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Publié le 29/05/2008 à 17:58
Par amontanari

Papa02g "Avvertiamo con particolare gioia i segnali di un clima nuovo, più fiducioso e più costruttivo". Parole di papa, quindi da prendere come oro colato.
Se lo dice lui che dobbiamo gioire per gli ammiccamenti fra Veltroni e Berlusconi, possiamo essere sicuri che ha le sue buone ragioni (non c'entra certo l'eliminazione dell'Ici...).

Purtroppo nella Storia (scusate l'arrogante maiuscola), le ragioni dei papi non sono mai state quelle del popolo o delle plebi come si diceva una volta.
Se il papa-re avesse applicato il Vangelo in casa propria, sai che figura.
Ancora oggi in Vaticano c'è una fitta schiera di gentiluomini dal sangue nobile che fingono e fungono da "camerieri segreti di Sua Santità" nelle sfilate lungo le ampie sale percorse dai pontefici. Insomma quei tipetti come il marchese del Grillo, che speriamo essere oggi senz'altro migliori del personaggio antico interpretato  da Alberto Sordi.

Fatto sta che oggi il papa gioisce, ma nella consapevolezza che per l'Italia le cose vanno molto male.
Infatti ha detto che esiste il problema povertà. Ma ha subito aggiunto due cose.
La prima: la vera «grave emergenza» è quella educativa provocata "dal relativismo pervasivo e aggressivo della cultura contemporanea" (per cui ha bussato a soldi per le scuole cattoliche).
La seconda: la gente ha compreso che ci vuole una nuova politica, quella che fa gioire il papa, e che potrebbe risollevare la nostra sorte verso "una nuova stagione di crescita economica ma anche civile e morale".

Occhei. Ma umilmente vorremmo suggerire qualcosa a quelli che spiegano le cose al papa, il quale poi le proclama apertis verbis: signori monsignori, andiamoci piano con questa "gioia", con questa certezza che tutta l'Italia è unita sotto l'ombrellino che ripara graziosamente Walter e Silvio.

La gente non crede al loro ombrellino, monsignori eccellentissimi. La gente sa che i problemi ci sono. Quelli del pane sono sempre stati i più semplici da risolvere. Quelli politici no. Proprio oggi una veltroniana di ferro come Miriam Mafai elenca su "Repubblica" i problemi che la segreteria del Pd deve affrontare per avere "un proprio, vitale e ricco rapporto con il Paese".
I problemi del pane, santità, la gente li può risolvere andando all'elemosina, che fa grande l'anima di chi dona e fa acquistare beni in cielo a chi allunga la mano. Personalmente siamo non per l'elemosina ma per la giustizia. Ma non tutti quelli che praticano la carità verso il prossimo amano altrettanto la giustizia, perché (politicamente) troppo costosa ed "ingombrante".
C'è chi calza Prada su soglio pontificio e chi ricorda "l'albero degli zoccoli". Bisognerebbe, monsignori, che il titolo di quel film, lo traduceste, al papa tedesco.

Monsignori eccellentissimi, permettono una domanda? Nel "relativismo pervasivo e aggressivo" rientra anche la "bigamia" degli osannati politici di destra?

[Anno III, post n. 158 (535), © by Antonio Montanari 2008]

Publié le 24/05/2008 à 17:56
Par amontanari

Melandripd8 Gentile Giovanna Melandri, leggo una dichiarazione che i giornali le attribuiscono sulla proposta di concedere alla signora Anna Maria Franzoni la grazia prevista dalle leggi dello Stato dopo la condanna a 16 anni di carcere.
Le avrebbe detto: "Mi pare quantomeno prematura" l'iniziativa in proposito avviata da "Liberazione".

Se queste sono state le sue parole e se esse manifestano appieno il suo pensiero, permetta una semplice obiezione.
Una persona che, colpevole per la legge, deve lasciare due bambini "abbandonati" a casa per scontare  la pena isolata in una cella lontana da tutti, onde evitare la rabbia e l'odio delle altre detenute, è una persona che non sconta pure la colpa se l'ha commessa, ma su cui infierisce la misera giustizia umana.

Il titolo del dicastero che l'amministra, affianca alla parola "giustizia" anche la "grazia", come ricordo di un potere sovrano esercitato dal governo in nome del popolo.

Orbene, davanti alla considerazione della vicenda drammatica in sé (che nelle condizioni di detenzione di isolamento carcerario per i motivi ricordati sarebbe in violazione del dettato costituzionale della "rieducazione del reo"), davanti al primato della legge che accanto alla "giustizia" prevede anche la "grazia": ecco in questo quadro rigidamente freddo nella sua dolorosa articolazione, davanti a tutto ciò, lei avrebbe soltanto detto che è "quantomeno prematura" quella proposta di grazia.

Signora Melandri, dica sì o no, usciamo dal giochetto politico di chi è abituato a parlare con un lessico che serve ai colleghi di partito od all'avversario di turno.
Lasci a Veltroni giostrarsi con frasi come quella pronunciata sulla vicenda di Rete4, "non capisco tutta quella fretta".

Franzoni04g Personalmente credo che la signora Franzoni non abbia ucciso il figlio. Che sia stata mal consigliata sin dall'inizio nella gestione 'mediatica' della sua tragica vicenda. Che finisca per essere lei la seconda vittima di quella storia che è stata aggredita e massacrata da esperti e commentatori di ogni tipo e valore.
Ma questo non c'entra con il discorso sulla "grazia" che è una istituzione giuridicamente lecita, anche per altre persone (un solo nome, Bruno Contrada).

Avremo un Paese diverso quando il clamore della politica ed il potere di un premier non produrranno frasi come quella di Berlusconi sulla "oppressione giudiziaria". Pronunciata all'assemblea di Confindustria.

"Contro" chi sa parlare soltanto di "oppressione giudiziaria", lei on. Melandri, dica sinceramente sì o no, per la vicenda della signora Franzoni (e di tante altre persone), non si limiti  a definire "quantomeno prematura" quella proposta di grazia.
E permetta una domanda: "quantomeno prematura" rispetto a che cosa?

[Anno III, post n. 152 (529), © by Antonio Montanari 2008]

La foto è ripresa dal sito di Giovanna Melandri.

Publié le 14/05/2008 à 17:11
Par amontanari

Fini Vita nuova in Parlamento, dicevano ieri sera i più autorevoli commentatori dopo il discorso dell'on. Berlusconi alla Camera. Dove la novità sarebbe consistita nel fatto che il capo del nuovo governo, avrebbe riconosciuto dignità all'opposizione, ammettendola alle sale riservate del "dialogo".

Ma in una democrazia, non è il capo del governo che debba legittimare l'opposizione. Essa ha un ruolo ed una funzione riconosciuti dalla Costituzione. Soltanto negli Stati assoluti ci sono le concessioni del sovrano.

Ed ieri il cavaliere ha voluto apparire come un sovrano illuminato che fa di tutto per salvare il destino dei sudditi. Chi gli ha scritto il discorso (uno stuolo di buoni e fidati consiglieri) finisce per ammettere che il Berlusconi del 2008 è diverso da quelli precedenti che avevano mirato soltanto alla salvaguardia del "particulare".
Adesso che esso è stato messo in cassaforte, sarebbe giunto il momento di mirare agli interessi collettivi.

Il discorso berlusconiano di ieri sembrava un po' come la predica del boccacciano frate Cipolla che stupiva i suoi ascoltatori narrando della terra d'Abruzzi "dove tutte le acque corrono alla 'ngiù".

Stone01b Anche con l'on. Fini presidente della Camera c'è stata una parodia di frate Cipolla, oggi davanti alle proteste di Antonio De Pietro a cui la maggioranza impediva di proseguire nel suo discorso di critica al governo.
Fini gli ha risposto: "Onorevole Di Pietro, lei sa bene che e' abbastanza naturale, che ci siano delle interruzioni. Poi dipende anche da ciò che si dice".

Ecco proprio in questo "dipende anche da ciò che si dice" che anche frate Cipolla Fini ha dato il meglio di sé. Per cui bene ha fatto Di Pietro a rispondergli: "Ha ragione, dipende proprio da ciò che si dice. Non bisogna disturbare il manovratore...". E stasera Di Pietro commenta il tutto:
"Esiste un'unica opposizione, quella dell’Italia dei Valori".

[Anno III, post n. 140 (517), © by Antonio Montanari 2008]

Publié le 14/05/2008 à 17:10
Par amontanari

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Publié le 13/05/2008 à 18:13
Par amontanari

Denne_a_pezzi Illuso che sono, m'aspettavo una cosina un po' divertente, tanto da preparare il sonno, invece lo sceneggiato "Mogli a pezzi" lascia il magone.
A parte la caricatura a cui è costretta la bruttina stagionata Eva Grimaldi, gli altri personaggi sono di spessore.
Meglio di tutte Valeria Milillo, molto bene Manuela Arcuri quando gli occhi le sorridono, perché se fa la cattiva, diventa un po' forzata.

Sono andato a letto con l'immagine della povera prigioniera, e mi sono trovato dopo il risveglio con un'altra storia amara davanti agli occhi, l'articolo di Giuseppe D'Avanzo sul caso Travaglio.
Qui si parte dall'assunto che il "lettore inconsapevole" può esser tratto in inganno da certi discorsi: "E' un metodo di lavoro che non informa il lettore, lo manipola, lo confonde".

D'Avanzo conclude di stare "con i lettori/spettatori che meritano, a fronte delle miopie, opacità, errori, inadeguatezze della classe politica, un'informazione almeno esplicita nel metodo e trasparente nelle intenzioni".

L'amarezza che mi è nata in bocca deriva da queste parole dell'illustre giornalista di "Repubblica": noi lettori sprovveduti ed ingenui meritiamo metodi espliciti e trasparenti decisi dagli altri perché da soli non siamo in grado di comprendere, distinguere, valutare ed eventualmente bocciare chi stiamo ascoltando. E le notizie (o "notizie"?) che sta raccontando.

Insomma a noi lettori "inconsapevoli" il cibo dev'essere dato già predigerito, perché non siamo naturaliter predisposti alla funzione. Ohibò.
Dopo le "mogli a pezzi" di ieri sera, stamani ho scoperto noi lettori massacrati da una pedagogia dell'informazione che non avrei mai immaginato di leggere sul quotidiano fondato da Eugenio Scalfari.

Ovviamente, se le mie opinioni sono un abbaglio soggettivo dettato dalla vecchiaia, chiedo scusa a tutti.
Ma non credo di essere completamente dalla parte del torto, se Antonio Di Pietro ha oggi scritto: "Bavaglio all'informazione e bavaglio alla giustizia sono questi i primi fatti tangibili del governo del centrodestra a cui fa sponda un tacito consenso di questa finta opposizione".

[Anno III, post n. 139 (516), © by Antonio Montanari 2008]

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