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Publié le 04/11/2009 à 13:20
Par amontanari
Lettera aperta al Ministro degli Interni. Uffici periferici ignorano anche la circolare del 15 settembre scorso



Signor Ministro dell'Interno, ci sono uffici periferici del suo dicastero che ignorano certe normative vigenti.

Caso concreto. Chi assume una badante straniera deve entro 48 ore denunciarne la presenza nella propria abitazione, in base all'art. 7 del D.lgs. 25 luglio 1998 n. 286 (che riproduco in calce) con una "Dichiarazione di ospitalità".

Orbene, in taluni uffici periferici si pretende invece la "Comunicazione di cessione del fabbricato" (di cui all'art. 12 DL 59/1978, convertito in legge 191/1978).

Tra la "Dichiarazione di ospitalità" e la "Comunicazione di cessione del fabbricato" passa una differenza che lei comprende, e che è grande come la catena delle Dolomiti.

Le segnalo tutto questo affinché lei possa provvedere a che i suo uffici conoscano ed applichino le leggi in vigore. Perché, nella fattispecie, una "Comunicazione di cessione del fabbricato" potrebbe ledere interessi legittimi del datore di lavoro. Il quale invece deve dichiarare soltanto che in casa sua ospita con regolare contratto un lavoratore occupato come badante.

La "Dichiarazione di ospitalità ex art. 7, D.Lgs. 286/98 e successive modifiche" è citata nella circolare del Ministero dell'Interno, 15.9.2009 n. 5714 ai Signori Questori. Circolare ovviamente archiviata, in quei certi uffici, e non comunicata al personale che opera agli sportelli.

Nella circolare si legge: <>.

Ecco l'art. 7 D.lgs. 25 luglio 1998 n. 286: "Chiunque, a qualsiasi titolo, dà alloggio ovvero ospita uno straniero o apolide, anche se parente o affine, ovvero cede allo stesso la proprietà  o il godimento di beni immobili, rustici o urbani, posti nel territorio dello Stato, è tenuto a darne comunicazione scritta, entro 48 ore, all'Autorità locale di pubblica sicurezza.
La comunicazione comprende, oltre alle generalità del denunciante, quelle dello straniero o apolide, gli estremi del passaporto o del documento di identificazione che lo riguardano, l'esatta ubicazione dell'immobile ceduto o in cui la persona è alloggiata, ospitata o presta servizio ed il titolo per il quale la comunicazione è dovuta".

[04.11.2009, anno IV, post n. 320 (1040), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 02/11/2009 à 15:46
Par amontanari
Non solo Br, ma pure Gelli e P2, con "ricatto e disinformazione", ovvero un metodo ed una logica politica molto attuali

Blog_tobagi_2_11_09


Domani esce in libreria il volume che Benedetta Tobagi ha voluto dedicare al padre Walter,  ucciso dalle Br il 28 maggio 1980.

Il "CorSera" di stamani ne offre un capitolo in anteprima. C'è un passo che dal 1980 riporta ai nostri giorni: "...intorno alla loggia P2 sembra vigere da sempre la consegna di minimizzare e riportare tut­to al silenzio, al più presto".

Segue una testimonianza del giudice istruttore Giuliano Turo­ne: "C’è un metodo. La logica che guida Gelli nella costruzione del suo archivio è quella del ricatto e della disinformazione".

2009tobagi_corsera


Turone si riferisce a questo episodio descritto da Benedetta Tobagi:  nel marzo 1981, "... tra i pochi e selezionati documenti che il maestro venerabile aveva impacchettato per portarseli via" (e ritrovati "dentro alla vali­gia sequestrata nella ditta Giole di Licio Gelli, a Ca­stiglion Fibocchi, vicino ad Arezzo"), c'è anche il volantino di rivendicazione dei terroristi che hanno ucciso suo padre.

"Stava in una bu­sta sigillata con la dicitura, molto generica, <Rizzo­li - lettera Brigate Rosse>, insieme ad altre cartelle selezionate di documenti riservatissimi, riguardan­ti tra le altre cose i piani di ricapitalizzazione e rias­setto proprietario del gruppo Rizzoli - Corriere del­la Sera, elaborati nei primi mesi del 1980 da Bruno Tassan Din con Licio Gelli e l’avvocato Umberto Or­tolani".

Ricatto e disinformazione sono due vocaboli ancora di stretta attualità.

La foto di Benedetta Tobagi è © CorSera.

[02.11.2009, anno IV, post n. 319 (1039), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 01/11/2009 à 17:06
Par amontanari
"Il sovrano impostore" difeso da Marcello Veneziani. Sul "Giornale" di famiglia...



Divertente il pezzo odierno di Marcello Veneziani ("il Giornale"). Secondo cui "il Corriere dei professori" licenzia il premier. La colpa è tutta del fondo di ieri del prof. (appunto) Giovanni Sartori, dove si facevano i conti alle urne delle elezioni politiche. Grazie al cielo l'articolo di Sartori non è stato definito "il conto della serva".

Sartori ha sostenuto, citando un altro prof., Ilvo Diamanti ("ma di Repubblica"), che il partito del cavaliere (partito che non si può nominare, altrimenti ci arriva un'altra diffida...), nelle elezioni del 2008 ha ottenuto il 28,9%  di voti degli aventi diritto. Quindi ha demolito la tesi di chi, come Berlusconi, dichiara di avere una maggiorana assoluta del 51% come minimo...

L'altro punto importante del pezzo di Sartori riguarda la cosiddetta Costituzione "vivente", non quella scritta. In base alla "vivente", Berlusconi vanta un primato su tutti i ministri, negato dalla Corte costituzionale.

Sartori ha scritto che questa Costituzione "vivente" in Italia non è mai stata messa in pratica. E' la verità. Che non piace, per cui oggi Veneziani ha cominciato allegramente il suo pezzo così: "I principi regnanti della stampa italiana, Sua Maestà il Corriere della Sera e la regina consorte, la Repubblica, citandosi a vicenda, hanno colpito al cuore il sovrano impostore, Silvio Berlusconi, dimostrando che il popolo non è con lui".

In Italia c'è poca attenzione a questi problemi di diritto costituzionale, considerati non soltanto noiosi ma  pure superflui. Il che non corrisponde alla realtà dei fatti. Perché nessuno può inventarsi interpretazioni di norme a proprio piacimento ed a proprio vantaggio come sta tentando (speriamo inutilmente) di fare Berlusconi.

[01.11.2009, anno IV, post n. 318 (1038), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 31/10/2009 à 15:30
Par amontanari
Sfogliando la Margherita dà l'addio a Bersani e gli dice che è un vecchio comunista. Sembra Berlusconi



Lo strappo, intitola oggi il "Corrierone" annunciando che Rutelli lascia il Pd: "Questo non è il mio partito". Un partito che non è mai arrivato, ovvero "mai nato", confessa Rutelli a Marco Cianca.

Inevitabile, verrebbe da commentare. Ma inevitabile non da oggi, bensì dall'altro ieri. Da quando cioè lo stesso Rutelli s'era orientato verso il Pd, non vedendo che per compagni di strada aveva quei personaggi che ora giudica scomodi perché nel loro sangue politico hanno le cellule di Pci, Pds, Ds.

Se n'è accorto soltanto ora. Il Pd è nato dall'incontro di due chiese, quella comunista e quella democristiana. Punto e basta. Adesso siamo al bere od affogare, lo dimostrano i tre milioni di partecipanti alle primarie. Finora Rutelli è stato un vertice del Pd, da oggi gli spara a palle incatenate.

La Margherita non rispunterà, promette Rutelli. Ma lo dice fuori tempo massimo. Il suo addio doveva scattare prima delle primarie. Sarebbe stato meno melodrammatico e più serio.

Rutelli è stato atteso sull'uscio del Pd da Casini che mira a prendere assieme a lui 5 milioni di voti. Ma ad occhio e croce, in linguaggio impolitico, forse mettere d'accordo due partiti moderati risulterà alla fine un'impresa non troppo facile, se non verrà un aiuto esterno, magari da Fini. Per arrivare allo scopo, abbattere il partito del cavaliere.

Fra ex dc sanno comprendersi, ma anche terribilmente mettersi in competizione (il verbo odiarsi è forte ma non fuori luogo). Due partiti, uno di Casini ed uno di Rutelli, a quante correnti sapranno dar vita?

Adesso siamo curiosi di sentire quanti Margheritini che seggono in parlamento si schiereranno con Rutelli. Molti sono di antica fede democristiana lavata in quella retorica del "bene comune" che li portava a decretare il superamento della divisione fra destra e sinistra. Il progetto di questo centro che vorrebbe condizionare tutto e tutti, non dà loro ragione, gli offre solamente una nuova casa dove trovare ristoro. Se c'è un centro, ci debbono essere anche le altre zone politiche che quel centro vuol riassumere o superare.

Sfogliando la Margherita, Rutelli dà l'addio a Bersani e gli dice che è un vecchio comunista. Sembra Berlusconi.

[31.10.2009, anno IV, post n. 317 (1037), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 31/10/2009 à 13:30
Par amontanari
Bertoldo fa sapere che anche raccontando cose comiche (in apparenza), si può essere seri. Il Principe lo ha picchiato, lo ha carcerato, Bertoldo è in attesa di giudizio... Per qualche giorno non racconta che cosa avverrà al processo immaginario fra lui ed il Principe.

Le cronache invece narrano di un ragazzo ridotto in fin di vita, poi carcerato, poi morto.

Bertoldo sa essere serio. Non si considera un buffone. Sa che molte persone serie sono dei buffoni, e non si fermano mai. Sino a che arrivano al capolinea dove si trova soltanto il cadavere di un innocente. Massacrato di botte. A cui i medici non hanno guardato la faccia, perché lui la nascondeva sotto il lenzuolo.

 

 

[31.10.2009, anno IV, post n. 316 (1036), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA