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Publié le 06/05/2008 à 19:08
Par amontanari

CoattoDa dove "vengono" i bulli? Di certo non li ha portati la cicogna, qualcuno li ha pur nutriti, coccolati e magari premiati: prima con un elogio ("Ti sarai mica fatto mettere i piedi sulla testa?"), poi magari con un incoraggiamento ("Un po' di boxe serve nella vita": frase che ho ascoltato con le mie orecchie, mi dice l'amico lontano che mi racconta queste cose).

Ed allora dietro la foto segnaletiche del "bullo" di periferia che porta magari il codino arrotolato sulla testa, come il signore che alterna apparizioni televisive a quelle giudiziarie, c'è un padre che non avendo più l'età per esibirsi da "bullo" riesce involontariamente ad imitare il "coatto" di Verdone. Si veste, ultrasessantenne (mi dice ancora l'amico), con la tuta di pelle ed ha una fiammante motocicletta con sirena applicata.

E davanti alla sovrapposizione delle due immagini, padre e figlio, non puoi dire che il secondo è fuori di testa soltanto per colpa sua. Viaggiava con un'auto di lusso che non può permettersi.
Adesso ha una panda arrugginita, che parcheggia dove vuole e gli fanno le multe, in mezzo alle proteste della madre pietosa che (riferisce l'amico lontano) vuol rivolgersi al Giudice di Pace per protestare, non sapendo che l'uso di avvocato le costerebbe molto più della piccola multa.

E poi, sia per colpa del bullo o per incoscienza del coatto genitore, aggiunge l'amico lontano, una sera per errore arrivano i carabinieri alla porta dell'amico mio, e gli chiedono del bullo credendo di trovarlo lì, mentre abita dieci numeri civici più avanti nella stessa strada.
E l'amico borbotta, meglio metter dentro il coatto che il bullo, divenuto boxeur per autodifesa come insegnamento paterno, ma poi esibitosi sul ring, con tanto di citazione in internet, 6 incontri vinti, 6 persi e sette pareggiati.

"L'Italia dei bulli deficienti", conclude l'amico lontano conversando allegramente sotto il sole primaverile, "è quella che hanno prodotto i padri coatti". Sulle madri, per il momento si astiene. Meglio soltanto figlio di coatto che pure figlio di buona donna.Bullismoaosta

Anno III, post n. 129 (506), © by Antonio Montanari 2008]

L'immagine a destra è relativa ad una campagna antibullismo della Regione Valle d'Aosta. In alto, una foto da un film di Carlo Verdone.

Publié le 05/05/2008 à 19:05
Par amontanari

Stella_la7 Ha ragione Gian Antonio Stella, la scuola dovrebbe essere la stella polare della società.
Intervistato da Andrea Romano sulla "Stampa" di oggi, il giornalista e scrittore del "Corriere della Sera" analizza l'esito elettorale, partendo dalle premesse del suo lavoro di denuncia della "casta" politica.
"La casta" è il libro (un milione e 200 mila copie vendute) che ha scritto assieme a Sergio Rizzo, con il quale ha appena pubblicato "La deriva".
Ovviamente ad un successo editoriale ne deve seguire un altro, è la legge del mercato. Per cui dopo "La deriva" l'editore dovrà studiare un altro titolo (il materiale non manca), ad esempio "Indietro non si torna", oppure "Del doman non v'è certezza". Andrebbe bene persino "Fughe in avanti", oppure "Le ombre del passato". Tanto i lettori si abituano alle firme, non ai contenuti dei libri.

Saranno tutti successi, che lentamente anestetizeranno gli autori ed i lettori fino a che persino Stella e Rizzo dovranno svegliarli usando i sistemi dialettici alla Beppe Grillo. Gli auguriamo di cambiare strada prima di una siffatta esibizione (o resa) culturale.

Documentati ed attenti ai fenomeni, arguti ed intelligenti, i due autori raccolgono perizie su ciò che Benedetto Croce chiamava "il cadavere della Storia", ovvero la cronaca.

Oggi come oggi, a breve distanza da un risultato elettorale su cui si legge di tutto, e molto spesso di superficiale, un libro scritto prima del voto non può dir nulla di nuovo se non suggerire la considerazione (purtroppo molto ovvia) che alla fine la casta è rimasta dove era, come recita il titolo dell'intervista odierna di Romano a Stella.

Scuola Come invertire la "deriva"? A questo punto Stella dà la risposta da cui ci siamo avviati dandogli ragione: "Partirei naturalmente dalla scuola, dal ripristino dell’educazione civica. Fatta sul serio. E lì che si può ricostruire il nostro senso di cittadinanza e responsabilità. Innanzitutto cancellando la logica delle sanatorie che ha dominato questi ultimi decenni".

Caro ed esimio Stella, nei programmi ministeriali l'Educazione civica è come l'Araba fenice. E' prevista, ma nessuno la insegna. Dovrebbe servire soltanto ad illustrare la Costituzione e l'organizzazione dello Stato.
Per fare ciò che lo Stato stesso richiede, io ho commesso sempre un reato. Dedicavo all'Educazione civica un'ora settimanale sottraendola ad Italiano, per non sottrarre
alla Storia nulla dei suoi 120 minuti settimanali.

Ma, caro Stella, se lei intende per "educazione civica" qualcosa che vada al di là di queste linee ministeriali, cioè l'assieme di un'opera formativa dei giovani affidati alla scuola, allora cominciano le rogne.
Perché la scuola è l'anello debole ed ultimo della catena sociale. Non è la scuola che educa alla società, ma la società che rovina la scuola.
Per cui (e chiudo il discorso non per mancanza di argomenti ma per non tediare vieppiù quei pochi volenterosi che fossero giunti sin qui), per cui bisognerebbe dire che la sua, esimio Stella, resta un'utopia, una nobile utopia, a cui la società non crede.

Non crede da sempre o non crede più soltanto quella contemporanea? Altro problema...

Ci potrebbe scrivere sopra un bel libro, tanto ai pedagogisti oggi nessuno presta orecchio.

[Anno III, post n. 128 (505), © by Antonio Montanari 2008]

Publié le 03/05/2008 à 18:24
Par amontanari
Time100 Loro sono soltanto cento: non uno di più, non uno di meno.
L'ultimo, quello che fa salire la cifra totale a 101 non appare nella lista dei personaggi più famosi del mondo stilata dalla rivista americana "Time". Ce lo abbiamo messo noi perché è l'autore di una biografia di uno di quei cento prescelti.
Esattamente della biografia di George W. Bush. L'autore si chiama Silvio Berlusconi, "elected Prime Minister of Italy for a third time last month", scrive "Time".

Berlusconi è abituato a distribuire patenti di democrazia per cui non fa differenza per lui se tra i suoi premiati c'è Bush oppure Putin.
Questo dovrebbe già suggerire qualche sospetto circa la capacità berlusconiana di distinguere bene le cose.


Ad aggravare questo nostro sospetto è giunta la frase di Berlusconi nella biografia di Bush pubblicata dalla rivista americana.
George_bush Il cavaliere dichiara, con la solennità di un banditore ufficiale, che Bush "sarà ricordato come un leader di ideali, coraggio e sincerità" ("I am sure that George W. Bush will be remembered as a leader of ideals, courage and sincerity").

Proprio mentre si diffondevano le notizie su quei cento eletti "big dell'anno", in Usa apparivano i risultati di un sondaggio della CNN che, con il 71% delle opinioni raccolte, condanna la condotta politica di Bush.
Ha scritto "Le Monde": "Il est désormais "le président le plus impopulaire de l'histoire moderne" des Etats-Unis. Ni le président Richard Nixon ni le président Harry Truman n'avaient franchi le seuil de 70 % de mécontents".
Beato Berlusconi che va controcorrente rispetto agli stessi americani, segnalando che Bush è entrato nella storia come "a leader of ideals, courage and sincerity".

A chiunque può capitare di sbagliare porta frequentando locali poco conosciuti. Berlusconi ha chiamato storia quello che sarà invece soltanto un ripostiglio in cui verrà posto, stando ai sondaggi della CNN, questo presidente da dimenticare per tante, troppe cose.

Tra i "100 big dell'anno" non c'è papa Ratzinger.
La Santa Sede ha manifestato il suo sconcerto: "Sono stati utilizzati criteri assolutamente estranei a valutazioni sull’autorità religiosa e morale del Pontefice".
Una volta il papa era detto "Servus servorum Dei". Nell'Ecclesiaste c'è scritto: "Vanitas vanitatum, omnis est vanitas". Oggi forse nella Santa Sede non conoscono più il latino, e si dimenticano che il papa è nulla in sé, ma conta come immagine simbolica di Gesù Cristo.

Nota bene. Prego i teologi che volessero intervenire di non infamarmi come quella volta in cui si discusse della questione galileiana. Quando un sacerdote di Roma, che smascherai (nel senso che scoprii che aveva  volontariamente omesso il "don" per non farsi riconoscere), con grande spirito cristiano mi dette del "bacato".

[Anno III, post n. 127 (504), © by Antonio Montanari 2008]

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