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Publié le 14/03/2008 à 17:51
Par amontanari
2623In quella parodia del carnevale di Viareggio a cui ormai si è ridotta la campagna elettorale in Italia, ci mancava soltanto (come ciliegina sulla torta) l'arrivo in gara del signor Emanuele Filiberto di Savoia.
A Milano ha dichiarato (lo scrive stamani su "La Stampa" Chiara Beria di Argentine): "All'Italia non voglio chiedere niente, voglio solo dare". Per questo si candida.

 

Grazie del pensiero, ma non si disturbi. Da lei non vogliamo nulla. Di lei non ci fidiamo. Lei forse non lo sa, ma fu un Savoia che si fece trascinare nella rovinosa guerra del 1940-1945, lo stesso re d'Italia che firmò le leggi contro gli ebrei nel 1938.
Quindi, signor Emanuele Filiberto ci risparmi dichiarazioni da starlette in calore ed in cerca di pubblicità. Glielo dice uno che è nato nel 1942, e la prima immagine che ha memorizzato è quella di una jeep nell'ultimo dei quattordici sfollamenti a cui è stato costretto sotto le bombe. Con la guerra abbiamo perso tutto, abbiamo salvato soltanto una valigetta con le fotografie di famiglia. Abbiamo portato i calzoni alla zuava con le pezze al culo non perché andasse di moda, come adesso è per i pantaloni stracciati delle grandi firme.

Signor Savoia, resti nel suo vuoto pneumatico mentale dimostrato dal fatto che per rispetto verso quel bisnonno che insediò Mussolini nel 1922 (mai sentito parlare di "marcia su Roma"?) e che lo arrestò nel luglio 1943, non evita di stringere mani che non dovrebbero avere molta simpatia nei suoi confronti, quale ultimo erede di quella dinastia che tradì il duce, come dicevano una volta i nostalgici della Buonanima.
Ma lei dell'Italia conosce soltanto le notizie del campionato di calcio. Inutile spiegarle tante cose. Un solo invito, pressante cortese e soprattutto democratico: "Indietro, Savoia". Non c'è trippa per gatti.


[Anno III, post n. 79 (456)]