Précédent Créer son blog Suivant Signaler un abus Noter :  
Ma photo
Notizie/News
Trafic
1 connecté
74791 visiteurs
Mon calendrier
< Oct. 2007 >
L M M J V S D
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031    
Publié le 10/10/2007 à 18:42
Par amontanari

Prodiberlchiesa Una semplice verità, quella enunciata ieri da Flavia Prodi, circa le avances veltroniane alla signora Veronica Berlusconi. Tra i due poli, ci sono troppe differenze: «Una cosa è il rapporto costruttivo tra maggioranza e opposizione, una cosa è dire che non ci siano più contenuti propri nei due schieramenti. E visto che siamo qui a parlarne, basti pensare all’idea di welfare dell’opposizione, molto diversa dalla nostra». Così nell'intervista apparsa stamani sulla «Stampa».

Semplice verità che ovviamente desterà scandalo in quanti mirano all'unità dei cattolici all'insegna della facile etichetta del «bene comune» già al centro del mondo ecclesiastico italiano da tanto tempo. E ritornato alla ribalta anche per un complicato editoriale di ieri di «Avvenire», riassumibile nel sottotitolo: «Neoliberismo e neostatalismo sono come una morsa che toglie spazio a una vera sussidiariete ad un’attenzione alla persona che non sia solamente retorica».

Le poche parole della signora Prodi agiteranno più di qualche monsignorino della Segreteria di Stato.
Non me lo invento io, ricalco semplicemente un testo di don Gianni Baget Bozzo («il Giornale», 11 agosto 2006): «Prodi fa parte della corrente dossettiana, ostile all'unità dei cattolici nella Dc, e ha creato a Bologna un centro culturale cattolico contrario alla direzione vaticana della Chiesa italiana».

Aggiungeva Baget Bozzo: «La Chiesa è impegnata in una battaglia culturale sui temi della vita e della famiglia: e, rispetto a questi, Prodi compie la scelta del "cattolicesimo adulto". La Civiltà Cattolica, nel suo ultimo editoriale, ha condannato i cattolici "adulti" come una espressione del laicismo nella società italiana. Non a caso Prodi ha dato di sé quella definizione andando a votare in occasione del referendum sulla procreazione assistita».

La signora Prodi non rientra in nessuna delle due categorie teoriche enunciate da «Avvenire», neolibersimo e neostatalismo, ma in quella non presa in considerazione dal quotidiano milanese: la categoria del buon senso che vede le differenze che invece don Gianni Baget Bozzo ed i suoi monsignorini non vogliono sottolineare, auspicando un'unità dei cattolici che si è dimostrata impossibile nei fatti. Quando i più strenui difensori dei valori della famiglia, erano quelli che la dottrina della Chiesa definiva un tempo «pubblici peccatori» per le loro storie sentimentali.

Sono convinto che ognuno abbia diritto a fare quello che vuole se non offende la legge, tra le mura di casa. Ma non si spaccino per libertini i tipi i coniugi Prodi.
Le differenze fra i Poli esistono, come dice la signora Flavia. Nessun editto emesso tra le mura leonine potrà eliminarle.
Il teorico del «bene comune» (che trova seguaci in capolista regionali della lista Veltroni!) aveva scritto anche che «l'unità dei cattolici si ricrea attorno ad una nuova cultura politica».

Ovviamente quella cultura politica, negando differenze di interessi e di traguardi, farebbe un frullato in cui non si distingue ciò che anche evangelicamente occorre tener distinto.
Lo ha detto il papa il 23 settembre a Velletri: «La vita è in verità sempre una scelta: tra onestà e disonestà, tra fedeltà e infedeltà, tra egoismo e altruismo, tra bene e male». I papisti non lo ricordano?

Publié le 10/10/2007 à 18:41
Par amontanari
In Italia c'è un fenomeno preso poco sul serio: il nonnismo. Non nel senso antico degli scherzi da o di caserma.
Ma nel senso del potere dei nonni.
Potere delegato dalle famiglie che ne hanno bisogno, per i motivi che conoscono tutti.
Potere che si trasforma in un condizionamento psicologico dei nipotini che, se non vengono viziati, cade il mondo.
Basta vedere i quasi neonati al supermercato che reclamano dalla nonna la merendina 'supergrassa', e la ottengono immantinenente senza nessuna opposizione.
Non ci sono più le nonne di una volta, che i dolci li facevano in casa facendo risparmiare al portafoglio ed alla salute...
Non prendetemi per un passatista. Ma pensate anche a tutti i cambiamenti che avvengono, e dei quali i signori ministri non parlano perché loro in casa con gli stipendi che si ritrovano, hanno baby sitter e cameriere, e non hanno le necessità di noi gente comune.
Quasi 50 anni fa il mio professore di Pedagogia all'Università, Giovanni Maria Bertin, scriveva in un trattato sul carattere, che la maturità di una persona si vede da tre scelte: politica, professionale, matrimoniale.
Dobbiamo credo renderci conto di come sono inguaiati i giovani di oggi tra lavoro precario od assente, mille partiti che cantano al vento, ed un'idea di famiglia ancora da definire: non è quella dei nonni (ferrea), né quella dei padri (di certi padri o di certe madri del '68) libera, libertina, da «comune» come dicevano allora i 'cinesi' (da non confondere con Cofferati di oggi).
Come giudicare maturo un giovane oggi?
Che cosa scriverebbe un pedagogista oggi in un trattato come quello uscito 50 anni fa?
Sarei curioso di leggere queste vostre opinioni...