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Publié le 16/10/2009 à 17:33
Par amontanari
I calzini del magistrato non piacciano a "Canale 5". Quel magistrato quindi non piace a Berlusconi. Oppure è il contrario?


Blog_16_10



Fateci caso. L'avvocato del cavaliere in tv da Santoro è stato sostituito dalle sue penne vaganti come mine. L'avvocato del "mavalà" che affliggeva gli interventi altrui con un controcanto insopportabile, ha lasciato il posto alle arguzie che celano la "caccia al magistrato" cosiddetto avverso al capo del governo.

Insomma siamo alla giostra. Lascia la scena un protagonista del cavillo, lo rimpiazzano gli artificieri dello scoop. A cui va dato atto che sono più aggraziati soprattutto quando con la massima naturalezza dicono cose inimmaginabili. Come quella sulla cena privata di un magistrato da cui una spiata ha fatto trapelare un di lui parere contro Berlusconi ("dovrebbe dimettersi, dovrebbe andarsene").

Una soffiata elevata a sistema di gestione dell'informazione fa concorrenza alla pretesa della ministra Brambilla di trasformare Berlusconi in un monumento da tutelare attraverso il suo ministero, quello del Turismo.

La giostra gira, e fa girare la testa. E' questo forse l'obiettivo politico del cavaliere per anestetizzare l'Italia. Intanto per raggiungere lo scopo, "Canale 5" ha fatto pedinare quello stesso giudice della cena con spiata, e lo ha mostrato agitato e nervoso. Immaginate perché: doveva spettare il suo turno dal barbiere.
Il testo di "Canale 5" sottolinea che è in preda alle sue consuete "stravaganze". Come documentano scarpe e calzini, è stato aggiunto.
Nella retorica del giornalismo italiano si è affacciato lo sputtanamento anti-magistrato partendo dai particolari del vestiario. Questa è la buona informazione che ci invidiano all'estero.

[16.10.2009, anno IV, post n. 297 (1017), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 15/10/2009 à 18:27
Par amontanari
Finito lo spettacolo il popolo deve riempirsi lo stomaco, non dare di stomaco


Silvio_zalone


La politica italiana si arricchisce ogni giorno di novità che impediscono di guardare tranquilli il palcoscenico, ormai ridotto a ribalta di un teatro dei pupi, sinceramente finti nel loro gesticolare e parlarsi addosso.

Berlusconi da Sofia si incensa: "Io sono troppo buono e giusto e vorrei che me lo riconoscessero".
Il Pd in parte si flagella con il cilicio della Binetti ed in parte si esalta con la proposta di Eugenio Scalfari: le primarie decidano il segretario del partito.

Ma come, tutto verrà cambiato così di fretta e di corsa, dando il potere ai simpatizzanti?
Tra i quali qualcuno ipotizza masse di avversari berlusconiani tesi a destabilizzare i già precari equilibri della compagine del Pd.
A cui un garbato De Magistris ha proposto l'unione sacra, per costituire una alternativa al "regime" onde fermare la disgregazione della Costituzione.

Anche il capo dello Stato ha dovuto dire qualcosa non per esibizione retorica ma necessità politica. Attaccato dal cavaliere sulla questione del lodo Alfano, oggi ha spiegato: "Proseguirò nell'esercizio sereno e fermo dei miei doveri e delle mie prerogative costituzionali".

E' un panorama molto triste, quello che ci sta davanti. Siamo ancora ai discorsi sul "reduce comunista" da parte di un ministro che confonde tra loro due  diverse persone... Il teatrino dei pupi continua. Finito lo spettacolo però il popolo deve riempirsi lo stomaco, non dare di stomaco.

[15.10.2009, anno IV, post n. 296 (1016), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 14/10/2009 à 18:26
Par amontanari
"Tanti misteri, trame e scandali" (Lucia Annunziata), "Un bipolarismo dell'odio" (A. Riccardi)


Andgellibord

Istruttivo il duello tra Ferruccio De Bortoli ed Eugenio Scalfari. Il direttore del "Corrierone" ha accusato il fondatore di "Repubblica" di essere andato tanto tempo fa a casa di Berlusconi con Carlo Caracciolo, "per chiedergli di comprare" una quota della loro casa editrice.

Scalfari smentisce il contenuto dell'incontro (del 1984) che mirava ad ottenere la cessazione di azioni di "dumping" delle tariffe, da parte di Berlusconi (Canale 5 ed Italia 1) contro Rete 4 (Mondadori-Espresso).

De Bortoli lamenta che la vecchia 'difesa' da parte di Scalfari  (8 giugno 2003), fosse soltanto nella seconda parte di un editoriale dedicato a tutt'altro argomento ("Gli allegri cantori del lavoro" era il titolo).

Sappiamo che la predica domenicale di Scalfari ha sempre una coda dedicata ad argomenti extravaganti. In cauda venenum, o dulcis in fundo?
Il fatto è che il pezzo dell'8 giugno 2003 trattava del "CorSera" non in un breve cenno, ma nella seconda parte dell'articolo (11.813 battute) che è lunga (5.131) quasi come la prima (6.682). La chiusa di quel fondo, suona ironica: "Che si vuole di più?".

Oggi FDB nel suo pezzo fa un'accusa pesante contro Scalfari: aver chiesto "in sostanza il fallimento" del "Corriere" (20 settembre 1982).

Il duello fra i due grandi quotidiani di Roma e Milano, è simbolico del caos del nostro periodo storico.
Andrea Riccardi sullo stesso foglio di Via Solferino ci ha lasciato  oggi un'inquietante testimonianza: l'Italia tutta, e non soltanto la sua classe politica, sarebbe in preda ad "un bipolarismo dell'odio".

Per uscirne, Riccardi propone una sola terapia, la cultura, rifacendosi alla ricetta di Luigi Einaudi: le idee nuove nascono non nei parlamenti ma nel Paese ("nei libri, nelle riviste", sui giornali, nelle associazioni).

Tutti, aggiunge Riccardi, dovremmo metterci alla ricerca del "bene comune".
Ma come insegna la vicenda americana della riforma sanitaria voluta da Obama, il concetto di "bene comune" resta troppo indefinito se non ci si ricorda che, nella vita sociale e politica, dominano gruppi che mirano al "loro" bene, non a quello "comune".
Lo stesso Berlusconi ha detto di aver consigliato gli industriali ad investire nella Sanità. Non certo, lo sappiamo bene, per migliorare le prestazioni del Servizio sanitario nazionale...

Ci sono aspetti della nostra vita e della nostra storia, che non vogliamo "leggere" nella loro univoca evidenza. Qualcuno gioca (molti, troppi giocano) alla "tre carte" per imbrogliarci.

Nello scorso marzo citavo un articolo di Piero Ottone dedicato a "Il profondo nero dei misteri d'Italia".
Vi si sosteneva che oggi esiste in Italia "un blocco di potere economico ormai abbastanza omogeneo e molto potente". Che, come ha spiegato Ottone all'inizio del pezzo, è quello dei vincitori messi in marcia da Cefis e sorvegliati poi da Gelli.

Oggi sulla "Stampa", Lucia Annunziata ("I giornali e la politica fragile") scrive: "Un Paese che ha così tanti misteri, trame e scandali, un’Italia che ha più retroscena che scene, è di sicuro un Paese che confessa di essere nelle mani di tanti. Di mafia, potenze straniere, servizi, Opus Dei, massoneria; di tutti, e comunque, eccetto la propria classe dirigente".

Ottone ed Annunziata usano la stessa parola "misteri".
Apriamo un recente volume di Gianni Simoni e Giuliano Turone, "Il caffè di Sindona", a pagina 135: il processo per la bancarotta del Banco Ambrosiano accerta che, "tra le cause del dissesto", ci sono pure le operazioni a favore di Licio Gelli, Umberto Ortolani (per il "finanziamento della Rizzoli e l'acquisizione" del "CorSera"), Solidarnosc e vari partiti politici italiani. Con il coinvolgimento dello IOR vaticano.

Dunque misteri, ce se ne sono stati, ce ne sono e ce ne saranno, ma la buona informazione può aiutare a svelarli. Quanti sono gli italiani che hanno sentito parlare di queste cose?

Ripeto quanto scritto lo scorso marzo nello stesso post in cui citavo Ottone. Riferivo che Pino Nicotri, autore di un libro sul caso di Emanuela Orlandi sostiene: "Non è un intrigo di palazzo, ma un atroce caso di pedofilia".
In risposta ad un lettore, sul web Nicotri accusava "il conformismo servile dei mass media italiani": "E' triste che ogni volta che c’è di mezzo un grande potere ci si allinei così pecorescamente al vento che tira. Poi non ci si può lamentare del discredito che circonda la nostra stampa e le nostre tv (pubbliche e private)".

Troppi in Italia nel mondo dell'informazione giocano come marionette politiche al gioco delle tre carte per imbrogliarci.

Riccardi, per cortesia, ricordi il caso Boffo, nato in ambienti che lei conosce bene. Gli intrighi curiali denunciati da quell'episodio non possono farci concludere che tutta l'Italia è avvelenata come quegli ambienti. Non tutti siamo smemorati, non tutti sottostiamo al "bipolarismo dell'odio".

Riccardi ci spaventa con questa sua storia del "bipolarismo dell'odio", perché non è una diagnosi politica, ma  il frutto di un'esaltazione mistica da crociato. E sappiamo che Riccardi è tutt'altro. Colpa dei nostri tempi, se ha scritto ciò? (Per oggi, de hoc sufficit, l'ho già fatta troppo lunga...)

[14.10.2009, anno IV, post n. 295 (1015), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 13/10/2009 à 17:12
Par amontanari
Chi impedisce dialogo e pluralismo? Non certo l'opposizione

Blog_131009



Aumentano ogni giorno di più gli illustri smemorati che predicano utilmente, ma che ancora più utilmente farebbero bene a ricordare "tutte" le cose della vita politica dei nostri giorni.

Giuseppe De Rita a ragione osserva sul "Corrierone" che "la vita è correlazione", è "un pluralismo dei punti di vista".

Sono sempre stato convinto, sin dai lontani giorni delle scuola pedagogica bolognese del prof. Giovanni Maria Bertin, che la vita nelle sue varie articolazioni debba basarsi sul dialogo. Ne ho scritto varie volte qui sopra. Scusate se mi ripeto.

Luglio 2007. Nel blog di Anna Masera appare un mio breve intervento, in cui sostengo che "occorre ripristinare le condizioni minime di un dialogo politico fra tutti i cittadini. E quindi fra tutti i politici, seguendo come unica stella la Costituzione repubblicana, come ci indicava" appunto il prof. Bertin.

Ottobre 2009. De Rita ha ragione. Però chi non vuole dialogare con "questa opposizione", è lo stesso capo del governo. Come la mettiamo dunque?

Non ci si venga a dire che domina "la prassi dell'antagonismo". Domina l'arroganza di chi non vuole riconoscere la dialettica politica, e definisce "coglioni" quelli che non votano per lui.

Oltre a scegliersi i fedelissimi, il cavaliere vuole anche costruire con le sue mani l'opposizione in maniera tale che essa non veda, non senta e non parli.
Chi è dunque che impedisce dialogo, pluralismo, correlazione?

Si chiede troppo agli illustri intellettuali come De Rita, sperando che arrivino alle giuste conclusioni che ci illustrano, però partendo dai veri dati di fatto?

A proposito di dati di fatto. Oggi Scalfari replica a Ferruccio De Bortoli il quale si era lamentato di non essere mai stato difeso da "Repubblica".
Scalfari colloca anche FDB nella categoria degli smemorati, quando ricorda che l'8 giugno 2003 trattò delle sue "misteriose dimissioni" dal "Corrierone".

Infine, non perché smemorato, ma appunto perché ha distribuito una meritata patente di smemoratezza a Berlusconi, va ricordato Giorgio Napolitano.
Tirato ripetutamente in ballo con fare sguaiato (rispetto beninteso al dettato costituzionale) dallo stesso cavaliere, Napolitano oggi ha detto che già da ministro volle essere "uomo delle istituzioni, non di parte".

Il problema più grave di questo governo è che vuole far tabula rasa del sistema delle istituzioni, cancellando quello vigente in Italia in base alla Costituzione.
Berlusconi ieri è stato chiaro: "Alla democrazia ghe pensi mi". Una chiarezza che rasenta l'oscenità politica perché vuol mandare in soffitta tutti i poteri costituzionali esistenti, da lui considerati nemici, ed impedimento alla sua azione di governo. Che gli è garantita benissimo dal largo consenso popolare che gli ha dato una maggioranza sicura. Ma che vuole di più?

Alla domanda non si può rispondere. Perché gli illustri commentatori ci accuserebbero di essere pericolosi e violenti antagonisti del potere. Di quel potere di cui gli stessi commentatori non registrano le infrazioni ai galatei costituzionali ed alle regole democratiche come quel ridicolo "ghe pensi mi".

[13.10.2009, anno IV, post n. 294 (1014), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 12/10/2009 à 17:07
Par amontanari
Negli Usa i comici sono considerati un "termometro del Paese" e non come da noi una minaccia alla democrazia

Blog_einaudi


Negli Usa i "comici della notte" sono "il termometro del Paese". In Italia sono considerati pericolosi nemici del governo, i soliti comunisti da strapazzo.
I "comici della notte" americani non sono presi sottogamba dal loro presidente. Da noi talora sono licenziati, spesso e volentieri sono considerati dei mentecatti. E derisi, se non addirittura compatiti come razza inferiore.

Obama premio Nobel, scrive Alessandra Farkas sul "CorSera" di oggi,  è stato il più grande regalo che quei comici americani potessero avere. Non soltanto loro, ma pure i vignettisti dei maggiori quotidiani degli Usa.

In Italia, ci vorrebbe un Obama. Così potremmo risparmiare penose tiritere. Ci scusi Ferruccio De Bortoli, un direttore che stimiamo.
Il suo editoriale sul "Corrierone" di oggi in risposta a Scalfari (che aveva controbattuto all'attacco dello stesso FDB contro "Repubblica"), ci conferma nella convinzione che in certo giornalismo odierno si faccia troppa ricerca dell'ago anche in mancanza del pagliaio.

Ha ragione FDB nel richiamare Luigi Einaudi e nell'auspicare "una buona e corretta informazione".
Tale l'informazione può essere però, soltanto se non si considera chi scrive cose diverse da quelle del "Corrierone", un appartenente alla pattuglia che indossa una divisa e porta un elmetto.

FDB si smentisce nel suo fondo, ma lo fa con le migliori intenzioni "corrieresche", quando invoca come necessaria una "tregua".
Tregua tra un capo del governo che urla e sbraita da una parte. E dall'altra i giornali che debbono fare, aggiunge FDB "il proprio dovere, sino in fondo".

Ma     questo "dovere" tocca soltanto a chi controbatte al presidente del Consiglio? I "suoi" giornali possono ovviamente seguitare a diffamare? Il caso del direttore di "Avvenire" è nato fra le pagine del "Giornale" di proprietà del fratello del presidente stesso. Ed allora?

(A proposito di "buona e corretta informazione". Enzo Costa su "l'Unità" propone che i sondaggi di Pagnoncelli non mirino soltanto alle opinioni delle persone ma anche alla loro informazione sui fatti. Ha ragione.)

FDB attacca, in una risposta di pagina 12, Scalfari per l'editoriale che considera "ingiusto ed insultante". FDB ricorda poi la condanna per quel termine "avvocaticchi" appiccicato ai legali del premier. Onore al merito.
Ma Scalfari è impensabile come un esagitato predicatore domenicale che mira a trascinare le folle. Il primo passo verso un'informazione "buona e corretta" non dovrebbe essere proprio quello di considerare lecito a chi la pensa diversamente di esprimere il proprio pensiero?

Il punto più caldo di Scalfari è quello in cui accusava il "Corriere" di essere "un giornale liberale ridotto a pietire un riconoscimento al merito dal peggior governo degli ultimi centocinquanta anni di storia patria, Mussolini escluso". E ad attaccare "Repubblica".

Scalfari aveva anche citato un editoriale di Barbara Spinelli di qualche settimana fa. Noi ricordiamo bene quello di maggio, sulla "mala informazione": "Il cittadino è molto male informato, e la mala informazione è una delle principali sciagure italiane".

FDB, come si è visto, cita Luigi Einaudi. Possiamo aggiungere che il grande scrittore e presidente della Repubblica chiamò una raccolta dei suoi scritti con il significativo titolo di "Prediche inutili"?

La foto di Luigi Einaudi è del sito del Quirinale.

[12.10.2009, anno IV, post n. 293 (1013), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA