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Publié le 28/07/2008 à 17:36
Par amontanari
Lodo Cerco qualcuno che mi spieghi la differenza che passa tra due articoli di legge che riporto.

Caso A. Legge 20.6.2003, n. 140. Articolo primo, comma secondo: "Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono sospesi, nei confronti dei soggetti di cui al comma 1 e salvo quanto previsto dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali in corso in ogni fase, stato o grado, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione, fino alla cessazione delle medesime".

Caso B. "Lodo Alfano", ovvero "Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato" (DDL 903, 2008), art. 1: "...i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, Presidente del Senato della Repubblica, Presidente della Camera dei Deputati e presidente del Consiglio dei Ministri, sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione".

Non trovo nessuna differenza tra il testo del caso A e quello del caso B.
Come leggo su "terzoocchio", a conferma del mio debol parere/dubbio, l'articolo del caso B è uguale a quello del caso A ("un evidente ed anche un po’ presuntuoso copia/incolla").

Ma il problema è che tra il testo del caso A e quello del caso B, c'è di mezzo una pronuncia della Corte Costituzionale (sentenza del 20 gennaio 2004, n. 24), su questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale di Milano durante la celebrazione di un processo che aveva come imputato Silvio Berlusconi.

La Corte dichiara: "la misura predisposta dalla normativa censurata crea un regime differenziato riguardo all’esercizio della giurisdizione, in particolare di quella penale", violando pure l'art. 3 della Costituzione.
La norma censurata "accomuna in unica disciplina cariche diverse non soltanto per le fonti di investitura, ma anche per la natura delle funzioni e distingue, per la prima volta sotto il profilo della parità riguardo ai principi fondamentali della giurisdizione, i Presidenti delle Camere, del Consiglio dei ministri e della Corte costituzionale rispetto agli altri componenti degli organi da loro presieduti".
Conclusione: "La questione è pertanto fondata in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione". E quindi la Corte dichiara "l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1, comma 2, della legge 140/03".

Ovvero la norma del caso A (2003) è stata dichiarata anticostituzionale nel 2004. Di conseguenza logica, se il caso B (2008, "lodo Alfano") è uguale al caso A, anche il caso B è anticostituzionale.

Oggi il presidente della Repubblica ha detto sul "lodo Alfano": "Ho nel modo più meditato e motivato firmato la promulgazione indipendentemente da sollecitazioni di qualsiasi senso. Mio solo punto di riferimento è stata, nei termini che ho indicato, la sentenza emanata nel 2004 dalla Corte Costituzionale".

Davanti a parole così autorevoli, debbo ricredermi su tutto il ragionamento fatto sinora? Oppure come cittadino ho il diritto di ritenere ed esprimere pubblicamente che, proprio per quella sentenza del 2004, il "lodo Alfano" è anticostituzionale?
Grazie a chi mi spiegherà (anche a pagamento, se la parcella non è alta) che non ho compreso nulla.

[Anno III, post n. 235 (612), © by Antonio Montanari 2008]

gruppobloggerlastampa

Publié le 28/07/2008 à 12:33
Par amontanari
BrambillaturismoRimini come la Liguria. Ieri sul "Corriere della Sera", lo storico Sergio Luzzato ha parlato delle "devastazioni bipartisan" riferendosi appunto alla Liguria ed al libro che le denuncia, "Il partito del cemento" di Marco Preve e Ferruccio Sansa, ed. Chiarelettere.
Anche a Rimini ci sono (e ci sono state) "devastazioni bipartisan" , e c'è da sempre "il partito del cemento".

Adesso pensano addirittura di stravolgere il lungomare, mentre tutto il sistema ricettivo mostra le sue rughe. E cominciano a cadere a pezzi (nel vero senso della parola) i vecchi alberghi: è successo al tetto di un hotel in via Catania, a Rimini.

Un esperto spiega (in base ai primi dati disponibili) che alla fine della stagione non crescerà il fatturato e caleranno le presenze. Un altro tecnico del settore, che sinora era sempre stato ottimista, preannuncia una diminuzione di  presenze fra il 2,7 ed il 3,7 per cento, di fronte ad un calo generale dell'Italia del 5 o del 6.

A questo punto verrebbe da chiedersi che cosa ne dice l'on. Brambilla, sottosegretario al Turismo. Già il declassamento da ministero a sottosegretariato, non è stato un buon segno di indirizzo politico dimostrato dal governo. Poi la gentile signora non ha particolare competenza nel settore. Se comincia ad andar male il turismo romagnolo, ne derivano gravi conseguenze all'economia nazionale.

Davanti a questo scenario di crisi più o meno seria, a che cosa pensano gli amministratori di Rimini? A rifare il lungomare con dei progetti che sono stati di recente presentati a Rimini ed a Torino, ad un convegno di architetti. Sino ad oggi non è dato di sapere (come ho scritto su "LiberaRimini"), se quei progetti sono stati disegnati dopo studi geologici necessari in un territorio come Rimini, con particolare morfologia della costa e con storica sismicità.

Rimini è da sempre avvolta dai fumi dei sogni. Che una volta sono felliniani, ed un’altra travestimenti di pateracchi politici. Questi fumi non le fanno vedere dove poggia i piedi, in una materia in cui è fondamentale andare con i piedi di piombo e tenere i piedi medesimi ben piantati per terra.

Noi a Rimini siamo abituati a divagare. La città vuol darsi un volto nuovo sulla riva del mare, ma conserva il rudere di palazzo Lettimi dal 1944, per non dire del fantasma del teatro Galli. Tutto ciò potrebbe essere considerato come morboso attaccamento al passato. Forse si tratta soltanto di incapacità di leggere il presente.

Tornando al libro citato da Luzzatto ed alle «devastazioni bipartisan» della Liguria: dopo «rapalizzare» non per nulla nel 1988 (!) è nato «riminizzare».
Allora un ex federale del Pci, Nando Piccari, dichiarò: quel dizionario usa un termine di cui è evidente «la natura gratuita, falsa ed offensiva». E chiese al sindaco «di prendere provvedimenti». Fu la famosa “disfida di Burletta”.
Sulla quale pubblico questa pagina, tolta da un mio libro.

[Anno III, post n. 234 (611), © by Antonio Montanari 2008]

gruppobloggerlastampa