Hanno definito una "porcata" la legge elettorale che hanno scritto quando governavano loro. Torneremo al voto con quella stessa legge, con loro che da opposizione diventeranno maggioranza.Sono scene di ordinaria follia, sono momenti di un eterno carnevale in cui chi comanda permette al popolino di divertirsi, ridere e deridere. Proprio come ai tempi del papa-re e della statua di Pasquino, luogo della licenza verbale e della satira. Tollerate dal potere però, nella Roma ottocentesca, soltanto in quei giorni di baldoria del carnevale.
Ma la Roma repubblicana che festeggia i 60 anni della propria Costituzione, nata non in un dibattito guidato da Bruno Vespa, bensì dalle macerie di una guerra mondiale ed anche civile, questa Roma repubblicana non ha un guizzo d'orgoglio, un colpo di genio, un istante di follia per dire che, signori, dovremmo essere persone serie almeno al Senato, almeno quando la televisione è collegata in diretta. Poi facciano quello che vogliono, i signori senatori, vadano dove vogliono, ma abbiano il senso del ruolo. Per pochi minuti, davanti al Popolo che li ha eletti e grazie al quale (ed alla cui faccia) vivono una vita privilegiata.
La stanca ripetizione della favolette per addormentare la gente, concentrate sul Prodi causa di tutti i mali passati, presenti e futuri della Repubblica, non è degna nemmeno delle persone che ce le offrono.
L'affarismo denunciato a Nord ed a Sud, nelle giunte regionali di destra o di sinistra, le carriere sigillate e garantite ad amici e nemici da tenere buoni, sono episodi che si leggono, anche se raramente, ma si leggono.
Nel calendario politico della crisi, speriamo che presto il carnevale spensierato ceda il passo alla riflessione 'quaresimale' sul futuro comune.
Prodi ha dato il primo esempio positivo, dicendo: "Se si perde in parlamento anche solo per un voto, vuol dire che questo schema ha perso. Farò il nonno".
Nel carnevale romano, nonno Romano è l'unico che non si è messo la maschera. Ed ha salvato come sempre la dignità non soltanto personale, ma delle istituzioni alle quali ha dedicato il suo lavoro. Non è problema, adesso, di elencare i suoi errori di tattica o di strategia. Lui, come quella parte del Paese che è consapevole della realtà presente, è vittima di uno scippo.
Adesso, anche tutto il Pd e il suo segretario Veltroni debbono girare senza maschera. Il primo risultato Walter lo ha ottenuto, con poca fatica e molta collaborazione da parte dell'opposizione, appunto la caduta del governo Prodi.
Il secondo risultato sarà di riconsegnare l'Italia al signore di Arcore. Che dovrà assumere un secondo nome, accanto a Silvio. Quel secondo nome è Lazzaro. Resuscitato pure lui, il Cavaliere: quando le liti in famiglia lo stavano defenestrando. Gran bel colpo, signor sindaco di Roma. Ma questo non è uno scherzo di carnevale.
[Anno III, post n. 26 (403)]
FONTE
Foto da TGCom
Ecco il post apparso ieri.
Non ci resta che ridere?
Per mail mi arriva questo fresco commento di Claudio Sabelli Fioretti (nella foto con la splendida Claudia Gerini in "Marchette") che ripropongo agli amici lettori, sulla divisione sorta nel gruppo diniano (tre senatori tre): "Che esistano i diniani a me pare già una cosa eccezionale, ma che i diniani si dividano in diniani che votano per Prodi e diniani che votano contro Prodi è veramente un mistero glorioso. Ma dobbiamo ancora meravigliarci di qualche cosa in questi giorni? Sono i giorni in cui un ministro cerca di far cadere il suo governo per motivi di famiglia. E dice anche: “Ho dato una lezione di stile”. E dice anche che prendersela con un segretario di partito equivale ad un attentato alla Costituzione. E nel frattempo il senatore Turigliatto, comunista, dice che lo mettono sotto torchio perché è di sinistra e conferma di essere una persona coerente e voterà per far cadere il governo Prodi".
Aggiungo un mio debol parere: più che glorioso, la faccenda dei dianiani dilaniati, è un mistero doloroso.
Resta un mistero anche la scena di quel giovane che ieri sera ha interrotto il TG3.
Per non farlo inorgoglire tacciamone il nome, ora e sempre. Ma in un Paese dove tutto dev'essere autorizzato dalli Superiori, com'è possibile che sia lasciato infastidire i giornalisti al lavoro, quel 'signore' che oltre a boccacce e a gesti puerili non sembra aver donato altro alla cultura della Patria?
Non ci resta che ridere. Quel bravo ragazzo, ed i senatori diniani dilaniati sono tutto quello che lo "stile italiano famoso nel mondo" oggi sa offrire al mercato internazionale delle idee.
Un post da leggere sul tema della laicità in alatere.blog.kataweb.it.



