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Publié le 10/03/2009 à 16:48
Par amontanari
Publié le 10/03/2009 à 16:48
Par amontanari
"Folle, armato lasciato libero di uccidere". Il titolo che apre l'edizione nazionale della "Stampa" ha qualcosa di più del carattere locale. La tragedia è avvenuta a Torino. Ma è simbolo di una realtà nazionale. Quella di uno Stato malato d'inefficienza in cui il morbo provoca un contagio letale. Un padre ucciso, la figlia ferita gravemente.
Ma è lo stesso morbo che risalta nella prima pagina di "Repubblica" per una cronaca molto diversa, ma egualmente frutto di quell'inefficienza: "Così si moriva nella casa degli orrori". Una casa che è un istituto di ricovero, con dodici persone scomparse e quindi "possibili omicidi". Un ricovero "per derelitti e ripudiati di ogni specie". Simboli e vittime di uno Stato ormai derelitto e ripudiato da chi dovrebbe per dovere istituzionale farlo funzionare. Non dateci dei pessimisti.
Sulla "Stampa" del 5 marzo Lucia Annunziata ha firmato un fondo molto onesto, "Giustizia è sfatta". Diciamo onesto perché non chiama in causa soltanto i guasti della macchina giudiziaria, con le indagini italiane "ampiamente carenti anche quando si tratta di crimini comuni". Ma coinvolge pure il mondo a cui l'autrice appartiene: "Troppo spesso noi giornalisti facciamo da acritica cassa di risonanza delle indagini. Una responsabilità che ci è stata già rinfacciata. E che ci prendiamo".
I quotidiani non sono una sacra bibbia. Per molti motivi. Non lo debbono essere per i lettori che vi si devono accostare con la consapevolezza che la "verità" di un giorno può trasformarsi in "bufala" la mattina successiva. Ma i quotidiani non debbono essere considerati portatori di valori assoluti anche da parte di chi li fa. "La Stampa" ha pubblicato un articolo di Sebastiano Vassalli su Leopardi che non leggeva bene il testo originale Ho inviato una breve e cortese lettera, ma non è stata pubblicata. Andava contro il parere di uno scrittore ovviamente considerato intoccabile, e nessuno poteva permettersi di documentare come esso fosse più che infondato, del tutto errato.
Pensiamo che se questo succede per una frase di Leopardi, ancor meglio può accadere per discorsi più seri. Per cui ha fatto bene Lucia Annunziata a scrivere che "troppo spesso" i giornalisti fanno "da acritica cassa di risonanza"... Non soltanto alle indagini, ma a ciò che politicamente sta loro dietro, ci permettiamo di aggiungere.
[10.03.2009, anno IV, post n. 72 (792), © by Antonio Montanari 2009. Mail] Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it gruppobloggerlastampa
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Publié le 10/03/2009 à 16:47
Par amontanari
Virginio Rognoni, ministro dell'Interno fra 1978 e 1983, ha scritto domenica scorsa sul "Corriere della Sera" un pezzo che merita di essere ripreso.
Partendo dal finanziamento pubblico per un film sugli anni del terrorismo in Italia, Rognoni tratta di una questione fondamentale, oscurata da chi allora sparava contro i "servi dello Stato": la "tenuta democratica del Paese". Tenuta che fu resistenza a quel terrorismo, e provocò la sconfitta della violenza.
L'Italia è uno strano Paese. Tutto è dimenticato, riciclato, mascherato. Dopo il 25 luglio 1943 nessuno era stato fascista, se non quei pazzi che poi aderirono alla Repubblica di Salò seminando altra violenza e altro sangue, e provocandone altro per le vendette sino a dopo la conclusione della guerra. Ciò non ha impedito a molti di loro di vivere gloriosamente come esempi perfetti di uomini democratici, sino addirittura per certuni al premio recente del laticlavio repubblicano.
Forse per queste caratteristiche italiche, ispirate ad un egoismo machiavellico (ma pure bertoldesco), i conti con la Storia da noi non sono mai fatti con un minimo di serietà, nella serena consapevolezza che tutto passa e la memoria è labile. Restano sul terreno i martiri. Si chiamino essi soldati di Cefalonia, militari spediti in Russia o servitori di quello Stato che il terrorismo voleva distruggere, ebbro di ispirazioni leniniste spesso condivise da molti nelle premesse ma non nelle "espressioni" pratiche.
Ricordiamolo. Tanti "nipotini di D'Annunzio" (definizione credo di Leo Valiani), in quella che si chiamava allora sinistra extra-parlamentare, sostenevano essere il terrorismo un strumento utilizzato dalla classe dirigente al potere per soffocare le "lotte operaie". Alla miopia di tanti giovani corrispondeva parallela se non addirittura convergente, quella di molta parte del mondo imprenditoriale che non sapeva leggere nelle questioni sindacali l'espressione democratica di settori dell'opinione pubblica altrimenti esclusi dalla partecipazione al dibattito politico. Fatto salvo il giudizio negativo sulle degenerazioni violente che anche in quella espressione democratica si dovettero allora registrare.
E poi ci furono anche le anime (in apparenza) candide e un po' troppo volpine (nella realtà) che si vantavano di una posizione terza, immacolata da ogni contagio, né con lo Stato né con le BR. Nel lavoro quotidiano davanti al crollo delle vecchie certezze, dovemmo difendere (parlo, per esperienza personale, della scuola) non l'indifferenza sostenuta dai pensatori raffinati ed astratti, ma lo Stato con la semplicità di chi non vedeva altra salvezza se non nella democrazia.
Ecco perché è nel giusto Rognoni quando richiama la "tenuta democratica del Paese" in quegli anni di piombo. Le cui vittime dovrebbero essere ricordate non per chiudere la bocca a quanti allora usarono la ragione delle armi anziché le armi della Ragione, ma per riaffermare un principio fondamentale: non si possono confondere le vittime con i carnefici. Possiamo cedere ai ciarlatani per altre cose, ma non su queste che debbono costituire la base della "memoria ufficiale" di uno Stato.
Rognoni parla di "memoria espressa condivisa". Da politico navigato sa che ciò va auspicato, ma spesso (forse sempre) non è possibile ottenere. Più modestamente, da cittadino qualsiasi ("semplice cittadino" dicevano una volta i giornali), ricorro ad una formula che può senza dubbio urtare, "memoria ufficiale". Spiego quell'aggettivo: "ufficiale" perché lo vuole la Costituzione, lo vogliono le sue regole, il sacrificio di quanti, per far nascere quella Costituzione, persero la vita o lottarono con il silenzio del rifiuto o con le armi, contro i seguaci di una dittatura che costò tanto al nostro Paese.
La democrazia italiana nata dalla Resistenza, ha saputo sconfiggere il terrorismo, ci spiega giustamente Rognoni. E noi abbiamo oggi un capo del governo che, se non erro, non ha mai partecipato alle celebrazioni del 25 aprile. Non ce lo ha mai spiegato, ma un perché ci deve essere. C'è senz'altro. Assieme a quello della mancata risposta sulla questione. Nella Storia tutto si tiene. Ed è proprio un governo di centro-destra ad aver finanziato o a stare per finanziare un film come quello citato da Rognoni. Contraddizione? Forse fumo negli occhi per dimostrare che la violenza del terrorismo è la sigla etica di chi si oppone al volere dei capi che ci governano? Forse più che una domanda è la certezza di un diabolico piano contro quella "tenuta democratica" illustrataci giustamente da Rognoni.
[10.03.2009, anno IV, post n. 71 (791), © by Antonio Montanari 2009. Mail] Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it gruppobloggerlastampa
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