Précédent Créer son blog Suivant Signaler un abus Noter :  
Ma photo
Notizie/News
Trafic
4 connectés
73950 visiteurs
Mon calendrier
< Jun. 2009 >
L M M J V S D
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
2930     
Publié le 29/06/2009 à 16:46
Par amontanari

Sorriso

Interessante recensione, sabato scorso su "Tuttolibri": Lelio Demichelis parla di Fabio Metitieri, autore de "Il grande inganno del Web 2-0". Titolo dell'articolo: "Credono di sapere, ma fan solo copia e incolla". Verissimo.

Ma il sistema del "copia e incolla" è vecchio come il cucco, non è soltanto un difetto biologico-intellettuale delle nuove generazioni.

Ne ho riferito altrove recentemente (21.01.2009), quando ho scoperto che nel "Giovane Pascoli" di Rosita Boschetti (catalogo della mostra tenutasi a San Mauro sul finire del 2006), c'è molta farina del mio sacco travasata nel calderone di cottura, senza indicare la legittima paternità. [Alle "Patologie riminesi" su "Appestato".]

Ci sono poi altri tipi di "copia e incolla". In una biografia di Pandolfo II Malatesti lo si dice nato nel 1325, e comandante di truppe nonché podestà di Fano a dieci anni... Ecco un esempio di accettazione acritica di un errore che però era stato corretto. Oltre un secolo fa... In un testo però ignorato dagli autori (come documenta la bibliografia del volume). Ovvero non si copia mai abbastanza per scrivere le cose vere: anche se basterebbe una modesta operazione aritmetica per capire che a dieci anni non si guida un esercito e si diventa podestà... Miracoli della cultura alta italiana.

Sul "Corrierone" il problema del Web è al centro di un articolo di Carlo Formenti nel supplemento economico. Titolo: "Attenti ai rischi per l'opinione pubblica". Sintesi: le news a pagamento rischiano di produrre "un inevitabile abbassamento della qualità del prodotto". Poi una stoccatina ai blogger, definiti "riciclatori dell'informazione". Riciclatori 'sto c..., verrebbe la voglia di rispondere (personaliter) a Carlo Formenti.

Ce ne sono ad iosa di riciclatori, ma non tutti siamo tali. Sono i giornali che ci censurano, altro che storie. Due esempi.
Il 23 giugno 2008 la "Stampa" pubblica un articolo di Sebastiano Vassalli con un'informazione errata su Leopardi. Invio una lettera al giornale con il testo pubblicato sul blog. La lettera non è stata pubblicata.

21 giugno 2009 (quasi un anno dopo...), il caso si ripete. Oggetto, la causa di beatificazione di Alcide de Gasperi: Giacomo Galeazzi scrive che il processo di canonizzazione "procede a rilento". Invio alla "Stampa" una lettera che è il post apparso qui. Non pubblicata.

Allora non dite, illustri esperti, che i blogger sono tutti dei riciclatori. Quelli che si danno da fare per portare un loro contributo anche sulla "carta", sono lasciati fuori.

Una volta la redazione della "Stampa" (parlo di un'esperienza quasi quarantennale, ben documentabile ovviamente) mi pubblicava. Adesso dev'essere arrivato qualche consiglio a censurarmi. Certi loschi figuri "vicini e lontani" come avrebbe detto Nunzio Filogamo, li conosco bene. Ne parlerò in altra occasione.

[29.06.2009, anno IV, post n. 186 (906), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it

Publié le 29/06/2009 à 15:45
Par amontanari
Gelmb1 Povera scuola o scuola povera? Direi: povera scuola perché scuola povera. Cominciando dagli stipendi degli insegnanti. "Da cambiare", sentenzia giustamente il titolo di un pezzo ospitato dal "Corrierone" e firmato da Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Giovanni Agnelli.

Nell'articolo, sul tema si richiama un recente rapporto dell'Ocse. L'Ocse da circa mezzo secolo ripete le stesse cose sulla scuola italiana che non va (cercate negli archivi, e vedrete che ho ragione).

Gavosto propone: "Pagare di più gli insegnanti migliori". Anche l'idea è vecchia come il cucco. In questo Paese in cui il leccaculismo politico-sindacale e le protezioni da compagnucci della parrocchietta non tramontano mai come regola suprema del vivere civile, a chi toccherebbe stabilire la graduatoria dei meriti per concedere gli aumenti di stipendio?

A quelli che una volta si chiamavano i presidi, avvezzi a controllare la situazione dell'Istituto attraverso le spiate dei "bidelli" mandati a controllare anche le necessità fisiologiche del corpo docente?

Stamani su "Repubblica" si riportano queste parole del sen. Ignazio Marino: "Possibile che ci siano 208 mila precari della scuola, soprattutto donne e di età media di 40 anni, e nessuno ne parli?".

La ministra Gelmini che ne dice? Ha ragione quando sostiene che la meritocrazia è indice di democrazia. Allora ci spieghi, come mai leggiamo sempre sul "Corrierone" (prima pagina) questi titolo: "Addio Italia, la ricerca è malata. Va a Boston la studiosa (precaria) che scoprì i geni del linfoma". Signora ministra la democrazia non è come lei crede uno slogan, è "sostantia rerum rei publicae".

Contravvengo al silenzio-stampa chiesto dal presidente della Repubblica in occasione del G8. Sono polemico, prima e dopo i pasti vostri, signori politici che avete rovinato la scuola pubblica ma finanziata quella privata per non ricevere scomuniche vaticane.

[29.06.2009, anno IV, post n. 185 (905), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it

Publié le 28/06/2009 à 17:08
Par amontanari
Tutta colpa di Voltaire hanno sempre detto. Ieri sera rileggevo un articolo di Sergio Luzzato, uno storico che ammiro ma soprattutto studio, dedicato ad un libro del 2005. L'articolo, intitolato appunto "Tutta colpa di Voltaire", è ora raccolto in un volume apparso di recente presso manifestolibri. Tratta di un lavoro dello storico "reazionario" (absit iniuria verbis) Roberto Vivarelli in cui la crisi dell'Occidente è considerata effetto del relativismo culturale introdotto dall'illuminismo, che passò dal libertino Voltaire al depravato Sade, come spiega ironicamente Luzzatto.

A proposito di libertini e depravati (però "non relativisti") mi è venuto in mente un triste episodio di poco tempo fa, accaduto a Gambettola (diocesi di Cesena): un sacerdote ha violentato un ragazzo facendolo finire all'ospedale, perché (ha spiegato) quando è preso da "passione" non riesce a trattenersi.

Ovviamente, noi dobbiamo pensare, per essere ligi all'insegnamento romano, che è "Tutta colpa di Voltaire".

[28.06.2009, 184/904]

Publié le 28/06/2009 à 16:07
Par amontanari

Gelmb1

La ministra Gelmini si è resa colpevole di lesa maestà, con la versione ciceroniana del "De Officiis" proposta ai maturandi.

All'inizio del brano si legge infatti che l'uomo magnanimo e forte non deve adirarsi con chi gli è nemico. E che, per chi è forte e coraggioso, nulla di più degno vi è della mitezza e della clemenza.


Stampa28122008post Il primo ministro italiano è abituato ad adirarsi. Sino all'altro ieri per torturare i suoi nemici ha usato lo strumento della smentita. Da ieri ha cambiato registro, niente smentita semplice ma con accompagnamento di retromarcia: "Io non ho mai detto di tappare la bocca ai giornali, e se l'ho detto non c'era assolutamente nulla di violento o meno che liberale".

Lo ha fatto per applicare mitezza e clemenza con chi gli avversari? No. Nella retromarcia il leader maximo colpisce ancora il nemico, mascherando l'ira sotto le mentite spoglie della mitezza dialettica: sei tu che non mi hai compreso, sei tu che ti sei inventato delle balle contro di me. Insomma, della serie "Supercazzola con scappellamento a destra".

Niente di diverso dunque? Beh qualcosa di nuovo c'è, i discorsi del capo non sono più accompagnati dalle derisioni del nemico da parte di quella corte dei miracoli che lo circondava. E contro la quale si è scagliato onestamente Giuliano Ferrara, uomo libero e non  servo vile, sul "Foglio" del 18 giugno: "Berlusconi deve liberarsi della molta stupidità e inesperienza politico-istituzionale che lo circonda".
Il cavaliere sembra aver dato ascolto al direttore del giornale che è di proprietà anche della sua ex-moglie.

Invece la povera ministra Gelmini è stata presa per i fondelli da qualche funzionario ministeriale che ha rifilato ai maturandi un elogio delle virtù dell'uomo forte, che non si riscontrano invece nel nostro capo del governo.
Per averne la prova si legga il resto della versione: davanti ad un popolo libero e con uguaglianza voluta dalla legge, bisogna esercitare "facilitas ed altitudo animi", ovvero disponibilità e nobiltà d'animo (che è qualcosa di più di un semplice "autocontrollo"). Ed occorre avere leggi non ispirate all'ira ma alla giustizia. Ed ora andatelo a dire, tutto ciò, ai leghisti che sono alla corte di palazzo Chigi.

E poi dicono che la cultura non è pericolosa... Lei illustre ministra ha creduto sino ad ieri che tutta la rovina della scuola fosse da attribuire al "68" che aveva rifiutato la cultura "classica" appunto perché "classica" (ovvero classista, basata sulla divisione in classi sociali). E non si è resa conto che coltivava in seno le serpi che come questo Cicerone accusano ora "apertis verbis" il governo di cui fa parte, e soprattutto il suo signore.

Scommettiamo che quella versione ve l'ha fatta avere per vie eversive la signora Miriam Bartolini, complice Giuliano Ferrara?

[28.06.2009, 183/903]
Publié le 27/06/2009 à 17:03
Par amontanari

Napolitano

Caro presidente della Repubblica. Lei ha giustamente detto che le istituzioni repubblicane vanno rispettate. E' stata una risposta diretta alle parole di Fini, secondo cui nell'ora presente "è a rischio la fiducia dei cittadini nelle istituzioni" medesime.

Il guaio è che noi abbiamo tra i ministri persone che nessun rispetto nutrono verso le istituzione repubblicane di cui stiamo parlando.

I miei tre quotidiani di riferimento hanno così presentato le sue parole. "Corriere della Sera": "Crisi della politica, non della democrazia"; "Repubblica": "Crisi della politica, non delle istituzioni"; "La Stampa": "Non vanno confuse crisi della politica e della democrazia".

Scusi, presidente, se semplifico. Dunque, politica in crisi, ma istituzioni e democrazia in buona salute. La conclusione o diagnosi mi sembra più un auspicio che un ritratto fedele della realtà politica italiana. La "democrazia" non è un automa ben oliato e conservato in garage o in soffitta al riparo dalla tempeste. La "democrazia" è fatta di politica. Se è malata la seconda, s'infetta anche la prima. La "democrazia" non è un'astrazione che possa essere congelata e conservata indenne dalle malattie della politica. Lei è un uomo avveduto e di cultura, e sa che sempre nella storia del Novecento la crisi delle istituzioni ha provocato la morte della democrazia.

Permetta una confidenza sincera, credo lecita da cittadino a cittadino. La sua distinzione così sottile mi sembra molto simile a quelle dell'antica cultura religiosa dei padri gesuiti, e per arrivare a tempi più vicini a certe "lezioni" togliattiane che cercavano di mettere d'accordo il diavolo e l'acqua santa, magari ispirandosi alla filosofia tedesca.

Lei, presidente, in altra circostanza ha ricordato un grande giornalista, Mario Melloni, il "Fortebraccio" corsivista dell'Unità ai tempi della guerra fredda. Ha definito la sua satira come "battagliera, a volte feroce, mai volgare".
In politica la volgarità è l'intolleranza. E Fortebraccio fu molto intollerante. Ha ragione PG Battista che sul "Corrierone" di oggi conclude che se Fortebraccio avesse vinto, "i corsivisti d'opposizione non sarebbero più esistiti".

Presidente tanti auguri a lei, ed anche a noi poveri italiani dissenzienti, considerati sempre deficienti perché non obbediamo al potente di turno. Dicevano ieri che eravamo fascisti, perché non sfilavamo dietro le bandiere rosse. Oggi ci danno dei comunisti perché critichiamo un ministro della Repubblica che fa il saluto romano.

Siamo orgogliosi del nostro dissenso. E' stata l'unica strada che ha permesso di non finire soffocati dall'arroganza dei partiti, anche quando hanno tentato di rovinarci in nome di Dio, della Santa Fede e della Democrazia (cristiana) per povere opinioni innocenti espresse con ogni rispetto del pluralismo dell'informazione.

Oggi siamo tornati al pensiero unico. Presidente, difenda le istituzioni e cerchi se possibile di curare la politica. Certo che ogni "lodo Alfano" è terribilmente minaccioso per la salute della democrazia, e non soltanto della politica.

Se come ci hanno insegnato "nomina sunt consequentia rerum", non basta parlare di democrazia in astratto, bisogna che essa sia realizzata dalla politica. E se la politica è in crisi mica c'è da stare tanto allegri.

Pages : 1 2 3 4 5 6