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Publié le 11/12/2008 à 18:29
Par amontanari

Il "Corrierone" di oggi chiude un corsivo in prima pagina (intitolato "Una grave contraddizione") tirando le orecchie al capo de governo.

Con il suo atteggiamento di rifiuto del dialogo con l'opposizione circa il  ventilato cambiamento della Costituzione, Berlusconi non soltanto si contraddice, ma commette "il peggiore degli errori".

Ezio Mauro osserva su "Repubblica" che il lodo Alfano è stato "digerito passivamente dall'Italia con il plauso compiacente della stampa 'liberale' ormai acquisita al pensiero unico ed alla logica del più forte".

Resto convinto che, per il lodo Alfano, non ci sia soltanto il problema della stampa "liberale". Perché è stato firmato sul Colle? Non si sono accorti che un passo ricalca un articolo del lodo Schifani già 'condannato' dalla Corte costituzionale?

Il problema, dunque, non è soltanto quello della stampa "liberale" arresasi al pensiero unico. Ma pure quello della stampa "democratica" che dice e non dice, come se la colpa del lodo Alfano fosse appunto soltanto dei giornali conservatori.

Massimo Giannini nel suo volume "Lo statista" dedicato a Berlusconi, riserva l'ultimo capitolo alla crisi del Pd e di Veltroni. Ha ragione su questa crisi.
Ne ho parlato spesso nei miei post. Vecchi amici che militano nel Pd e occupano degnamente posti di responsabilità nella gestione politica ed amministrativa della città, quando m'incontrano si girano dall'altra parte.
Semplicemente ridicoli. Stanno, tutti assieme, rovinando l'Italia, e pretendono il silenzio? Sono eguali a Berlusconi?

****

I grandi opinionisti conservatori si sono arresi all’evidenza. Non possono più tacere sugli errori dei loro idoli politici. Ma non possono neppure andarci giù in modo pesante. Per cui indorano la pillola, tirando loro delicatamente le orecchie. Fingono di elogiarli. Ma poi ne dicono tutto il male possibile. Basta leggere in trasparenza gli scritti di questi commentatori.
Due esempi, entrambi tratti dal “Corriere della Sera”.

Sabato 29 novembre, Piero Ostellino intitolava: “Salvate il soldato Giulio dalla sua intelligenza”.
Era in sostanza l’invito al lettore a diffidare dell’intelligenza del ministro Tremonti. Come si ricava dal passo in cui si dice di lui che “come filosofo, i giudizi sono preoccupanti e preoccupati”.

Giovedì 4 dicembre, Sergio Romano  pubblicava un fondo dedicato al “Tallone del seduttore”, ovvero Berlusconi che aveva sentenziato che i direttori del “Corriere” e della “Stampa” avrebbero dovuto “cambiare mestiere”.
Alla fine Romano componeva un agghiacciante ritratto del nostro capo di governo: un uomo senza stile, incapace di fornire all’opinione pubblica all’opinione pubblica “un modello di serietà, equilibrio, riserbo e, soprattutto, misura verbale”.

Conserveremo questi due articoli come preziose testimonianze dell’involuzione politica italiana. Provocata da chi ha raccolto molti voti nelle urne e molti consensi nei sondaggi proprio perché rappresenta benissimo l’Italia chiassosa e fanatica che non ragiona sulle cose, ma sbraita offendendo chi non la pensa allo stesso modo. E favorita, questa involuzione, dai grandi pensatori politici del grande giornalismo conservatore che si nutre di citazioni e di fantasmi del passato.