccise in nome del "machismo". Ma quello finto delle trasmissioni "realistiche", non c'entra per nulla nel rafforzamento di questa visione del mondo e della donna? La tv consolida la cultura della violenza contro le donne.
Casini e Rutelli propongono baratti inaccettabili, a favore di Berlusconi
Dopo la "porcata" (legge elettorale in uso, definizione di Calderoli), avremo la "porcheria" della riforma della giustizia deprecata ieri da Casini?
Casini ieri aveva scelto il male minore, un lodo Alfano-bis approvato come legge costituzionale. Con la benedizione anche dell'opposizione.
Oggi Casini suggerisce una terza via: "Maggioranza e opposizione debbono trovare insieme una terza via, con una prova di responsabilità collettiva, per evitare che il sistema giudiziario italiano si sfasci".
Forse Casini non ha ben compreso la posta in gioco. Alla roulette del parlamento la puntata è stata fatta dal capo del governo. Che c'entra la giustizia italiana? Il lodo Alfano mica se ne interessava. Una sua riedizione bipartisan e con tutti i crismi della costituzionalità (apparente), non affronterebbe i problemi della gente dentro ai tribunali, ma risolverebbe soltanto quelli del premier che non vuole esservi giudicato.
Casini, sia con la teoria del male minore ieri sia con quella della terza via oggi, annaspa per essere protagonista di un incontro impossibile fra maggioranza ed opposizione (e lui con chi sta?). Impossibile non per problemi politici, ma per questione logica. Il lodo Alfano-bis tutto infiocchettato e incipriato, non affronterebbe i problemi della giustizia ma soltanto quelli del cavaliere.
Ovviamente la logica è un terreno minato evitato con cura dai politici. Ma è pure il luogo dove sopravvive la dignità a protezione morale dei semplici cittadini. I quali non pretendono di essere acuti come gli stessi politici per fregare bellamente il prossimo. Ovvero loro stessi.
Casini dimostra un attivismo da cui chiaramente appare la sua paura di essere oscurato da Fini. Ma entrambi non vanno da nessuna parte, con queste teorie. Che figura fanno rispetto al ministro Alfano, uomo coraggioso al punto di dire di volere riforme "che servono ai cittadini"? Casini e Fini sono così finiti sotto ricatto politico di Berlusconi.
Intanto il cauto Rutelli si è gettato a capofitto con una temeraria offerta rivolta al cavaliere: "Noi ci dobbiamo impegnare a non chiedere la sua eliminazione politica per la via giudiziaria; lui non deve distruggere ancor più la certezza della pena nel nostro Paese per evitare qualche processo". Ma che balla è questa della richiesta di eliminazione politica per via giudiziaria, a cui i parlamentari dovrebbero rinunciare? Siamo sul terreno della pornografia politica.
La politica non si fa con questi baratti alla Rutelli ed alla Casini. In questo modo si sfregia la dignità dello spirito costituzionale. Si fanno leggi suine, ovvero maialate o come dice Calderoli porcate. Che sono molto peggio della porcheria temuta dal timido Casini.
"La Giustizia deve salvare il Potere", dice il Principe che presiede il tribunale, sostiene la difesa e fa il boia per la sentenza
Ordunque il povero Bertoldo, calciato in viso dal principe e da questo tradotto nelle proprie galere, è portato al processo.
Chi giudica è il Principe in persona, che legge il capo d'accusa: "Il capo sono io ed io l'accuso di aver sobillato il Popolo che tanto mi ama a ribellarsi contro di me".
Ora tocca alla difesa, pensa Bertoldo, ma si sbaglia. Il Principe cambia abito e si accinge alla tutela del povero Bertoldo: "E' un uomo indegno di abitare sotto la protezione di questo nostro Principe che sarei io, amatissimo da uomini e soprattutto donne. Impiccatelo. Inutile torturarlo. La sua faccia già dimostra la colpa, come direbbe Lombroso".
Il Principe torna ad essere giudice dopo essere stato magnanimo avvocato difensore dell'infame Bertoldo. E come giudice giudica che a Bertoldo vada mozzata la testa. "Io stesso sarò l'esecutore della sentenza, perché in uno Stato democratico non è tollerabile che un villano continui a vivere malignando del suo Principe. Che deve provvedere ad eliminare il dissenso per raggiungere e realizzare il bene comune di cui parla anche la Chiesa".
L'unico pubblico presente era il povero Bertoldo che in attesa di avere il capo mozzato, dopo averlo avuto tumefatto dai piedi del principe, s'è appisolato silente (manco russava) nella gabbia degli imputati. Lo sveglia l'urlo demoniaco del Principe: "Vile marrano, finiscila di protestare, questa è la Giustizia, questo è il Processo Breve che salva il Potere dagli infami pari a te".
"Lunga la strada, breve è il processo, questo è il fine della mia utopia", allegramente andava cantando il Principe accolto dall'applauso dei suoi cortigiani accampati fuori dal Palazzo di Giustizia, a caccia di alibi: nulla aver visto, nulla aver sentito, in nessuna occasione. Non si sa mai, cambiasse il vento, occorre restar politicamente vergini.