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Publié le 29/01/2009 à 18:40
Par amontanari
Floriano_borghezio Le parole pronunciate dal prete lefebvriano don Floriano Abrahamowicz (nella foto con il leghista Borghezio) sono purtroppo da mandare a memoria, non tanto per dargli gloria mondana, quanto per sottolineare la gravità dell'imprudenza romana nell'agire sul caso della Fraternità San Pio X. (Che poi sia soltanto imprudenza od anche impudenza, sta al nostro libero arbitrio di giudicare.)

L'Abrahamowicz ha detto sulle camere a gas dove erano mandati a morire gli ebrei: "L'unica cosa certa è che sono state usate per disinfettare". Sono oscenità. Bestemmie che pronuncia un uomo di Chiesa in chiesa, qualificandosi come sacerdote.

Ieri scrivevo che i lefebvriani non sono soli. E che certi "tradizionalisti" sono più pericolosi di loro perché, non additati come "eretici", godono di stima e, soprattutto, di potere.
Sull'argomento oggi "Repubblica" ha pubblicato un fondo di Carlo Galli che esamina "il nucleo del pensiero dei tradizionalisti": "Un pensiero di micidiale coerenza".

Osserva Galli: "la Chiesa sembra trattare i tradizionalisti come 'fratelli che sbagliano', come un figliol prodigo esuberante ed estremista ma recuperabile, appunto perché è orientato nel senso giusto"...
Infine, c'è nella Chiesa un clima che la porta "a conciliarsi piuttosto con i tradizionalisti che col mondo d'oggi".

Massimo Franco sul "Corriere della Sera" sottolinea come il caso della riconciliazione con i lefebvriani sia stato "gestito male". E fa due ipotesi: o per sottovalutazione del contesto o per difficoltà nel comunicare.
Credo che sia valido l'approccio di Galli: la Chiesa si concilia con i tradizionalisti ma non con il mondo contemporaneo. E questo perché accade, è facile immaginare. La tradizione è un velo, un paraocchi, un comodo riparo dal quale lanciare tutte le possibili (e venerate) condanne e scomuniche agli altri, i "moderni". Senza "compromettersi" misurandosi con i nuovi problemi che la realtà ogni giorno presenta.

Sulla pericolosità politica di questi tradizionalisti, accertata per esperienza personale, dirò altra volta.

[29.01.2009, anno IV, post n. 36 (756), © by Antonio Montanari 2009]

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Sitemeter

Publié le 29/01/2009 à 18:20
Par amontanari
Dipietro290109 Ad Antonio Di Pietro. Dalla destra berlusconiana e dalla sinistra di Veltroni (si fa per dire, sinistra) la ringraziano.
Lei ha ragioni da vendere per la questione del "lodo Alfano". Non lo dico io, l'ha spiegato lo scorso agosto Antonio Baldassarre, ex presidente della Corte costituzionale. In parole povere, il "lodo Alfano" ricalca in parte il "lodo Schifani", poi dichiarato illegittimo dalla stessa Corte costituzionale con sentenza del 20 gennaio 2004, n. 24.
In luglio l'avevo scritto in un post, "Sono uguali?". Lo dico senza presunzione, soltanto per documentare i fatti.

Il suo comizio di ieri le ha attirato fulmini e saette. Per l'ex capo di Stato Scalfaro lei ha commesso un reato.
Le sue parole sono state queste: "Stiamo semplicemente dicendo che non siamo d'accordo sul fatto che si lasci passare il lodo Alfano... [...]".
Poi ha aggiunto: "Lo possiamo dire o no? Rispettosamente, ma il rispetto è una cosa, il silenzio è un'altra: il silenzio uccide, il silenzio è mafioso, il silenzio è un comportamento mafioso".

Credo che nelle sue intenzioni, non volesse attribuite il "comportamento mafioso" al presidente Napolitano.

Se c'è stato un equivoco sintattico, i suoi avversari o finti amici hanno preso la palla al balzo in un momento in cui lei sta politicamente declinando.
Qui il 28 dicembre ho scritto che il suo mito è "(s)finito": lei "ha avuto coraggio nel proporre il referendum popolare contro il "lodo Alfano", facilitato dal silenzio ambiguo, se non ricordo male, del Pd".

La cosa non le è stata perdonata. Poi sono venute le ben note faccende famigliari. E' stato lei a parlare di "comportamento sbagliato e inopportuno" a proposito di suo figlio.

Ciò che fa sorridere oggi, leggendo i giornali, è la carica dei 101 contro di lei con argomenti non sempre sostenuti da ferrea logica.
Piero Ostellino ci perdoni se nel suo fondo del "Corriere" ravvisiamo un passo che è contraddetto dai fatti. Ostellino scrive che il capo dello Stato "può rinviare alle Camere le leggi del Parlamento per vizio di costituzionalità". Sulla incostituzionalità di un punto del "lodo Alfano" preso dal "lodo Schifani" la suprema Corte si era già espressa... Dunque?

Anche Massino Giannini dimentica questo stesso aspetto, accusando Di Pietro di cadere, con le argomentazioni sul "lodo Alfano", "ancora una volta nella furia giustizialista".

Egregi Ostellino e Giannini. Mettiamoci in testa una volta per tutte che la colpa della questione del "lodo Alfano" non è di Di Pietro. Il quale sta sbagliando tutte le sue mosse, è appunto "un mito (s)finito", e quindi alla grande stampa ed alla sotterranea alleanza fra governo e Pd sarà facile bruciare la terra attorno ad Antonio Di Pietro.
Ma fatto (e detto) tutto ciò, la questione del "lodo Alfano" non è scomparsa, perché non è un'invenzione retorica dell'ex pm.

[29.01.2009, anno IV, post n. 35 (755), © by Antonio Montanari 2009]
Sorriso
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Sitemeter

Publié le 28/01/2009 à 16:49
Par amontanari
Papa_2009_01_28 La dichiarazione odierna del papa ("No al negazionismo ed al riduzionismo") giunge tardiva rispetto alla questione della riammissione dei lefebvriani.

A parte che la bestemmia del "vescovo" Williamson (secondo il quale non ci sono prove razionali per le camere a gas), non avrebbe mai potuto essere ripetuta da piazza San Pietro. A parte che la questione di questo "vescovo" era da affrontare prima della riammissione della sua "setta". Resta il problema: possono bastare queste parole odierne del papa per chiudere il discorso sul tema?
Credo di no. Il "vescovo" Williamson avrà tutela perché ormai fa parte della gerarchia romana. Né basta la lettera della Fraternità di San Pio X che chiede perdono per le affermazioni del prelato.

La riammissione dei lefebvriani doveva essere condizionata all'accettazione da parte loro del Concilio Vaticano II. E degli atti successivi del papato. Invece, essi hanno ancora la possibilità di restare ancorati alle loro affermazioni folli come questa sulle camere a gas. Nonostante le lettere di scusa. Williamson insiste. Loro fanno una mossa di pura diplomazia burocratica. La fede è qualcosa di molto diverso.

C'è un altro aspetto. I lefebvriani non sono soli. Certi "tradizionalisti" sono più pericolosi di loro perché, non additati come "eretici", godono di stima e, soprattutto, di potere. Questo è il secondo problema sul tappeto.

Ha ragione Hans Kung: l'attuale pontefice "vive nel suo mondo, si è allontanato dagli uomini, e oltre a grandi processioni e pompose cerimonie, non vede più i problemi dei fedeli". Direi, i problemi del mondo contemporaneo.

Tutto ciò ha stretti legami con la vita politica del nostro Paese, condizionata dall'obbedienza al Vaticano che nega la laicità dello Stato. Lo vediamo ogni giorno.

[28.01.2009, anno IV, post n. 34 (754), © by Antonio Montanari 2009] gruppobloggerlastampa

Sitemeter

Publié le 27/01/2009 à 14:35
Par amontanari
Levi_stampa27012009 Tocca a noi ricordare, come scrive Arrigo Levi nell'editoriale della "Stampa" di oggi.

Ieri sera ho inserito un post intitolato appunto "Noi ricordiamo".

Nella giornata della memoria non possiamo dimenticare quella tragedia e non dobbiamo chiudere gli occhi sui drammi contemporanei.

[27.01.2009, anno IV, post n. 33 (753), © by Antonio Montanari 2009]

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Sitemeter

Publié le 26/01/2009 à 17:34
Par amontanari
Papistampablog2601 "Noi ricordiamo: una riflessione sulla Shoah", è il titolo di un documento del Vaticano del 1998, richiamato oggi da Vito Mancuso nel suo fondo di "Repubblica".

Mancuso tratta del vescovo Richard Williamson, "lefebvriano ora pienamente cattolico grazie alla clemenza di Benedetto XVI". Williamson è un negazionista: cioè sostiene che non sono esistite le camere a gas, e riduce "il numero degli ebrei uccisi a un massimo di 300.000".

Mancuso scrive che negare un crimine "significa commetterlo di nuovo".
Ha ragione. Così come ha ragione Gianni Gennari sulla "Stampa" odierna quando osserva che a Williamson occorre chiedere una "ritrattazione", dandone un segno evidente.

Dietro tutta la vicenda del perdono allo scisma lefebvriano, e dell'insostenibile posizione del riammesso vescovo Williamson, c'è la conferma del tragico significato che le discussioni teologiche finiscono sempre per assumere.

Quelle discussioni non trattano mai di questioni astratte. Ma di problemi calati nella realtà. Da essa nascono, in essa ritornano con tutto il doloroso bagaglio che la storia della Chiesa ha accumulato. Quel bagaglio si chiama di volta in volta scomunica, condanna al rogo, offesa alla dignità dell'uomo.

Quella dignità che dovrebbe essere l'interesse primo di ogni analisi teologica. Per rispettare il divino che c'è in ogni creatura.
La stessa Chiesa ponendosi sul piano della Storia, finisce per essere un concentrato di interessi che riguardando la vita terrena e pertanto sono soltanto "politici".

Scrive Mancuso: "Il Papa ha ritenuto il bene della struttura ecclesiastica superiore al rispetto della verità e della memoria dei morti. È il tipico peccato degli uomini di potere, che per dare forza al proprio stato o partito o azienda sono disposti a calpestare la verità".

Quel "potere" è, come dicevo, simbolo e sintesi della "politica". Altra cosa, tutta all'opposto, è lo spirito evangelico della "rivoluzione" cristiana.
Per questo fatto, politicamente e cristianamente, "Noi ricordiamo".

[26.01.2009, anno IV, post n. 32 (752), © by Antonio Montanari 2009]

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