Précédent Créer son blog Suivant Signaler un abus Noter :  
Ma photo
Notizie/News
Trafic
4 connectés
74005 visiteurs
Mon calendrier
< Oct. 2007 >
L M M J V S D
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031    
Publié le 24/10/2007 à 18:42
Par amontanari

241007stampablog Madamini, il catalogo è questo...

La lunga lista delle lamentazioni politiche che sorgerebbe spontanea, forse ormai non serve più a nulla.
Si chiedeva stamani Jacopo Iacoboni nel suo blog: «Che si fa se Prodi cade. Votare subito? Riformare la legge elettorale? Far decantare tutto, addirittura per un periodo indefinito?»
La risposta, questo pomeriggio, di Berlusconi («Non dialogo con questa sinistra») a Napolitano («Serve intesa per le riforme»), toglie significato e valore alle tre ipotesi?

Il capo dell'opposizione vuole il voto, ovviamente con questa legge elettorale. Oggi ha ripetuto un'opinione già espressa. Chi deve tagliare la testa al toro, è adesso l'altra fetta dell'opposizione. Al voto con la legge attuale, si aspetta il referendum o si fa una nuova legge?

Siamo in un vicolo cieco. Può aspettare il Paese la consumazione del malato, sostenuto sinora da quel brodino di cui parlava Bertinotti?
La crisi generale nei rapporti parlamentari fra governo ed opposizione è un fatto inedito. Almeno in apparenza.
Chi ci garantisce che sotto sotto non si stia trattando un bel pateracchio al centro, con un celebrante d'eccezione, magari Giulio Andreotti. Astuzia internazionale (asse Roma-Vaticano), o provincialismo politico?

Può servire a qualcosa la lezione polacca?
Ne discute Barbara Spinelli nel fondo di oggi, dove scrive: «La Polonia del ressentiment apparsa negli ultimi anni ha somiglianze impressionanti con l’Italia che Berlusconi ha cambiato, plasmato. Anche da noi ci sono forze di destra che speculano sul ressentiment e costruiscono sul rancore, il vittimismo, l’invenzione della realtà. Anche queste forze hanno potere sui mezzi di comunicazione, usano l’anticomunismo come arma per tacitare ogni critica, sono sospettose verso le separazioni molteplici che la laicità insegna. Anche in Italia l’integralismo cattolico ha accresciuto il proprio peso, profittando della politica divenuta campo di battaglia fra amici e nemici mortali».

Invece Miriam Mafai ricorda su «Repubblica» di oggi come l'appello pontificio contro il lavoro precario sia stato spiegato dal presidente della Cei mons. Bagnasco in un modo del tutto particolare: si chiede lavoro stabile per creare famiglie fondate sul matrimonio eccetera.
Potremmo a questo punto proporre al parlamento di ammettere il lavoro precario soltanto per scapoli e conviventi? Ritorna a galla la questione della laicità dello Stato («Libera Chiesa in debole Stato»), di cui ha trattato ieri Michele Ainis. Quanto è compresa ed apprezzata la questione in campo "democristiano" oggi? Si dovrebbero ricordare gli esempi luminosi di De Gasperi ed Andreatta. La loro lezione non è soltanto una pagina da libro di storia.