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Publié le 10/11/2009 à 15:03
Par amontanari
Minzolini bersagliere, Giovanardi sottosegretario ed un cardinale che accusa l'odio politico. Di chi? Per le "Sorelle d'Italia", in versione pubblicitaria al femminile, il ritmo della musica è stato rallentato. Minzolini nel suo editoriale di ieri sera a difesa dell'immunità parlamentare (e per il suo ripristino), è andato a passo di corsa, da bersagliere di governo. Insomma uno spot non da "Fratelli d'Italia" tutti uniti, ma da messaggero del governo, tutti divisi appassionatamente.
Su che cosa? Sul "vulnus" dell'abolizione dell'immunità. Se le "Sorelle d'Italia" si fanno capire da tutti per il ritmo più calmo impresso alla musica, questo canto di Minzolini resta incomprensibile ai più.
A chi vuol parlare? Non certo al popolo, non avrebbe usato il tempo di corsa di Enrico "Mitraglietta" Mentana, mangiandosi quasi le parole, ed impedendo alle spettatore comune, inerme davanti alla sua scienza giuridica, di comprendere il senso del suo discorso.
Allora per chi ha parlato Minzolini? Non per il povero popolo ignorato ed ignorante, non per quei "Fratelli d'Italia" che pagano le tasse e poi, se debbono avere giustizia per qualsiasi cosa, è peggio che finire in mano agli usurai. Non per le "Sorelle d'Italia" che guardano il mondo dall'alto al basso, in fin dei conti è soltanto la pubblicità delle calze. No, Minzolini parla per i "Sorelli d'Italia", quei signori politici che guardano il mondo dall'alto al basso con solenne disprezzo di quanti stanno in basso.
Uno di questi "Sorelli d'Italia" è il sottosegretario Carlo Giovanardi. Il quale riferendosi al giovane romano Stefano Cucchi, sul cui cadavere ci sono segni che non avrebbero dovuto esserci, ha detto che è stato semplicemente ucciso dalla droga.
Poi ha corretto il tiro: finora di certo c’è che "nei giorni della degenza ospedaliera si è permesso che arrivasse alla morte nelle terribili condizioni che le foto testimoniano". Ed oggi Giovanardi va al contrattacco: hanno equivocato sulle mie parole. Insomma, l'errore è stato del povero giovane che ha preferito morire piuttosto che affidarsi alle cure materne dello Stato di Giovanardi.
Il cardinal Bagnasco ha ammonito, basta odio, occorre svelenire il clima pericoloso in cui vive l'Italia, occorre "un disarmo".
Minzolini e Giovanardi sono stati fedeli interpreti del suo pensiero. Il direttore del Tg1 difendendo la casta politica che disprezza ideali e valori di uguaglianza fra i cittadini. Il sottosegretario proponendo di chiudere gli occhi davanti alle foto del povero Stefano Cucchi. Eminentissimo Bagnasco, i suoi "Sorelli d'Italia" le daranno ascolto. Applicando la vecchia regola reazionaria: "Mica è colpa mia se sei negro".
Il cardinale ha ragione se voleva insinuare il sospetto che il capo del governo odia l'opposizione. Il povero cittadino di questo Stato che non sopporta più il "vulnus" dell'immunità soppressa, ha avuto compassione anche del capo del governo ascoltandolo da Berlino inneggiare alla caduta del muro di Berlino: che ha favorito internet e globalizzazione. Ma quale "sorello" gli ha suggerito la frase così inconsistente? [10.11.2009, anno IV, post n. 325 (1045), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 09/11/2009 à 15:34
Par amontanari
Soltanto ora vecchi "amici" politici del cavaliere scoprono il suo potere mediatico? Vedi Fini e Tabacci... Non per i posteri, ma proprio per noi (appunto, a presente memoria), sono utili tre interviste di politici, rilasciate ieri.
Gianfranco Fini, ospite di "Che tempo che fa", ha detto: "Berlusconi sa per certo che Feltri quando spara a palle incatenate nel campo amico danneggia il premier stesso in primo luogo. Il fatto è che lui [Berlusconi] è l'editore e questo è quello che non mi quadra".
La curiosità che nasce dalle parole del presidente della Camera, si può condensare in un interrogativo: ma Fini ha mai detto queste cose direttamente al cavaliere?
Bruno Tabacci al "CorSera" odierno ricorda "le tv di Berlusconi" all'epoca di "mani pulite", con "Emilio Fede che promuoveva il giovane Brosio a leader del marciapiede d'oro, in attesa davanti al Palazzo di Giustizia dell'ultimo avviso di garanzia".
E ricorda pure, Tabacci, "che il primo atto di Berlusconi in politica fu di offrire l'Interno a Di Pietro e la Giustizia a Davigo". E poi ancora, "le monetine dei comunisti, le manette dei fascisti, il cappio dei leghisti".
Ancora "CorSera" odierno. Ottaviano Del Turco, in relazione alla sua vicenda politica e giudiziaria, racconta di aver ricevuto la solidarietà dal Pdl ma non dal Pd. Ed osserva: "Il Pd nasce dalla fusione di due grandi tradizioni, quella comunista e quella democristiana. E da quelle parti l'abitudine era di essere garantisti solo con i propri militanti. Io come si sa, sono solo un vecchio socialista...".
Del Turco parla di "tradizioni". Qui osammo varie volte parlare di "chiese", indispettendo vari amici locali del Pd che nell'incontrarci fingono di non riconoscerci. Pazienza.
Dovrebbero ragionare un po' come Romano Prodi: in passato noi e loro ce ne siamo dette tante, ma "adesso siamo uniti". La frase di Prodi rivolta a Piero Fassino, suona come invito e monito: "Diglielo giù a Roma [...] che adesso siamo uniti". Forse qualcuno non se ne è ancora accorto, che sono "uniti".
Giustamente ieri Barbara Spinelli nell'editoriale della "Stampa" notava che Massimo D'Alema come il cavaliere ha sempre disprezzato i giornali ("È un segno di civiltà non leggerli. Bisogna lasciarli in edicola"). Non si tratta di folclore culturale. Ma di assonanze politiche inquietanti.
[09.11.2009, anno IV, post n. 324 (1044), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 08/11/2009 à 16:53
Par amontanari
"La croce non si appende, si carica sulle spalle". Parola di sacerdote, don Salvatore Resca di Catania Il commento più "vero" alla querelle della croce cristiana obbligatoria nelle classi e negli uffici pubblici, e contestata da una sentenza europea, è giunto da parte di un sacerdote di Catania, don Salvatore Resca. Lo ha fatto a Radio3 dopo la rassegna-stampa di "Prima Pagina", e lo si legge in una lettera pubblicata oggi da "Repubblica".
"La croce non si appende; i cristiani sanno che si carica sulle proprie spalle.... Il Vangelo è una cosa seria".
Don Salvatore si riferisce alle intenzioni del sovrintendente al teatro Bellini "che vuole esporre il crocifisso sulla facciata".
La risposta pacata, profondamente religiosa ed umana (Cristo era un uomo inchiodato su quel legno, che invocava Dio lamentandosi di essere stato da lui abbandonato), è il modo migliore per mostrare l'inutilità di certe battaglie politiche sia da parte dei favorevoli sia da parte dei contrari. Per questi ultimi vale il principio inascoltato che laicità è essere e lasciare liberi, in nome della tolleranza. Quando il principio punitivo di una norma di diritto è applicato contro qualcun altro uguale a noi che non compie nulla di male (il reato), è una violenza mascherata che si fa chiamare legge.
Grazie don Salvatore, per la innocente saggezza delle sue parole. [08.11.2009, anno IV, post n. 323 (1043), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 07/11/2009 à 14:05
Par amontanari
Grandi manovre vaticane per il dopo-Berlusconi, il Grande-Centro affidato a Casini, nonostante l'articolo di Letta sull'Osservatore L'Osservatore Romano di oggi 7 novembre fa presentare un volume-documentario sui viaggi del papa in Italia dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta.
Gianni Letta, non potendo ambire alla nomina cardinalizia o alla cattedra di Pietro, è stato proposto da Berlusconi come suo candidato ideale per il Quirinale. Ultima conferma, nel libro di Bruno Vespa: dove Letta è definito dal capo del governo come "il migliore in assoluto" tra tutti i candidati possibili.
Ma la Chiesa che ricorre a Letta sull'Osservatore per una recensione, è la stessa che in altri uffici ben più importanti e segreti non ama più tanto l'attuale capo del governo.
Ne l'Espresso uscito ieri, Marco Damilano scrive che in Vaticano il dopo-Berlusconi è già cominciato: "... tra la Curia e palazzo Grazioli non c'è più il calore di una volta".
Su questo sfondo si colloca razionalmente la scelta di Casini di correre da solo alle regionali della prossima primavera. Salvo "eccezioni". Ma ricordando che il Centro è identificato in lui, dalle autorità ecclesiastiche d'Oltretevere.
Damilano chiude il suo pezzo accennando all'ipotesi che possa esserci "uno scioglimento traumatico del Parlamento" voluto da Berlusconi per avere elezioni anticipate. Ma tutto dipende dal Quirinale, come si sa, finché c'è questa Costituzione. Napolitano resta l'osso duro del ventre molle della politica italiana di questi anni. [07.11.2009, anno IV, post n. 322 (1042), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 06/11/2009 à 15:56
Par amontanari
Come eravamo noi, al "tempo del muro". Dalla guerra di Corea alla crisi di Cuba ed all'uccisione di JFK Per i 20 anni dalla caduta del muro di Berlino (9 novembre 1989), possiamo leggere interessanti documentazioni e analisi.
Bisognerebbe aggiungere a riflessioni così efficaci sul quadro europeo ed internazionale, anche alcune righe che, senza pretendere troppo, tentassero di raccontare "come eravamo" noi, al "tempo del muro".
Tempo che non era allegro. Ovvero il dopoguerra, le tensioni mondiali che avevano ancora nome di guerra. La guerra di Corea. Poi ci fu la guerra fredda. L'equilibro del terrore atomico. La crisi di Cuba, 15 ottobre 1962. E quando fu ucciso Kennedy, da noi era sera, il 22 novembre 1963, sembrò che il mondo intero crollasse sotto il peso catastrofico di una disfida militare globale.
Quella sera del 22 novembre 1963 il Tg della Rai interruppe le trasmissioni in segno di lutto, e come sottofondo al monoscopio partì un valzer viennese.
Quel "silenzio" è quasi un simbolo della vita del tempo. Pompa magna dell'ufficialità, nessuna informazione ai cittadini. Appunto un muro fra noi ed il Potere.
Oggi ci sono altri muri nel mondo, molti altri ne vorrebbero costruire anche da noi. Per tutti vale quanto ha scritto il 5 novembre scorso, su "Repubblica", Joaquìn Navarro-Valls ricordando l'incontro fra Gorbaciov e papa Giovanni Paolo II "meno di un mese dopo il crollo del muro": "Entrambi sapevano che la libertà è un rischio al quale non si può rinunciare mai".
Questo è l'unico rischio che dobbiamo, vogliamo correre.
[06.11.2009, anno IV, post n. 321 (1041), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
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