Caro Pierangelo Sapegno.
Ieri sera sono stato profetico (è soltanto questione di culo, se mi passa la parola, non d'intelligenza).
Ho scritto un post "Sole nero" in cui sottolineavo come dalla cronache della Rimini turistica emergesse soltanto un volto criminale. Che non è tutto e che non giova all'immagine propagandistica della nostra riviera.
Lei oggi, autorevolmente per la sua firma e per la testata in cui appare, conferma ad abundantiam il mio povero scritto. Titolo della pagina della "Stampa": "Tutta un'altra Rimini. Prostitute cacciate, discoteche chiuse: lo sballo è in crisi, la città guarda alle famiglie".
Storicamente, Rimini ha sempre "guardato alle famiglie". Anche se poi quelli con il "brillore da Sangiovese" di cui lei parla, hanno imposto il modello folle dello sballo.
Ma questo è un discorso troppo lungo e serio da fare di primo mattino.
Per cui mi soffermo soltanto su una didascalia, che evidentemente non è opera sua (come invece collocare il nuovo Palacongressi alla Fiera: alla vecchia Fiera, va precisato, perché anche essa ha cambiato sede, e pure questo sarebbe un lungo discorso politico da fare sulla questione urbanistica riminese, che si allaccia a quella dei progetti di cui lei parla per il lungomare...).
Dunque la didascalia. Soggetto il Kursaal del 1873: "verrà ristrutturato..." Ma dove se non c'è più dal dopoguerra? Prima le bombe e poi gli uomini a smontarlo mattone dopo mattone perché era simbolo dei "ricchi" che dovevano scomparire nella nuova società da costruire anche in Italia come in Unione sovietica...
«Quella bruttura del Kursaal» disse il sindaco comunista di Rimini nel 1948... Qui si può leggere la ricostruzione della vicenda.
Cari saluti e scusi l'ardire del presente post. Buon lavoro
Ieri sera sono stato profetico (è soltanto questione di culo, se mi passa la parola, non d'intelligenza).
Ho scritto un post "Sole nero" in cui sottolineavo come dalla cronache della Rimini turistica emergesse soltanto un volto criminale. Che non è tutto e che non giova all'immagine propagandistica della nostra riviera.Lei oggi, autorevolmente per la sua firma e per la testata in cui appare, conferma ad abundantiam il mio povero scritto. Titolo della pagina della "Stampa": "Tutta un'altra Rimini. Prostitute cacciate, discoteche chiuse: lo sballo è in crisi, la città guarda alle famiglie".
Storicamente, Rimini ha sempre "guardato alle famiglie". Anche se poi quelli con il "brillore da Sangiovese" di cui lei parla, hanno imposto il modello folle dello sballo.
Ma questo è un discorso troppo lungo e serio da fare di primo mattino.
Per cui mi soffermo soltanto su una didascalia, che evidentemente non è opera sua (come invece collocare il nuovo Palacongressi alla Fiera: alla vecchia Fiera, va precisato, perché anche essa ha cambiato sede, e pure questo sarebbe un lungo discorso politico da fare sulla questione urbanistica riminese, che si allaccia a quella dei progetti di cui lei parla per il lungomare...).
Dunque la didascalia. Soggetto il Kursaal del 1873: "verrà ristrutturato..." Ma dove se non c'è più dal dopoguerra? Prima le bombe e poi gli uomini a smontarlo mattone dopo mattone perché era simbolo dei "ricchi" che dovevano scomparire nella nuova società da costruire anche in Italia come in Unione sovietica...
«Quella bruttura del Kursaal» disse il sindaco comunista di Rimini nel 1948... Qui si può leggere la ricostruzione della vicenda.
Cari saluti e scusi l'ardire del presente post. Buon lavoro
[Anno III, post n. 246 (623), © by Antonio Montanari 2008]
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