Ha ragione Gian Antonio Stella, la scuola dovrebbe essere la stella polare della società.
Intervistato da Andrea Romano sulla "Stampa" di oggi, il giornalista e scrittore del "Corriere della Sera" analizza l'esito elettorale, partendo dalle premesse del suo lavoro di denuncia della "casta" politica.
"La casta" è il libro (un milione e 200 mila copie vendute) che ha scritto assieme a Sergio Rizzo, con il quale ha appena pubblicato "La deriva".
Ovviamente ad un successo editoriale ne deve seguire un altro, è la legge del mercato. Per cui dopo "La deriva" l'editore dovrà studiare un altro titolo (il materiale non manca), ad esempio "Indietro non si torna", oppure "Del doman non v'è certezza". Andrebbe bene persino "Fughe in avanti", oppure "Le ombre del passato". Tanto i lettori si abituano alle firme, non ai contenuti dei libri.
Saranno tutti successi, che lentamente anestetizeranno gli autori ed i lettori fino a che persino Stella e Rizzo dovranno svegliarli usando i sistemi dialettici alla Beppe Grillo. Gli auguriamo di cambiare strada prima di una siffatta esibizione (o resa) culturale.
Documentati ed attenti ai fenomeni, arguti ed intelligenti, i due autori raccolgono perizie su ciò che Benedetto Croce chiamava "il cadavere della Storia", ovvero la cronaca.
Oggi come oggi, a breve distanza da un risultato elettorale su cui si legge di tutto, e molto spesso di superficiale, un libro scritto prima del voto non può dir nulla di nuovo se non suggerire la considerazione (purtroppo molto ovvia) che alla fine la casta è rimasta dove era, come recita il titolo dell'intervista odierna di Romano a Stella.
Come invertire la "deriva"? A questo punto Stella dà la risposta da cui ci siamo avviati dandogli ragione: "Partirei naturalmente dalla scuola, dal ripristino dell’educazione civica. Fatta sul serio. E lì che si può ricostruire il nostro senso di cittadinanza e responsabilità. Innanzitutto cancellando la logica delle sanatorie che ha dominato questi ultimi decenni".
Caro ed esimio Stella, nei programmi ministeriali l'Educazione civica è come l'Araba fenice. E' prevista, ma nessuno la insegna. Dovrebbe servire soltanto ad illustrare la Costituzione e l'organizzazione dello Stato.
Per fare ciò che lo Stato stesso richiede, io ho commesso sempre un reato. Dedicavo all'Educazione civica un'ora settimanale sottraendola ad Italiano, per non sottrarre alla Storia nulla dei suoi 120 minuti settimanali.
Ma, caro Stella, se lei intende per "educazione civica" qualcosa che vada al di là di queste linee ministeriali, cioè l'assieme di un'opera formativa dei giovani affidati alla scuola, allora cominciano le rogne.
Perché la scuola è l'anello debole ed ultimo della catena sociale. Non è la scuola che educa alla società, ma la società che rovina la scuola.
Per cui (e chiudo il discorso non per mancanza di argomenti ma per non tediare vieppiù quei pochi volenterosi che fossero giunti sin qui), per cui bisognerebbe dire che la sua, esimio Stella, resta un'utopia, una nobile utopia, a cui la società non crede.
Non crede da sempre o non crede più soltanto quella contemporanea? Altro problema...
Ci potrebbe scrivere sopra un bel libro, tanto ai pedagogisti oggi nessuno presta orecchio.
[Anno III, post n. 128 (505), © by Antonio Montanari 2008]



