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Publié le 20/01/2008 à 18:19
Par amontanari

Papa20012008 Il papa ha detto all'Angelus: "Andiamo avanti in questo spirito di fraternità, amore per libertà e verità e impegno comune per una società fraterna e tollerante".
Da cristiano battezzato mi chiedo umilmente: Benedetto XVI si rivolgeva soltanto ai presenti (tra cui molti politici) od era il suo un discorso diretto a tutti ("Urbi ed Orbi")?

Perché se parlava soltanto ai presenti, intervenuti a difendere un papa dichiarato (dai politici plaudenti in piazza San Pietro) vittima di una persecuzione ideologica, allora quelle parole hanno un significato limitato e circoscritto come risposta alla protesta fatta lì strumentalmente, contro qualcuno che lì non c'era.
Come per dire: ci è stato impedito di parlare all'ateneo, ma noi non rispondiamo con le stesse armi perché vogliamo "una società fraterna e tollerante". Noi sì che siamo buoni e bravi.

Se il discorso era rivolto a tutti, presenti ed assenti, alla società nel suo complesso, allora l'impegno comune per una società fraterna e tollerante" va spiegato a quanti, "in partibus fidelium" (e non "infidelium") usano toni poco fraterni e tolleranti, come quel sacerdote che dirige una radio cattolica e che ha definito cornuti diabolicamente i professori "protestanti" della Sapienza.

Resto convinto che nessuno abbia offeso il papa con le critiche sul caso Galileo. Questo aspetto è accantonato da tutti gli interventi vaticani.
Il cardinal Ruini ha detto una cosa grave: "La Chiesa non detta l'agenda ai politici, ma chi lo fa? Sembra che nessuno riesca a dettarla e che l'agenda cambi ogni giorno".
(Su Ruini, si legga Barbara Spinelli nella "Stampa" di oggi: "Ci si racconta la storia di una Chiesa perseguitata, prendendo in prestito il linguaggio dell’esperienza ebraica; si denuncia e si irride la stasi della politica. In questo Ruini ha comportamenti sovversivi che singolarmente lo apparentano alla figura di Berlusconi".)
Il cardinal Bagnasco ha aggiunto con "Repubblica" che l'Italia ha bisogno di serenità, e che occorre evitare che "la polemica continua finisca per far dimenticare i veri problemi della gente". Come per dire: le chiacchiere accademiche sulla scienza non servono e non interessano a nessuno.

A questo punto il dialogo tra Chiesa e Stato è soltanto il caloroso ammiccamento plateale con forze governative ed opposizione. Leggendo che la Lega rivendica le radici cristiane dell'Italia, dopo aver celebrato i riti al dio Po, viene non da ridere ma da piangere. I politici trasversalmente ascoltano il Vaticano, e si fanno dettare da esso l'agenda, per dirla con Ruini.
Ma tutto ciò a chi giova? Nè alla Chiesa né allo Stato. La preziosa eredità di Giovanni Paolo II sta andando in fumo. Sotto il suo pontificato non avremmo avuto una situazione simile. Benedetto XVI, ha scritto oggi Barbara Spinelli, è "un Pontefice che sta mostrandosi incapace di sintesi, di delicatezza istituzionale. Di volta in volta Benedetto XVI aderisce a una corrente o all’altra della gerarchia, senza anticipare proprie soluzioni alte e meno italiane. Un giorno s’infiamma contro il 'degrado' di Roma, e ventiquattr’ore dopo descrive una città accogliente e ben governata".

In un bell'articolo sul "Corriere della Sera", Claudio Magris spiega oggi "Il senso del laico". In cui inserisce anche il "ridere e sorridere anche di ciò che si ama".
In questi giorni nessuno ha riso e sorriso tra i sostenitori politici del papa, in fremente attesa per la prova di forza di stamani. Seri, serissimi, imbronciati, tutti lì a tessere la trama di un'Italia barbarica, ostaggio di pochi ignobili studiosi e di quattro gatti di studenti ignoranti che urlavano al vento. Ma dove si nasconde quest'Italia che loro ci descrivono? Soltanto nelle loro teste.

Una certezza: "Senza Stato laico, che garantisca cattolici e non cattolici, atei e agnostici, avremmo in Europa guerre di religioni, intolleranze, pogrom" (B. Spinelli).