Non ci resta che ridere. Silvio Berlusconi ha la fissa della missione religiosa. E passi. Siamo nella sfera di lecite anche se discutibili posizioni mistico-politiche. Oggi ha detto che non può allontanare da sé "l'amaro calice".
Ridicolo? Semmai blasfemo. Ma lui si può permettere tutto.
Ieri ha parlato come se fosse il portavoce del cardinal Camillo Ruini. Oggi gli risponde per le rime l'ex compagno di banco Pier Ferdinando Casini. Che accusa il cavaliere di scarso o nessun rispetto verso la Chiesa.
Ma pure Casini si pone sullo stesso piano logico-politico di Berlusconi, essendo parte in causa ed avendo interessi da difendere rispetto all'elettorato a cui il capo del Pdl guarda con la stessa golosità del deputato bolognese.
Silvio o Perferdy non fa differenza. Il problema resta questo: a decidere le sorti dell'Italia è chiamato l'elettorato cattolico. Chiamato a comando a seguir certe direttive vaticane anche se milita nel Pd veltroniano. Questo è il tema centrale, per laici e cristiani impegnati in politica: quale trasversalismo guiderà le scelte politiche del futuro governo sia di destra o sia di sinistra? Non ci resta che piangere?
[Anno III, post n. 94 (471)]



