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Publié le 15/08/2008 à 17:56
Par amontanari
Come al solito, sotto qualsiasi governo, a qualsiasi latitudine, si segua il calendario romano oppure quello ambrosiano, in Italia è difficile (se non impossibile) discutere di un qualsiasi argomento politico con quel minimo di calma che dovrebbe escludere le aggressioni personali ed i travisamenti dei dati di fatto.
Un giornalista di "Famiglia cristiana", Beppe del Colle, riporta una frase dalla rivista francese dei Gesuiti "Esprit": "gli italiani sono incredibilmente duri contro i romeni e gli zingari". Ed aggiunge di suo: "Speriamo che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo".
Il tutto diventa nel dibattito pubblico nostrano: "Famiglia cristiana" accusa il governo Berlusconi di essere fascista.
Miopia della stampa italiana, pigrizia intellettuale dei politici, tutto va bene: ma poi se si muove persino "il Vaticano"... Ed allora c'è da pensare che pure al di là delle mura leonine hanno preso fischi per fiaschi, arrivando addirittura alla autorevole dichiarazione di padre Lombardi che non potendo dire altro sostiene la cosa più ovvia di questo mondo: "Famiglia cristiana" non rappresenta nè il Vaticano né la Cei.
Ma nessuno, adulto e vaccinato, lo ha pensato. Per cui il direttore del settimanale dei Paolini ha facilmente puntualizzato: "Mai ci siamo sognati di rappresentare ufficialmente il Vaticano o la Cei, che hanno loro organi ufficiali di stampa: l'Osservatore Romano e l'Avvenire".
Al direttore del settimanale sono state indirizzate quintalate di improperi, ivi compresa l'accusa di essere un gaudente perché si trovava in qualche zona di mare.
Il prof. Luca Ricolfi ha scritto oggi un bel fondo sulla "Stampa". Prima ha richiamato la sana ricetta di Luigi Einaudi, "Conoscere per decidere". Ma poi si è fatto avvolgere pure lui dal fascino della polemica, osservando: "L’aggettivo «fascista», che quand’ero studente universitario veniva brandito contro chiunque la pensasse diverso (dal politicamente corretto del momento), viene ora dissepolto dal settimanale Famiglia Cristiana per stigmatizzare alcune decisioni del governo in carica, in particolare sull’esercito per le strade, le impronte ai bambini rom, la social card di Tremonti (bollata come «carità di stato»: paura di perdere il monopolio, cara Chiesa?)".
Come si è visto Beppe Del Colle non ha usato l'aggettivo "fascista" per "stigmatizzare alcune decisioni del governo in carica". Ma ha soltanto riportato un sospetto di "Esprit", augurandosi che esso non sia vero ("Speriamo che non si riveli mai vero il suo sospetto che stia rinascendo da noi sotto altre forme il fascismo").
Il quotidiano cattolico "La Croix" ha ripreso un lancio AFP in cui si legge: "Mercredi, l'éditorialiste, Beppe Del Colle, a rappelé à l'attention de M. Giovanardi les inquiétudes du Parlement européen, citant aussi la revue jésuite française Esprit qui avait parlé du "ton incroyablement dur des Italiens" envers les Tziganes et les Roumains".
Non sono riuscito a trovare sul sito di "Esprit" il testo citato da Del Colle.
C'è forse un accenno indiziario nell'editoriale dell'ultimo numero (08-09/2008): "Il aborde deux phénomènes paradoxaux (la "barbarisation du bourgeois" et l'"embourgeoisement du barbare") qui manifestent bien l'effacement des frontières traditionnelles entre démocraties libérales et État autoritaires". Se qualche lettore ha sottomano il numero di agosto-settembre di "Esprit", può illuminarci con una citazione esatta e completa.
Una curiosità della serie "non si muove foglia...". Mentre a Beppe del Colle le forze di governo hanno indirizzato la classica e ammuffita accusa di "catto-comunismo" (immemori delle critiche che il suo settimanale aveva rivolto al precedente governo di centro-sinistra), oggi Fabio Martini su "La Stampa" ricostruisce il retroscena della crisi dell'esecutivo guidato da Romano Prodi, riprendendo una notizia relativa al cardinal Bagnasco. Ore 17:05 del 21 gennaio 2008, l'Ansa batte una dichiarazione del porporato presidente della Cei: l'Italia è "sfilacciata" e ridotta a "coriandoli". Nessuno parlò allora di catto-fascismo...
Altri interventi di Bagnasco, citati nel mio blog (cerca tutto con Google): - maggio 2007, denuncia la povertà che si diffonde in grandi fasce della popolazione; - ottobre 2007, si chiede lavoro stabile per creare famiglie fondate sul matrimonio; - gennaio 2008, l'Italia ha bisogno di serenità;- maggio 2008, sull'importanza del ruolo degli immigrati nella nostra società.
[Anno III, post n. 254 (631), © by Antonio Montanari 2008]
gruppobloggerlastampa
Publié le 15/08/2008 à 17:55
Par amontanari
Ieri, Bassam Abu Sharif, ex portavoce del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, in un'intervista al "Corriere della Sera" confermava quanto si sapeva già da tempo. Esisteva al tempo di Aldo Moro un patto segreto fra l'Italia e lo stesso Fronte: "Ci veniva concesso di organizzare piccoli transiti, passaggi, operazioni puramente palestinesi, senza coinvolgere italiani. Dovevamo informare le persone opportune: stiamo trasportando A, B, C... Dopo il patto, ogni volta che venivo a Roma, due auto di scorta mi aspettavano per proteggermi. Da parte nostra, garantivamo anche di evitare imbarazzi al vostro Paese, attacchi che partissero direttamente dal suolo italiano".
Lo scorso 8 luglio, in un'intervista concessa ad Aldo Cazzullo per lo stesso quotidiano di via Solferino, Francesco Cossiga aveva ribattezzato quell'accordo segreto fra Italia e FPLP come "lodo Moro". Aggiungendo: «La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della "resistenza palestinese" che, autorizzata dal "lodo Moro" a fare in Italia quel che voleva purché non contro il nostro Paese, si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo. Quanto agli innocenti condannati, in Italia i magistrati, salvo qualcuno, non sono mai stati eroi. E nella rossa Bologna la strage doveva essere fascista. In un primo tempo, gli imputati vennero assolti. Seguirono le manifestazioni politiche, e le sentenze politiche".
Oggi Francesco Cossiga torna sull'argomento con una lettera al "Corriere della Sera", impaginata assieme ad un servizio in cui parla Giovanni Pellegrino, già presidente della Commissione stragi. Pellegrino ricorda che, dell'accordo con il FPLP, accenna lo stesso Aldo Moro in una lettera durante la sua prigionia: "Noi con i palestinesi ci regoliamo in altro modo" aveva scritto.
Cossiga con quel suo stile che mescola amare verità a sottili ironie, dice sostanzialmente queste cose:
- del "patto di non belligeranza segreto" fra Italia e FPLP Cossiga ha saputo "non da carte o informazioni ufficiali" che gli "sono state sempre tenute segrete"; - Aldo Moro gestiva personalmente i servizi segreti "saltando la scala normale gerarchica"; - non è la classe politica al governo o in parlamento a guidare i servizi, ma succede il contrario: la riforma se la faranno "loro" (ovvero i servizi), spiega Cossiga, "quando vorranno e come riusciranno a farla anche in relazione ai rapporti di forza, non certo determinati del potere politico!"; - infine: "E non pretendano i politici di conoscere i veri segreti di Stati: purtroppo non c'è più neanche la vigilanza del Partito Comunista che qualche volta ce ne metteva a parte!".
Chissà se trascorso il ferragosto e chiuse le feste di partito, i nostri politici troveranno tempo e modo per chiarire le questioni poste da Cossiga sul problema dei rapporti tra parlamento, governo e servizi segreti. Le scomode verità ricordate da lui oggi nella lettera al "Corriere della Sera", non ammettono che non se ne parli, al di là della questione della strage di Bologna che viene legata a quel patto segreto.
Cossiga aveva detto, sempre al "Corriere" l'8 luglio, come abbiamo già riportato: "La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della "resistenza palestinese", che si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo". Ieri Bassam Abu Sharif nella sua intervista lo ha smentito categoricamente: "Non c'entriamo niente. Nessuno ordine è venuto da me. Il massacro non ha niente a che vedere con organizzazioni palestinesi. Neppure un incidente. Non c'era nessuna ragione per farlo, soprattutto a Bologna".
La lettera di oggi è una risposta a Bassam Abu Sharif, con una serie di inediti particolari, tra cui quello della irregolare dotazione di armi pesanti per la rappresentanza diplomatica della Lega araba, e l'altro del "noto esponente della sinistra extra-parlamentare" che conduceva "un missile terra-aria intercettato da una normale pattuglia della Stradale".
Circa il passo della lettera di oggi in cui Cossiga scrive che "purtroppo non c'è più neanche la vigilanza del Partito Comunista che qualche volta ce ne metteva a parte!", va ricordato un episodio del novembre 2007. Allora Cossiga sostenne che, al tempo della prigionia di Moro, ben mille comunisti "sapevano". Allora ci chiedemmo: "come mai, se mille comunisti sapevano, nessuno delle migliaia di agenti dei cosiddetti 'servizi' che hanno sempre controllato i politici di governo e di opposizione, ha appreso che 'quelli' sapevano?". Su questo problema potrebbe tornare lo stesso presidente Cossiga. Alle scomode verità ricordate da lui oggi, si aggiungono le oscure allusioni del passato. Forse gli stessi politici dovrebbero studiarle. E dircene qualcosa.
Archivio "Cossiga" in questo blog: - cerca con Google - le "dimissioni" del 2006 - i "mille" che sapevano - "enfant terrible".
[Anno III, post n. 253 (630), © by Antonio Montanari 2008]
gruppobloggerlastampa
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