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Publié le 27/06/2007 à 19:39
Par amontanari

Lungo messaggio alla Nazione, verrebbe da osservare per il discorso di Walter Veltroni. Ma l'ora e 40 minuti da lui impiegati rivelano il drammatico momento attraversato dal nostro Paese. Veltroni ha parlato non da candidato ma da leader investito, da primo ministro non troppo in pectore, da uomo che sembrava uscire dal Quirinale dopo aver sciolto la riserva per l'accettazione dell'incarico. Comunque la si pensi, non si può negare che abbia idee chiare e passo fermo. Ha detto «Voltiamo pagina». Poi ha richiamo problemi che si sentono dibattere da 40 anni. Ne possiamo ricavare veramente la conferma che l'Italia è ad un punto morto proprio per quei politici a cui Veltroni ha dato la colpa di agire come «gruppi di potere» che cercano di attirare iscritti per «tornaconti di parte». Mi ha convinto il punto in cui ha sostenuto che l'antipolitica non nasce dal cittadino che protesta, ma da chi soffia sul fuoco del populismo. E di populismo e di idee vecchie ce ne sono in entrambi gli schieramenti, come Veltroni ha dimostrato in vari passaggi. Se vincerà la corsa lui, dovrà far sì che anche nelle periferie del partito democratico i signori delle tessere e degli intrighi affaristici lascino il posto alle teste pensanti legate all'idea dell'interesse del Paese. Ci riuscirà? Sottolineerei anche il passaggio in cui ha trattato della lotta alla precarietà per dare speranza ai giovani. Ed al Paese tutto, in fin dei conti.
Antonio Montanari
Publié le 25/06/2007 à 12:21
Par amontanari
Quando Loro sono andati ieri dal capo dello Stato, s'erano messi d'accordo: «Gli diciamo. "Maestà, il popolo ha fame". Lui ci risponderà: “Dategli delle brioches". Io gli dirò che giusto ho una società specializzata nella produzione di brioches politicamente corrette».
Loro sono entrati nello studio di Napolitano. Lui gli ha detto: «Maestà, il popolo ha fame...».
Napolitano non lo ha fatto finire: «Per le brioches ci pensa Sarkozy».
Loro si sono guardati attorno (a cercare Sarkozy?). Lui credeva fosse la marca di un supermercato.
Figùrati quando Emilio Fede gli ha dovuto spiegare tutto in un'intervista in diretta.
Publié le 20/06/2007 à 17:55
Par amontanari
Cara Anna, da vecchio romagnolo a giovane romagnola, mi permetto di scriverti per mandarti un augurio. Sui giornali di oggi appare il tuo sfogo, fatto di delusione, tristezza e rimpianto. Delusione per quello che non hai (una casa tutta tua), tristezza (per essere stata usata nelle chiacchiere politiche come simbolo sessuale e basta, utile a misurare l'intelligenza del marito), rimpianto per un passato in cui pensavi ad un futuro migliore. Fatti coraggio. Lo sai come va il mondo, d'altro canto se tuo marito avesse detto che lui non era un lanzichenecco non per avere Anna Falchi nel talamo nuziale, ma la Rita Levi Montalcini al tavolino del caffé, beh, nessuno lo avrebbe preso sul serio. Tu sei una di quelle donne che Madre natura ha dotato di bellezza, le sarte vestite di panni ridotti e i registi cinematografici spogliate degli stessi abiti previsti a singhiozzo nelle scene di un film soltanto per essere tolti e gettati alle ortiche. Ma da vecchio romagnolo ti dico di resistere, anche per quelle foto che trovi su internet, dove la bellezza cantata da Ugo Foscolo come unico balsamo per rallegrare «le nate a vaneggiar menti mortali», è in una versione poco castigata di un innocente ritorno alla fanciullezza in cui nulla fa scandalo. Il tuo passato artistico, belle forme in bella mostra, condiziona anche i discorsi del consorte? Pazienza. C'era una volta un film, «Povere ma belle». Ti auguro di restare bella e di non diventare povera come nelle interviste fai intravedere di temere. Ti siamo vicini, noi vecchi della Romagna che nella testa abbiamo l'idea della bellezza e della forza che c'era una volta nel cuore delle nostre donne. Non per nulla le chiamavano «le reggitrici». Faglielo vedere ai romani che sei romagnola, e che non ti arrendi davanti alle sorprese della vita. Per questo, unisco all'augurio, una foto che ti ritrae con Federico Fellini, tatarcord («ti ricordi», traduzione per gli "stranieri")?
Publié le 17/06/2007 à 17:25
Par amontanari
 Ci risiamo. Apri il giornale di stamattina, ecco Prodi che parla di clima politico «irrespirabile». Ti colleghi ad Internet nel pomeriggio, ecco Berlusconi che denuncia l'esistenza di un «malvagio circuito di veleni». Signori, per favore, mettevi d'accordo. O rilasciate comunicati congiunti per dichiarare la stessa cosa, oppure cercate di tenerci allegri con un po' di fantasia. E di allegria, dato che ce n'è poca in giro... Inventatevi qualcosa di diverso. Se uno dice bianco, l'altro dica almeno grigio. Non si può andare avanti così. La stessa minestra riscaldata da maggioranza ed opposizione, è sommamente indigesta. Sia lode a Bruno Tabacci che almeno ha deragliato dalla pigrizia e dalla ripetizione con qualcosa di nuovo ed originale. In un'intervista rilasciata ieri 16 giugno a «Libero» ha detto papale papale che hanno vinto i furbetti ed ha perso il Paese, che Berlusconi è il leader naturale di chi ragiona con la pancia, e che Prodi ha commesso «errori madornali». Poco rilievo nazionale ha avuto un intervento di tre docenti universitari, Franco Bacchelli, Stefano Bonaga e Maurizio Matteuzzi, sul «Corriere di Bologna» di ieri, intitolato «I cittadini e il Manovratore». Esso fa sèguito al manifesto dei «43 intellettuali»bolognesi che criticavano la Giunta della loro città. E che ha suscitato un vespaio negli "apparati" di partito, presenti passati e futuri. A questo vespaio rispondono Bacchelli, Bonaga e Matteuzzi partendo inconsciamente dalla famosa norma che vieta di parlare al «Manovratore» (nel loro caso, Cofferati). Quanti fanno critiche e proposte, come debbono essere considerati, si chiedono retoricamente (ed ironcamente) i Nostri: «Guastatori? Narcisotti? Ambiziosi frustati? Rompicoglioni? Grilli parlanti?». Per concludere che la virtù del cittadino non sta nell'ossequio silenzioso e nella sudditanza psicologica, richiesti al soldato. È accaduto pure al sottoscritto di domandarsi, come i tre professori di Bologna, se la critica alla politica cittadina sia un reato di lesa maestà.
Post scriptum. Ad Assisi il papa oggi ha detto: «Basta guerre in Terrasanta, vinca il dialogo». Lo ha suggerito anche a Bush quando lo ha ricevuto in Vaticano? Speriamo di sì.
Publié le 10/06/2007 à 19:15
Par amontanari
 Più donne in politica, sentiamo invocare da più parti. L'unico che sembra aver pensato seriamente al problema è Silvio Berlusconi. Ha arruolato signore mozzafiato, sia detto con tutto il rispetto dovuto a loro ed al ruolo che occupano. Penso alla «circolina della libertà» Michela Vittoria Brambilla che ha appena presentato una 'sua' rete televisiva per sostenere le campagne elettorali del Cavaliere. Penso all'avvocato Laura Ravetto che realizzerà l'università liberale voluta da Berlusconi. La loro bellezza risponde al culto dell'immagine che l'imprenditore di Arcore ha trasferito dal prodotto televisivo al programma politico.
«Striscia la notizia» ha trasformato una parola negativa (la «velina» intesa come testo suggerito od imposto ai giornali) in un concetto positivo con cui si chiamano le due fanciulle seminude che ogni sera offrono il meglio di loro stesse al popolo maschile che staziona davanti al video, turbando digestioni che dovrebbero essere lasciate più tranquille. Non vorrei che la perfidia dei critici o anche della redazione di «Striscia la notizia» trasformasse queste impegnatissime signore della politica nelle figure di «schedine» (elettorali) pronte ad apparire non come rappresentati del popolo che le ha elette, ma come guardie del corpo (e che corpo, il loro) del capo politico che le ha duramente avviate ad una carriera di comando. Auguri, care signore, e se vi càpita mettete in circolazione anche signore più vicine alla media delle italiane, non soltanto modelle da sfilata. Nella foto (AFP), una partecipante europea alla protesta World Naked Bike Ride, nudi contro lo smog.
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