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Publié le 19/04/2008 à 19:12
Par amontanari
Romano Prodi boccia senza mezzi termini il progetto veltroniano di costituire un Pd del Nord: "Il Pd e' nato come partito su base federale regionale. Allora non si puo' cambiare le basi ogni due mesi, seguiamo le regole del Pd e andiamo avanti". La notizia è di qualche ora fa. Ormai chiamatosi fuori dal gioco di partito, il professore farà il nonno, ma non racconterà favole ai nipotini quando parlerà in pubblico. E ben gli starà a Veltroni and C. per il modo con cui Prodi è stato trattato prima e dopo il voto.
«Rimpianto dei Prodi» s'intitola la nota settimanale di Giorgio Bocca su "L'espresso", da cui prendo due citazioni, invitando a leggere il testo completo: "Romano Prodi e la sua famiglia appartengono a quella media borghesia che ogni società civile considera il suo sostegno: professori, scienziati, amministratori, economisti, storici, di buoni studi, uomini per bene con mogli e figli per bene, pronti come Prodi a pagare le ambizioni politiche con le fatiche e i sacrifici propri del 'servitore dello Stato'". L'altro passo di Bocca ricorda ciò che Prodi non è, né un miliardario né un seduttore, ma (soprattutto, aggiungo io) "non ha rubato" pur essendo stato "nella concentrazione più alta della finanza e del potere pubblico".
Ricorderei al proposito che, oltre a non aver rubato, è stato al centro di particolari attenzioni dei suoi avversari che hanno inventato varie favole contro di lui. A dimostrazione che spesso chi ha certe colpe, per mettersi a posto la coscienza cerca di attribuirle anche al 'nemico' che governa. Ne ho parlato qui tra l'altro il 28/10/2006: "Abbiamo dei giornali che hanno inventato ripetutamente finti scandali per colpire Romano Prodi ed il suo circolo bolognese, e guarda caso la storiella dell'ultima vicenda è partita proprio sotto le due torri con un giornalista diventato "portavoce" informale della Curia bolognese e di quelle romagnole per via dei legami televisivi che egli ha con loro grazie alla emittente bolognese che dirige. Sono ambienti che sanno bene come muoversi, cautamente ma non castamente, perché alla fine il segno dei loro misfatti lo lasciano".
Prodi non tace, come dimostrano le poche ma sentite parole di oggi. Gliene dobbiamo essere grati, non perché sia più simpatico di altri, ma per il fatto contrario: personalmente mi provoca meno agitazione degli altri. In questo momento si cerca una formula per descrivere il nuovo che avanza. Nel senso del nuovo che resta dal vecchio, non del nuovo che viene avanti (Bossi e Berlusconi non sono di primo pelo). Io questa formula ce l'avrei bella e pronta, ed a poco prezzo: "Supercazzola" come dicevano in "Amici miei". Nessuno tranne loro sapeva che cosa significasse. Lo stesso può dirsi dell'attuale momento politico, in cui molti corrono dietro alle farfalle, cercando di catturarle per saperle descrivere.
Circa la "gaffe ufficiosa" di ieri di Berlusconi contro la giornalista russa, la FNSI ha precisato in una nota che negli ultimi dieci anni in Russia sono morti "più di 200 giornalisti". Questo per delineare i contorni dello scherzo, e del pianto di Natalia Melikova. I tg hanno mostrato il filmato della scena. Mentre il cavaliere gesticolava con le mani, Putin, lo sguardo gelido, annuiva senza scherzare.
La foto è ripresa dall'Espresso on line [Anno III, post n. 123 (500), © by Antonio Montanari 2008]
Publié le 18/04/2008 à 18:49
Par amontanari
Mi devo esser perso qualche puntata. Sì, le elezioni le ho viste. Ma poi, quando è stato nominato il nuovo premier? Dai tg sembra che Berlusconi sia nel pieno esercizio delle sue funzioni. La visita sarda di Putin è presentata come fosse un fatto ufficiale.
Dunque, Prodi è già uscito di scena? Deve averlo fatto con la discrezione che gli è tipica. Ed anche (o soprattutto?) per non irritare il perdente (o perduto?) Walter Veltroni. Il quale ogni giorno dice a destra ed a manca che se è stato sconfitto, la colpa è tutta del vecchio governo del vecchio professore di Bologna.
Comunque siano andate le cose, certo è che il cavaliere domina il nuovo palcoscenico della politica italiana con la sicurezza di chi si dimentica che l'ottimo amico Bossi gli fa un solletico continuo e terribile, quasi una tortura. Gli è tornata la voglia di scherzare, a Berlusconi. Una giornalista russa (a destra, da Sky) ha chiesto notizie a Putin sulla sua presunta fiamma, Alina Kabaeva (nella foto a sinistra): "E' vero che lei vuole divorziare? Non pensa a sua figlia, che oltretutto vive all'estero?. Putin s'è alterato: "Non è vero nulla", mentre il cavaliere cercava di sollevare l'ospite mimando una mitragliata contro la giornalista russa. La quale non c'è ovviamente rimasta bene, sapendo come vadano certe cose nel suo Paese. Ed alla fine, dopo un po', ripensandoci si è messa persino a piangere. Il cavaliere che non sa come vadano certe cose per la stampa in Russia, ha continuato a ridere. Assieme a Putin. Conquistando il primato della gaffe commessa ancora prima di entrare ufficialmente a palazzo Chigi. Insomma una gaffe ufficiosa e non ancora ufficiale.
Dalla Sardegna a Budapest. Questa modella sembra essere l'allegoria della gaffe di Berlusconi. Se "sotto il vestito niente" (ovvero la solita minestra di populismo), dietro la maschera del nuovo governo c'è il consolidato repertorio del cavaliere che ci ha screditato sulla scena internazionale. [Anno III, post n. 122 (499), © by Antonio Montanari 2008]
Publié le 17/04/2008 à 19:01
Par amontanari
Oggi Francesco Merlo ha lanciato su "Repubblica" un appello: "Salvate il soldato Fausto" (Bertinotti). Soltanto per "salvare gli interessi deboli, dell'Italia povera". E nell'elenco delle categorie che compongono questa "Italia povera", Merlo inserisce anche la mia, quella degli "insegnanti, che guadagnano meno degli operai qualificati".
Merlo forse non lo sa, ma se c'è stato un 'mondo' politico avverso agli "insegnanti" è stato proprio quello rappresentato dal "soldato Fausto". Nell'ultimo mezzo secolo, soltanto due interventi sono stati operati per sfamare il corpo docente. Negli anni '50 del secolo scorso da Amintore Fanfani il quale aumentò le paghe degli insegnanti senza che ci fosse stata nessuna loro azione sindacale. Fu commosso dallo stato pietoso in cui essi versavano, e dalla condizione di afonia politica che in loro provocava il senso della missione educativa.
Poi quasi trent'anni fa ci fu un'azione unitaria di tutti i sindacati confederali (Cgil, Uil, Uil) che mobilitò per il personale della scuola persino le fabbriche. Dopo più nulla è avvenuto, per il disinteresse della classe politica intera, protesa a conseguire altri obiettivi che non fossero quelli della dignità salariale dei docenti. Il "riformista" Veltroni se avesse vinto non avrebbe fatto nulla per loro. Il "liberale" Berlusconi non farà nulla. Le priorità sono sempre altre.
Circa la questione del "salvare gli interessi deboli, dell'Italia povera", se può servire anche "il soldato Fausto", va bene la proposta di Merlo. Ma possibile che, anno Domini 2008, soltanto questo antico politico che ultimamente parlava soltanto delle sue visioni mistiche, debba avere il monopolio nella tutela "dell'Italia povera"? Il soldato Fausto andrebbe salvato per un altro motivo: rappresenta una delle voci del dibattito storico e politico dell'Europa. La "porcata" della legge elettorale ci ha avviato ad una specie di (falso) bipartitismo mascherato da bipolarismo. Non vorrei che in entrambi gli schieramenti usciti dalle urne, si facesse strada l'idea che si governa bene soltanto con un unico partito. Se si mettono a studiare il trucco, questi qui ci riescono... L'unico capace di resistere sarà alla fine soltanto Bossi? Ad maiorem gloriam Legae...
A proposito di Lega: essa ha ereditato il disprezzo 'operaio' verso chi opera nel mondo della scuola: per i padroncini del Triveneto contava soltanto, sino a poco tempo fa, l'avviare i figli giovani al lavoro. Per loro la cultura era una perdita di tempo. Anche questa è una 'visione' che andrebbe ridiscussa nel contesto attuale. Per verificare se sopravvive. Mentre la scuola decade sempre più nella preparazione dei nostri giovani, l'unica speranza sta nella buona volontà e nell'intelligenza dei figli degli immigrati. Di qui a vent'anni saranno essi che assumeranno in nero i 'vagabondi' eredi della cattiva borghesia italiana. E saranno questi eredi a sognare un santo protettore come quel "soldato Fausto" a cui oggi Merlo attribuisce virtù taumaturgiche per sollevare le sorti dell'Italia povera. O per meglio dire dei poveri d'Italia.
[Anno III, post n. 121 (498), © by Antonio Montanari 2008] La sindacalista delle prostitute romane, Maria Ornella Serpa, dice: "Senza i politici noi moriremmo di fame". Da un'anticipazione del Venerdì di Repubblica.
La foto è presa dal sito di Repubblica.
[Anno III, post n. 120 (497), © by Antonio Montanari 2008]
Publié le 16/04/2008 à 16:51
Par amontanari
L'uovo di Pasqua di Prodi a Veltroni conteneva un regalino che per correttezza politica è stato scartato pubblicamente soltanto ora. Era l'abbandono della guida del Pd, il partito nato dal suo progetto di un'unione di centro sinistra, che poi aveva ottenuto la vittoria alle elezioni del 2006. La lunga marcia di Veltroni, ha portato alla sconfitta elettorale del Pd ed alla crisi dello stesso partito. Il governo Prodi era apparso la causa di tutti i mali. Al mercatino della furbizia, il gioco è stato pesante contro l'ex leader, che ha raggiunto un primato da record. Odiato dai compagni d'avventura, malvisto in Vaticano, disprezzato da quelli che per tutta la campagna elettorale hanno falsificato i dati economici, accusando il professore di Bologna di ogni male della società italiana. Prodi è stato onesto e capace. Grazie per averci dato due anni di tregua al bonapartismo del gruppo di Arcore. Il professore non sa comunicare, anziché parlare borbotta. Ma meglio così piuttosto che il grido assordante della concorrenza. Due considerazioni in margine. 1. Con Prodi, la "sinistra" era andata verso l'arcobaleno. Dopo la campagna di Veltroni, ritornerà alla falce e martello. 2. Vaticano. Ieri ricordavo che a Casini il Vaticano aveva affidato la missione di diventare l'ago della bilancia del quadro politico italiano. Sul tema ho letto poi ieri sera un pezzo di "Repubblica": "Il Vaticano colto di sorpresa" (di Marco Politi). "Non era questo il risultato, che si attendevano Vaticano e Cei". Resta quindi aperta la questione su che cosa è successo.
[Anno III, post n. 118 (495), © by Antonio Montanari 2008]
Publié le 15/04/2008 à 17:29
Par amontanari
Sono stato troppo ottimista. Ed ho perso la scommessa. Avevo creduto che il confronto elettorale finisse alla pari e che l'arbitro diventasse Casini, già investito della missione dal Vaticano nei mesi scorsi. Che cosa sia successo nel frattempo, lo diranno gli specialisti non so fra quanto tempo. Per capire come siano andate le cose, mi sono limitato a prendere in considerazione il mio borgo selvaggio. Con i dati relativi al solo Comune e non all'intera provincia.
Voto del Senato. Confronti sul 2006. La Lega guadagna 2.534 voti, il Pdl perde 920 voti. La Destra-Fiamma ne prende 2.165. Il Pd guadagna 4.476 voti rispetto a DS e DL. Da dove li ha presi? Non certo da sinistra, forse anche da Casini che ne ha persi 1.911 rispetto a due anni fa.
Voto della Camera. Pdl perde 1.546 rispetto a AN+FI del 2006. La Lega guadagna 3.061 voti (da 1.969 passa a 5.030). Il saldo negativo di Pdl (-1.546) e l'avanzata della Lega (+3.061) danno un saldo attivo di 1.515 alla coalizione di Berlusconi.
Pure a livello locale, Lega e Di Pietro sono le due sorprese. L'ex magistrato alleato con Veltroni al Senato guadagna 1.109 voti. Alla Camera da 1.924 passa a 4.074 (+2.150).
Sia a livello locale sia a quello nazionale le due liste vittoriose negli apparentamenti saranno capaci di fare vedere i sorci verdi agli alleati, dato il forte carattere dei rispettivi leader, Bossi e Di Pietro.
Per completare il quadro locale: il Pd che si arricchisce per via moderata, non è una novità. Due anni fa, alle comunali Forza Italia perde il 52,13% dei voti, mentre AN sale del 16,26. Una fetta del Polo vota per il Centro-sinistra. A luglio 2006 l’ex candidato sindaco del Polo decide di non votare contro la giunta ma di astenersi sulle linee programmatiche del governo cittadino. Quanto accaduto nel 2006 ha anticipato il risultato del 2008. Con un progressivo spostamento al centro del neonato partito "riformista". D'altro canto la candidata locale eletta ora alla Camera, aveva debuttato in politica come assessore comunale con una dichiarazione di neutralità che anticipava la svolta centrista che ha portato al tracollo elettorale di Walter Veltroni in sede nazionale: "Non sono mai stata iscritta né vicina ad alcun partito, e più che interrogarmi sul centro-destra o sul centro-sinistra, alla proposta di un impegno in giunta, mi sono chiesta se mi sentivo di tirarmi indietro davanti all’opportunità di operare, da un altro punto di vista rispetto a prima, per le persone e la città".
Post scriptum. Da "Le Monde" appena uscito: "On aurait pu croire les Italiens échaudés par les deux précédents gouvernements Berlusconi (1994-1996 et 2001-2006). L'Italie n'en était sortie ni grandie ni plus prospère. Mais il faut croire que le pouvoir de séduction du vieux milliardaire agit toujours". [Anno III, post n. 117 (494), © by Antonio Montanari 2008]
Era il titolo di un famoso varietà televisivo con Tognazzi e Vianello. Che facevano i comici e non i politici. Adesso "Un, due, tre" è il tormentone dei politici che rischiano di finire per essere considerati comici. Nessuno ha mai visto la fine della prima Repubblica. Addirittura ora parliamo di conclusione della seconda e di avvio della terza con quella legge elettorale che sì ha estirpato i "cespugli" in nome del bipolarismo, ma ha pure decretato la nascita di un bipartitismo che non ha nessuna logica storica. Chi l'ha voluto, se non appunto quella legge che sarà sottoposta a referendum elettorale, e che forse ci si accingerà fra poco a cambiare? Nella frenesia dei calcoli e dei regolamenti di conti di queste ore, sarebbe utile ricordarsene. Si è fatta coincidere la fine della prima Repubblica con un'indagine giudiziaria che ha travolto i partiti di governo. Allora applaudivano le tivù del cavaliere, che così ebbe la piazza pronta per scendere in campo. Adesso l'uomo di Arcore (adesso per modo di dire, da un bel po' di anni), inveisce contro la magistratura. Può bastare questo suo modo di agire per decretare il cambiamento, e dire che pure la seconda Repubblica (mai vista nascere sulla carta) è pure essa tramontata?
[Anno III, post n. 116 (493), © by Antonio Montanari 2008]
Allegria, come dice sempre il futuro senatore a vita Michele Bongiorno.
Allegria, l'Italia risorgerà, miracolata dal cavaliere solitario, e cambieranno tutti i telegiornali Mediaset sino a queste ore impegnati a dimostrare la miseria di un Paese governato da quel losco comunista di Romano Prodi, uno a cui Stalin avrebbe fatto un baffo.
Post scriptum. Vi racconto in due righe gli appuntamenti elettorali di prestigio del Pd organizzati nel mio borgo selvaggio la settimana scorsa. Uno riguardava la salvaguardia del dialetto, la domenica (6 aprile) prima del voto. L'altro (martedì 8 aprile) era una commemorazione di Aldo Moro, con il sen. Sergio Zavoli e l'on. Pierluigi Castagnetti, a cui hanno partecipato pochissime persone. Se si perdono le elezioni, non è colpa di un destino cinico e baro, come diceva Giuseppe Saragat. Forse è il caso che qualcuno cominci a fare un esame di coscienza, a meno che le cose vadano bene a tutti così come sono andate.
[Anno III, post n. 115 (492), © by Antonio Montanari 2008]
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