Précédent Créer son blog Suivant Signaler un abus Noter :  
Ma photo
Notizie/News
Trafic
6 connectés
75000 visiteurs
Mon calendrier
< Nov. 2009  
L M M J V S D
      1
2345678
9101112131415
16171819202122
23242526272829
30      
Publié le 17/11/2009 à 14:40
Par amontanari
La tv consolida la cultura della violenza contro le donne

Jpg_1780367


Ieri sera al "Grande fratello" dotta discussione sul machismo, sul come considerare la donna. Con moderatore un celebre giornalista, mentre occorreva uno psichiatra.

Ieri sera circolava già la notizia sul ragazzo per bene, 24 anni, che, sentitosi offeso nella sua virilità, ha ucciso una ragazza di 22 (foto). Le cronache provvedono a precisare che lei era una lucciola. E che si è trattato per lui di un raptus.

Il mondo vero è questo, quello dei cadaveri di povere ragazze uccise in nome del "machismo". Ma quello finto delle trasmissioni "realistiche", non c'entra per nulla nel rafforzamento di questa visione del mondo e della donna? La tv consolida la cultura della violenza contro le donne.

[17.11.2009, anno IV, post n. 330 (1050), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 14/11/2009 à 18:40
Par amontanari
Casini e Rutelli propongono baratti inaccettabili, a favore di Berlusconi



Dopo la "porcata" (legge elettorale in uso, definizione di Calderoli), avremo la "porcheria" della riforma della giustizia deprecata ieri da Casini?

Casini ieri aveva scelto il male minore, un lodo Alfano-bis approvato come legge costituzionale. Con la benedizione anche dell'opposizione.

Oggi Casini suggerisce una terza via: "Maggioranza e opposizione debbono trovare insieme una terza via, con una prova di responsabilità collettiva, per evitare che il sistema giudiziario italiano si sfasci".

Forse Casini non ha ben compreso la posta in gioco. Alla roulette del parlamento la puntata è stata fatta dal capo del governo. Che c'entra la giustizia italiana? Il lodo Alfano mica se ne interessava.
Una sua riedizione bipartisan e con tutti i crismi della costituzionalità (apparente), non affronterebbe i problemi della gente dentro ai tribunali, ma risolverebbe soltanto quelli del premier che non vuole esservi giudicato.

Casini, sia con la teoria del male minore ieri sia con quella della terza via oggi, annaspa per essere protagonista di un incontro impossibile fra maggioranza ed opposizione (e lui con chi sta?).
Impossibile non per problemi politici, ma per questione logica. Il lodo Alfano-bis tutto infiocchettato e incipriato, non affronterebbe i problemi della giustizia ma soltanto quelli del cavaliere.

Ovviamente la logica è un terreno minato evitato con cura dai politici. Ma è pure il luogo dove sopravvive la dignità a protezione morale dei semplici cittadini. I quali non pretendono di essere acuti come gli stessi politici per fregare bellamente il prossimo. Ovvero loro stessi.

Casini dimostra un attivismo da cui chiaramente appare la sua paura di essere oscurato da Fini. Ma entrambi non vanno da nessuna parte, con queste teorie. Che figura fanno rispetto al ministro Alfano, uomo coraggioso al punto di dire di volere riforme "che servono ai cittadini"? Casini e Fini sono così finiti sotto ricatto politico di Berlusconi.

Intanto il cauto Rutelli si è gettato a capofitto con una temeraria offerta rivolta al cavaliere: "Noi ci dobbiamo impegnare a non chiedere la sua eliminazione politica per la via giudiziaria; lui non deve distruggere ancor più la certezza della pena nel nostro Paese per evitare qualche processo". Ma che balla è questa della richiesta di eliminazione politica per via giudiziaria, a cui i parlamentari dovrebbero rinunciare? Siamo sul terreno della pornografia politica.

La politica non si fa con questi baratti alla Rutelli ed alla Casini. In questo modo si sfregia la dignità dello spirito costituzionale. Si fanno leggi suine, ovvero maialate o come dice Calderoli porcate. Che sono molto peggio della porcheria temuta dal timido Casini.

[14.11.2009, anno IV, post n. 329 (1049), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 13/11/2009 à 16:09
Par amontanari
"La Giustizia deve salvare il Potere", dice il Principe che presiede il tribunale, sostiene la difesa e fa il boia per la sentenza

Bertoldo_elab


Ordunque il povero Bertoldo, calciato in viso dal principe e da questo tradotto nelle proprie galere, è portato al processo.

Chi giudica è il Principe in persona, che legge il capo d'accusa: "Il capo sono io ed io l'accuso di aver sobillato il Popolo che tanto mi ama a ribellarsi contro di me".

Ora tocca alla difesa, pensa Bertoldo, ma si sbaglia. Il Principe cambia abito e si accinge alla tutela del povero Bertoldo: "E' un uomo indegno di abitare sotto la protezione di questo nostro Principe che sarei io, amatissimo da uomini e soprattutto donne. Impiccatelo. Inutile torturarlo. La sua faccia già dimostra la colpa, come direbbe Lombroso".

Il Principe torna ad essere giudice dopo essere stato magnanimo avvocato difensore dell'infame Bertoldo. E come giudice giudica che a Bertoldo vada mozzata la testa. "Io stesso sarò l'esecutore della sentenza, perché in uno Stato democratico non è tollerabile che un villano continui a vivere malignando del suo Principe. Che deve provvedere ad eliminare il dissenso per raggiungere e realizzare il bene comune di cui parla anche la Chiesa".

L'unico pubblico presente era il povero Bertoldo che in attesa di avere il capo mozzato, dopo averlo avuto tumefatto dai piedi del principe, s'è appisolato silente (manco russava) nella gabbia degli imputati. Lo sveglia l'urlo demoniaco del Principe: "Vile marrano, finiscila di protestare, questa è la Giustizia, questo è il Processo Breve che salva il Potere dagli infami pari a te".

"Lunga la strada, breve è il processo, questo è il fine della mia utopia", allegramente andava cantando il Principe accolto dall'applauso dei suoi cortigiani accampati fuori dal Palazzo di Giustizia, a caccia di alibi: nulla aver visto, nulla aver sentito, in nessuna occasione. Non si sa mai, cambiasse il vento, occorre restar politicamente vergini.

(3 - continua)
Alle precedenti puntate:
1. Bertoldo e il Principe
2. Beertoldoo, impicatelo!!

[13.11.2009, anno IV, post n. 328 (1048), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 12/11/2009 à 16:36
Par amontanari
Quelle due frecce del "per" sembrano un cerotto a fumetti

Cerotto_rutelli


Il logo del movimento di Rutelli, "Alleanza per l'Italia" traduce il "per" con il simbolo matematico della moltiplicazione, realizzato con due punte di freccia d'opposto colore (rosso e verde) che s'incontrano e si fondono. Bella idea.

Purtroppo, l'effetto non voluto è che il "per" matematico del logo, sembra uno di quei cerotti che si disegnano nei fumetti sulla bocca dei personaggi, per significare che non possono parlare. C'era una volta il cerotto Bertelli... Adesso avremo quello Rutelli?

[12.11.2009, anno IV, post n. 327 (1047), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 11/11/2009 à 16:17
Par amontanari
Grande trasformista nei suoi ruoli. Con qualche stranezza costituzionale

Blog_11_11_09


Dunque, quanti sono i Fini che appaiono alla ribalta politica e mediatica?

C'è lo scrittore che in tv presenta il suo manuale pedagogico per i giovani che oggi hanno vent'anni. È il Fini il quale dice che il suo partito (suo ovviamente nel senso di partito di Berlusconi...) non è una caserma.

Ovvero, ed ecco il Fini strettamente politico, che lui non accetta passivamente le proposte di Berlusconi come imposizioni davanti alle quali mettersi sull'attenti.

Poi c'è il Fini che è il più importante di tutti, davanti agli occhi della Storia. Il presidente della Camera dei deputati. Ovvero la terza carica dello Stato, dopo il presidente della Repubblica e quello del Senato.

Sino all'ingresso in politica di Berlusconi, i ruoli di un presidente della Camera sono stati improntati a rappresentare tutti i partiti presenti nello stesso ramo del parlamento. Fini ne è consapevole, e lo ripete spesso.

Ma poi, passando dalle parole ai fatti, sembra contraddirsi. Perché "una volta" non si vedeva il presidente della Camera discutere questioni legislative con il presidente del Consiglio calato nella sua funzione di capo del partito in cui entrambi militano.

Minzolini non se ne potrà mai accorgere, oppure non potrà mai dirlo: ma questo è un vero e proprio "vulnus" alla Costituzione scritta ed a quella praticata.

Fini come Fregoli o Brachetti, cambia abito uscendo da una porta e rientrando in scena da un'altra. È il sistema teatrale imposto da Berlusconi: per arrivare dove? Alle leggi che lo interessano...

Come è accaduto nel caso del colloquio di ieri, burrascoso a quanto si legge nelle cronache odierne.
Ma i contrasti sono apparenza, ciò che conta è la sostanza che abbiamo descritto, l'anomalia del presidente della Camera che contratta con il capo del governo una questione esclusivamente connessa ai loro ruoli politici all'interno di un partito. E non ai ruoli istituzionali ovvero costituzionali.

Nascosto dietro l'angolo della satira dei comici, infine c'è un Fini alla quarta incarnazione, che li riassume bravamente tutti e tre, il capo futuro del Pd... Ma questo aspetto forse non dipende soltanto dai comici.

[11.11.2009, anno IV, post n. 326 (1046), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA