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Publié le 16/09/2008 à 19:23
Par amontanari
Mucchetti_la7 Insomma, il contro-spionaggio della Telecom ha reso grandi servizi all'azienda ed alla Patria. Chi ne era responsabile ha detto molte parole, ieri sera all'"Infedele" di Gad Lerner, ma il sugo del discorso è tutto qui.
Il giornalista Massimo Mucchetti (foto) del "Corriere della Sera" si è visto visitato il computer ed il conto in banca. Per cui può amaramente concludere che sono le solite antiche (ed inutili) storie di spie. Peter Gomez, cronista dell'"Espresso", rivela un particolare soltanto in apparenza comico: per Mucchetti è stata usata anche una peripatetica di lusso. Ovvero, se suona il telefono e squilla la squillo...

C'è poco da ridere, però. Tutte queste storie a metà strada fra l'assurdo e l'illecito, storie costose, affari che ingrassano certe tasche, avranno pure uno scopo meno idealistico, se poi alla fine se la prendono (come sempre) con un giornalista che ha l'abitudine di indagare e scrivere sul mondo della finanza con annessi e connessi.

Appunti personali sul tema. Ho raccontato già che tra 16 e 17 luglio il mio telefono è stato mandato fuori servizio in qualche centrale, come risultato da un controllo della linea.
Qualche anno fa, nottetempo, qualcuno aprì la centralina stradale a cui fa capo la mia linea, non completò il lavoro di manomissione, per cui il telefono divenne muto.
Il primo agosto scorso chiamo un amico. Sul suo telefono anziché apparire il mio numero, ne appare un altro che non risponde se lo si forma: 543.1300001. Qualcuno sa spiegare il mistero?
Non mi sono mai occupato di economia, ma di varia umanità come si diceva una volta. Anche i discorsi noiosi danno fastidio, con l'aiuto pure di qualche avvocato che firma carte diffamatorie che dice di non aver letto e che poi è assolto dal suo Ordine.

Nel 2002 scrissi in una mia rubrica sopra un foglio locale alcune cose che riproduco qui:

"Dalla Virginia, scrivono giornali solitamente bene informati, un Grande Fratello americano sorveglierà il mondo raccogliendo tutti i dati della nostra vita quotidiana. Lo guiderà un personaggio non proprio cristallino, coinvolto tempo addietro in uno scandalo relativo ad armi vendute illegalmente in Iran. Questa è già una garanzia: il Grande Fratello sarà qualcosa di losco, come le premesse relative al suo direttore garantiscono. [...] Per spiarci, bastano ed avanzano i delatori. Parola che lo storico Mimmo Franzinelli usò lo scorso anno come titolo di un volume dedicato a «Spie e confidenti anonimi: l'arma segreta del regime fascista». Chi ha la mia età, ricorda la famosa storia dei fascicoli del Sifar (servizi segreti, anni Sessanta) che ufficialmente furono bruciati: erano strumenti di ricatto politico, non di controllo su persone pericolose per l'ordine pubblico. C'è sempre qualcuno nella vita che vuole fregarti a suo vantaggio: Grande Fratello ma Piccolo Cervello.
Ricordi personali. Superiori pii e devoti di mio padre, che lavorava all'Azienda di soggiorno, progettando di sostituirlo con raccomandati di partito, fecero fare a suo carico tre indagini dalla Guardia di Finanza: quel Comandante lo rassicurò, non avevano trovato niente sul suo conto. Un altro mio congiunto, giornalista a Milano, impegnato nella "controinformazione" dopo la strage di Piazza Fontana (1969), fu anch'egli rassicurato dal Questore della sua città: "Non siamo mai riusciti ad incastrarla"."

Fine della citazione del 2002 . Breve aggiornamento del 2008. Uno di quei superiori pii e devoti di mio padre nel frattempo è scomparso, e adesso lo additano dalle cattedre ecclesiastiche come esempio di virtù cristiane da imitare.

Ha ragione Mucchetti, il caso del contro-spionaggio Telecom è una delle solite storie di spionaggio per tentare di far fuori qualcuno. Per Mucchetti, s'è detto, hanno usato anche una squillo d'alto bordo. L'unica cosa che resta da chiarire è se il più antico mestiere del mondo sia quello delle battone o delle spie.

[Anno III, post n. 284 (661), © by Antonio Montanari 2008]

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Publié le 16/09/2008 à 19:22
Par amontanari

Gelmb1

Il "Corriere Romagna" di oggi pubblica la mia lettera aperta alla ministra Gelmini inviata il 4 settembre, qui preannunciata e poi discussa in due post, "Sapere l'oggi" (qui il 9 settembre) ed in altro blog "Censure giornalistiche" (10 settembre).

Eccone comunque il testo apparso oggi:

Signora Ministra Gelmini.
Ha avuto l'onore di un'intera pagina sul "Corriere della Sera" (4. 9), scritta dallo specialista in caste politiche Gian Antonio Stella. Lei appartiene ad una delle più potenti caste dell'Italia (non so che cosa accada all'estero), quella degli avvocati. Talmente potente che mezzo secolo fa un avvocato poteva insegnare anche Filosofia nei Licei, pur avendola studiata soltanto al Liceo. Non mi dica che non era una posizione di privilegio.
Anche oggi voi avvocati godete di tante posizioni di privilegio. Tutte cose legittime, beninteso, legittime perché siamo un po' gli eredi dell'Azzeccagarbugli ed un po' i nipotini di don Rodrigo. Stretti in questa morsa fatale, noi semplici cittadini che non contiamo nulla dobbiamo restare sempre con la bandiera bianca della resa davanti a voi potenti che prima fatte le vostre giuste cose, e poi le giustificate sapendo bene che ciò che conta non è la verità ma il modo con cui la si racconta. (Se dovessimo stilare una graduatoria della pericolosità sociale, proprio per questo, rischiereste di finire in testa a tutti, anche a quelli che difendete...)
Tanto scandalo per avere lei sostenuto certi esami professionali in quel profondo Sud che non le piace troppo, è forse l'inevitabile gioco delle parti in una società in cui non cambia nulla. In cui Cristo si è fermato ad Eboli, e chi aspetta giustizia sta sempre una stazione troppo in là. In cui, mezzo secolo fa, noi studenti del Nord sapevamo che le lauree al Sud erano talora qualcosa di più leggero da conseguire.
Quindi gli scandali odierni (o presunti tali) in noi che abbiamo una certa età non destano alcuna sorpresa. Anche perché sappiamo che poi la famiglia politica, o quella sindacale o quella ecclesiastica o quella massonica sono i luoghi deputati alla promozione ed alla sorte delle carriere negli ospedali, nella scuola, nella magistratura. Insomma là dove c'è una sedia, la scelta del deretano che vi si deve posare delicatamente per diritto naturale o soprannaturale è sempre qualcosa che in molti casi, in moltissimi casi, in troppi casi, è addirittura deciso prima della pubblicazione dei bandi di concorso.
All'università, si è letto poco tempo fa, mancano soltanto i nomi dei vincitori in quei bandi.
Caro Ministra, lei risponda alle critiche con una modesta constatazione: "Rappresento quest'Italia alla quale pochi si rivoltano...". La maggioranza è quella che conta in democrazia, lo sanno tutti. Vada orgogliosa dei suoi esami professionali nel profondo Sud. Sarà un motivo in più per tanti a cui nessuna carriera arrise, per dire che fatta l'Italia tanto tempo fa, vanno ancora fatti gli italiani, e forse sarà sempre un traguardo irraggiungibile. Sarà così, lei, proprio il ritratto perfetto delle imperfezioni italiane che hanno reso grande la sua parte politica. Che di lei andrà gloriosa ora e sempre. E così sia.
Antonio Montanari
Rimini