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Publié le 24/10/2009 à 17:33
Par amontanari
Caso Marrazzo, politicamente molto diverso dalla vicenda delle escort di Berlusconi. Inviate per far fare affari Il tg di Emilio Fede ieri sera per voce del suo direttore ha montato il caso Marrazzo come se tutta la sinistra fosse avvezza a frequentare trans. E per rivendicare il diritto al rispetto delle cose privare del presidente del Consiglio.
Di oggi è la notizia dell'autosospensione di Marrazzo che ammette "debolezze private". Il caso Berlusconi è molto diverso. C'è stata gente che gli ha portato donne per lucrare affari. Non diciamo altro, in attesa di esiti giudiziari.
Non è una questione di preferenze sessuali. E' in ballo la correttezza della gestione dello Stato.
Per Fede non c'è speranza che comprenda che cos'è il giornalismo. Non è il tappettino su cui far camminare il suo premier-datore di lavoro.
[24.10.2009, anno IV, post n. 308 (1028), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 23/10/2009 à 16:28
Par amontanari
Jean Sarkosy rinuncia alla spintarella: ne ha parato con "suo padre", non con "il presidente". Modesta lezione per i politici italiani Jean Sarkosy sconfitto: è la "prima vittoria" della democrazia elettronica? Se lo chiede "Le Monde" di stasera.
Più modestamente ci interroghiamo: se invece di un Jean "figlio di" terra francese, si fosse trattato di un Giovanni nato e cresciuto da padre "educato" (si fa per dire) in Italia, le cose sarebbero andate allo stesso modo?
Jean Sarkosy ha rinunciato ad un incarico prestigioso, lui così precocemente spinto sulla scena (ha 23 anni), dicendo di averne parlato con "suo padre" e non con il presidente della Repubblica (che è lo stesso suo padre).
Credo che "chez nous" saremmo stati costretti ad ascoltare la solita tiritera in difesa del figlio del potente di turno. Con l'aggiunta che qualcuno avrebbe cominciato a sputtanare qualche illustre collega od avversario. Non è detto che non succeda in Francia. Non siamo così sciocchi da credere al lombrosianesimo politico. Registriamo soltanto che se si fosse trattato dell'on. Mah.Stella!, egli non avrebbe potuto invocare la giustificazione di segnalare "i bisognosi".
Nulla da obiettare alla giustificazione del noto politico italiano, che crediamo possa valere anche per i suoi colleghi "raccomandanti". Resterebbe da chiarire soltanto un aspetto: con quali criteri sono stabilite le graduatorie dei bisognosi?
Ovvero ci sono raccomandanti che valgono di più degli altri colleghi? Ci sono in realtà pochi "San Gennari" che fanno la grazia, mentre i concelebranti debbono inchinarsi loro, con riverenza e timore. Perché più del bisogno altrui, in politica conta il voto che il politico cerca di racimolare in mille modi.
In Italia, di recente, un capo di governo ha festeggiato i 18 anni di una signorina spiegando che ne conosceva il padre fin dal tempo in cui questi era stato autista di Craxi. E che con lui avrebbe dovuto parlare di certe candidature alle europee.
Vero niente, hanno dimostrato. Palazzo Chigi ha dovuto accodarsi alle smentite La giovinetta (poi apparsa anche al festival del cinema di Venezia...) si era confessata: "Voglio fare l'attrice. Oppure la ballerina. Oppure la parlamentare alla Camera".
Jean Sarkosy, 23 anni, è una persona intelligente. Non accusateci di razzismo se pensiamo che oggi nella politica italiana l'intelligenza sia una merce molto rara.
[23.10.2009, anno IV, post n. 307 (1027), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 22/10/2009 à 17:22
Par amontanari
Berlusconi a Mosca. Tanti misteri ed una certezza: gli Usa non gradiscono Prima era soltanto una visita privata fra vecchi amici, quella di Berlusconi a Putin. Poi è divenuta (parole del ministro italiano degli Esteri, Frattini), un incontro "in cui si parla di politica estera e di problemi di politica economica estera", insomma "un meeting tra due persone che si stimano e si incontrano spesso e che hanno deciso di farlo ancora una volta".
Tutto sommato, si è trattato di una solenne presa in giro fatta a danno dei cittadini italiani. Il guaio è che la presa in giro diventa ben più irritante nei confronti della diplomazia internazionale, soprattutto verso gli Stati Uniti d'America.
Abbiamo già scritto il 18 ottobre scorso che Edward Luttwak in un'intervista a "Ballarò", ha dimostrato che gli Usa non sono più tanto amici di Berlusconi. Perché il cavaliere si è schierato con Putin sulla Georgia e soprattutto ha fatto quell'accordo fra Eni e Gazprom, considerato un'operazione che rimette in gioco la Russia.
Presentandosi come uno "sPutinato" accalorato, Berlusconi non aiuta ad aumentare il credito internazionale dell'Italia. E soprattutto aumenta la diffidenza che gli Usa possono nutrire verso il nostro governo, con danni di cui pagheranno le conseguenze (pensate agli aspetti commerciali) soltanto i semplici cittadini, non i politici che agiscono pavoneggiandosi nella ribalta domestica o sulla scena compiacente (perché interessata) di certi amici stranieri.
Fonte foto: CorSera.
[22.10.2009, anno IV, post n. 306 (1026), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 21/10/2009 à 15:45
Par amontanari
Nella sentenza sul lodo Alfano, la Corte non poteva discutere del ruolo di Napolitano, ma solo ricostruire i fatti Scrivevo ieri che la sentenza della Corte costituzionale sul lodo Alfano, "sconfessa gli esperti giuridici del Quirinale". Ritorno sul discorso perché oggi si parla sui giornali della stessa sentenza in toni che contraddicono quanto qui da me sostenuto. Ad esempio sul "CorSera" appare questo titolo virgolettato (quindi la frase è attribuita alla sentenza): «"La firma del Quirinale fu corretta"».
Nella sentenza si trova che la legge Alfano rispetto a quella Schifani presentava "significative novità normative". Sul loro riconoscimento, prosegue la sentenza, "si basano le note del Presidente della Repubblica [...] che hanno accompagnato sia l'autorizzazione alla presentazione alle Camere del disegno di legge in materia di processi penali alle alte cariche dello Stato sia la successiva promulgazione della legge".
Come si ricava dal contesto, la cosiddetta difesa del Quirinale da parte della Corte è formale. Perché non era chiamata la Corte ad entrare nella sostanza del comportamento del Quirinale.
Cioè la Corte dichiara che il Quirinale nel suo agire ha riconosciuto le "novità" del testo di Alfano rispetto a quello di Schifani, quindi non può essere accusato di aver equivocato sul testo della seconda legge.
Però quando si va alla sostanza delle cose, si deve concludere (da parte del semplice cittadino) che la bocciatura del 7 ottobre 2009 dell'art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 (lodo Alfano) richiama inevitabilmente la bocciatuta del lodo Schifani. L'articolo 1 di Alfano è infatti lo stesso testo che si trova in quello di di Schifani (legge 20.6.2003, n. 140, art. 1, comma 2)!
Ma se usciamo dal formalismo giuridico ed andiamo alla sostanza delle cose (sulla quale non può entrare la Corte), vediamo che la Corte boccia nella sostanza dei fatti ciò che gli esperti del Quirinale hanno consigliato Napolitano di approvare. Semplice. La Corte non poteva dire altro. Quello che si legge nella sentenza, sulle "note" del Quirinale, risponde a "rimettente e parti".
Il rimittente è il tribunale di Milano che ha sollevato il caso. Le parti sono invece il presidente del Consiglio e l'onorevole Silvio Berlusconi. Ovvero la stessa persona sdoppiata nei due ruoli di politico e di cittadino, che hanno agito in giudizio.
Per chiudere. Massima stima a Napolitano, nessuna condivisione degli attacchi di cui è fatto oggetto da parte del governo o di Di Pietro, ma la verità anzitutto: sul lodo Alfano, nel migliori dei casi, il presidente della Repubblica poteva fare più per aprire gli occhi alla pubblica opinione con un messaggio alle Camere. Previsto dalla Costituzione. Per cui confermo quello che ho scritto ieri. Ed in passato.
[21.10.2009, anno IV, post n. 305 (1025), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
Publié le 20/10/2009 à 16:15
Par amontanari
La sentenza della Corte costituzionale sbugiarda il governo e sconfessa gli esperti giuridici del Quirinale La sentenza della Corte costituzionale sul lodo Alfano, resa nota ieri sera, ha sbugiardato quanti avevano accusato la stessa Corte di aver fatto un immorale giro di valzer (una vera e propria capriola logica) rispetto alla bocciatura del lodo Schifani.
Lasciamo stare Bossi, che aveva minacciato la rivoluzione in caso di bocciatura del lodo. Non l'abbiamo vista. Per fortuna. (Altrimenti avrebbero dato la colpa a Fraceschini.) I colleghi di governo di Bossi avevano fatto finta di leggere la sentenza sul lodo Schifani. Non l'hanno compresa, se l'hanno letta. Le questioni principali vi erano state espresse con una precisazione fondamentale: "assorbito ogni altro profilo di illegittimità costituzionale".
Non è stato assimilato l'assorbito. Chissà che cosa è stato compreso da quella parola.
Il fatto certo è che le prediche politiche governative hanno gravemente travisato in tutti i pubblici dibattiti il senso della sentenza sul lodo Schifani, per rovesciare addosso alla Corte l'accusa di essere un organo politico. Niente di nuovo nella strategia governativa in questo comportamento.
Ciò che meraviglia è che i consiglieri giuridici del Quirinale non se ne siano accorti pure loro, altrimenti avrebbero convinto il presidente della Repubblica a non firmare il lodo Alfano. Che conteneva l'articolo dichiarato incostituzionale del lodo Schifani che riguardava la sospensione anche di "processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione". Questo aspetto ci preoccupa ancora di più.
[20.10.2009, anno IV, post n. 304 (1024), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]
Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it © RIPRODUZIONE RISERVATA
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