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Publié le 31/07/2008 à 17:05
Par amontanari
Basta poco per aprire e chiudere dignitosamente il discorso sul "lodo Alfano".
Basta leggere le dichiarazioni del primo ministro israeliano Ehud Olmert: "Un premier non può essere al di sopra della legge. [...] ...anche un primo ministro deve essere giudicato come tutti gli altri". Per questo motivo, lascerà la carica di primo ministro "in modo dignitoso".
Ed ora non si dica, in Italia, che è semplicemente una questione di politica estera. Per "blindare" le quattro alte cariche dello Stato, si sono citati esempi stranieri. Possiamo contrapporre a quelle scuse teoriche, un esempio concreto.
[Anno III, post n. 238 (615), © by Antonio Montanari 2008]
gruppobloggerlastampa
Publié le 30/07/2008 à 12:09
Par amontanari
Una lettrice del quotidiano locale a cui sono abbonato, il “Corriere di Romagna", racconta nella pagina delle lettere alcuni casi di ordinaria tortura di piccoli pesci e di granchi che da sempre sono stati in riva al mare. Sembra che adesso i granchi facciano più paura di una centrale nucleare francese, per cui qualcuno provvede a schiacciarli con sadiche bottiglie di vetro.
Nel "Buongiorno" di Massimo Gramellini c'è un argomento analogo: pesciolini torturati in riva al mare a Varigotti. Ovvio, la stupidità umana non ha delimitazioni geografiche, l'Italia sotto questo profilo è una ed indivisibile, non c'è leghismo che tenga, per poterla peggiorare. Scrive Gramellini: "Ciascuno sfoga la sua irrilevanza torturando i pesciolini che può. E ciascuno è a sua volta il pesciolino di qualcun altro".
Santa verità. Con una postilla. Nella Bibbia si legge che bisogna temere l'ira dell'uomo mansueto. Di solito è mansueto il pesciolino preso di mira da qualcuno che si crede una balena od è un pescecane. Ma da sempre, non soltanto oggi, il mansueto è scambiato per una persona affetta da disturbi caratteriali per cui, come il classico "scemo del villaggio", dovrebbe subire e tacere. No. Il pesciolino-mansueto è quello che poi alla balena provoca una piccola tortura che annienta tutta la sua stazza. Che al pescecane fa rimpiangere di non aver fatto scorta di digestivi per poter ingoiare in pace i rospi.
C'è un ultimo aspetto della sociologia zoologica di balene e pescecani divenuti maschere di umana perfidia. Essi viaggiano in branco, mentre il pesciolino torturato è lasciato solo. Per cui il branco, se il pesciolino mansueto mette in pratica quell'ira di cui parla la Bibbia, dapprima gli urla scemo, scemo, poi si convince a tacere, ed alla fine ognuno se ne va per i fatti suoi.
L'ira di cui parla la Bibbia è un atto dovuto di moralità. Non è giusto che l'uomo mansueto sia deriso ed offeso. Per cui ogni sua reazione anche eccessiva è lecita. Soprattutto se essa smaschera l'omertà del branco, le benedizioni fasulle, le protezioni interessate e perverse.
Quante cose rappresenta "il pesciolino torturato", soprattutto se la giustizia degli uomini chiude gli occhi su di lui non volendo difenderlo, perché ascolta il canto del branco. Sono soltanto balene e pescecani ma sembrano le sirene ammalianti della mitologia greca, anche se ricevono regolari benedizioni apostolico-romane.
Il gattino goloso della foto rappresenta l'innocenza dell'istinto che dà la caccia al pesciolino. Ciò che è pericoloso è la razionalità di chi studia il male altrui, di chi finge di non vederlo facendosene complice, di chi sa e mente dicendo di non sapere. Quanti Giuda ci sono in giro.
[Anno III, post n. 237 (614), © by Antonio Montanari 2008]
gruppobloggerlastampa
Publié le 29/07/2008 à 19:07
Par amontanari
«Il luogo del confronto è soprattutto il Parlamento». Le parole pronunciate dal presidente della Repubblica due giorni fa, rispecchiano il concetto fondamentale di ogni democrazia costituzionale. Ovvero che il "gioco" fra maggioranza ed opposizione deve avvenire sul terreno delle questioni reali, ed il luogo, l'unico luogo dove questo può accadere è il Parlamento. Punto e basta. Anzi, a rigore di logica costituzionale, quel "soprattutto" di Napolitano è una concessione alla retorica politica che nasce dal vezzo tutto italiano di considerare i partiti una specie di anticamera del Parlamento. Per cui scambi di opinioni o bisticci fra segretari di questo o quel movimento sarebbero già una dimostrazione di democrazia.
Agli uomini di apparato quest'idea piace, ma non è essa il vero sale della democrazia costituzionale. I partiti hanno generato i "manuali Cencelli", il Parlamento si è adeguato. I partiti hanno portato in scena oscenità in una delle due Camere, il Parlamento non si è ribellato.
E' molto sottile il confine fra l'arbitrario concetto che, data una serie di partiti, esiste una democrazia; ed il principio costituzionale che soltanto il confronto nel Parlamento è espressione di democrazia (ne ho parlato qui).
Questo discorso è soltanto richiamo ad una noiosissima teoria. Nella vil pratica italiana, noi abbiamo visto che un capo del governo ha detto papale papale: io con questa opposizione non ci dialogo. Lasciamo perdere i risvolti comici della faccenda (dietro ogni commedia può celarsi una tragedia). Nessun capo del governo che sia responsabile può permettersi di irridere alle regole della Costituzione come se la gestione del Parlamento fosse un suo affare privato.
Berlusconi non ama il dialogo, ama il monologo costruito in una forma apparente di discussione: lui dice certe cose per rispondere a certe altre degli avversari, ma quelle certe altre cose non stanno come le racconta lui. Tutto qui. Quali riforme si possono fare con un leader di governo di questo tipo? Anche perché il partito di opposizione potrebbe dare luogo ad una serie di testimonianze da presentare nella famosa trasmissione televisiva "Chi l'ha visto?".
Per chi ha qualche ricordo un po' in là nel tempo, sa che l'estate non ha mai portato troppi consigli alla politica ed ai politici. Anzi. Che cosa accadde, ad esempio, un due agosto alla stazione di Bologna? Un 4 agosto, ci fu la strage dell'Italicus. Prima di un ferragosto un partito di destra inonda l'Italia con un manifesto beneaugurante. Dieci giorni dopo, a Torino la magistratura scopre il "golpe bianco" di Edgardo Sogno con il sostegno della loggia P2 di Licio Gelli, e previsto appunto per ferragosto. Con l'intervento dei militari si voleva realizzare una repubblica presidenziale. Era il 1974. Dobbiamo andare in vacanza con l'incubo che il passato ritorni? [Anno III, post n. 236 (613), © by Antonio Montanari 2008]
gruppobloggerlastampa
Publié le 28/07/2008 à 17:36
Par amontanari
Cerco qualcuno che mi spieghi la differenza che passa tra due articoli di legge che riporto.
Caso A. Legge 20.6.2003, n. 140. Articolo primo, comma secondo: "Dalla data di entrata in vigore della presente legge sono sospesi, nei confronti dei soggetti di cui al comma 1 e salvo quanto previsto dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali in corso in ogni fase, stato o grado, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l'assunzione della carica o della funzione, fino alla cessazione delle medesime".
Caso B. "Lodo Alfano", ovvero "Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato" (DDL 903, 2008), art. 1: "...i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, Presidente del Senato della Repubblica, Presidente della Camera dei Deputati e presidente del Consiglio dei Ministri, sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione".
Non trovo nessuna differenza tra il testo del caso A e quello del caso B. Come leggo su "terzoocchio", a conferma del mio debol parere/dubbio, l'articolo del caso B è uguale a quello del caso A ("un evidente ed anche un po’ presuntuoso copia/incolla").
Ma il problema è che tra il testo del caso A e quello del caso B, c'è di mezzo una pronuncia della Corte Costituzionale (sentenza del 20 gennaio 2004, n. 24), su questione di costituzionalità sollevata dal Tribunale di Milano durante la celebrazione di un processo che aveva come imputato Silvio Berlusconi.
La Corte dichiara: "la misura predisposta dalla normativa censurata crea un regime differenziato riguardo all’esercizio della giurisdizione, in particolare di quella penale", violando pure l'art. 3 della Costituzione. La norma censurata "accomuna in unica disciplina cariche diverse non soltanto per le fonti di investitura, ma anche per la natura delle funzioni e distingue, per la prima volta sotto il profilo della parità riguardo ai principi fondamentali della giurisdizione, i Presidenti delle Camere, del Consiglio dei ministri e della Corte costituzionale rispetto agli altri componenti degli organi da loro presieduti". Conclusione: "La questione è pertanto fondata in riferimento agli articoli 3 e 24 della Costituzione". E quindi la Corte dichiara "l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1, comma 2, della legge 140/03".
Ovvero la norma del caso A (2003) è stata dichiarata anticostituzionale nel 2004. Di conseguenza logica, se il caso B (2008, "lodo Alfano") è uguale al caso A, anche il caso B è anticostituzionale.
Oggi il presidente della Repubblica ha detto sul "lodo Alfano": "Ho nel modo più meditato e motivato firmato la promulgazione indipendentemente da sollecitazioni di qualsiasi senso. Mio solo punto di riferimento è stata, nei termini che ho indicato, la sentenza emanata nel 2004 dalla Corte Costituzionale".
Davanti a parole così autorevoli, debbo ricredermi su tutto il ragionamento fatto sinora? Oppure come cittadino ho il diritto di ritenere ed esprimere pubblicamente che, proprio per quella sentenza del 2004, il "lodo Alfano" è anticostituzionale? Grazie a chi mi spiegherà (anche a pagamento, se la parcella non è alta) che non ho compreso nulla.
[Anno III, post n. 235 (612), © by Antonio Montanari 2008]
gruppobloggerlastampa
Publié le 28/07/2008 à 12:33
Par amontanari
Rimini come la Liguria. Ieri sul "Corriere della Sera", lo storico Sergio Luzzato ha parlato delle "devastazioni bipartisan" riferendosi appunto alla Liguria ed al libro che le denuncia, "Il partito del cemento" di Marco Preve e Ferruccio Sansa, ed. Chiarelettere. Anche a Rimini ci sono (e ci sono state) "devastazioni bipartisan" , e c'è da sempre "il partito del cemento".
Adesso pensano addirittura di stravolgere il lungomare, mentre tutto il sistema ricettivo mostra le sue rughe. E cominciano a cadere a pezzi (nel vero senso della parola) i vecchi alberghi: è successo al tetto di un hotel in via Catania, a Rimini.
Un esperto spiega (in base ai primi dati disponibili) che alla fine della stagione non crescerà il fatturato e caleranno le presenze. Un altro tecnico del settore, che sinora era sempre stato ottimista, preannuncia una diminuzione di presenze fra il 2,7 ed il 3,7 per cento, di fronte ad un calo generale dell'Italia del 5 o del 6.
A questo punto verrebbe da chiedersi che cosa ne dice l'on. Brambilla, sottosegretario al Turismo. Già il declassamento da ministero a sottosegretariato, non è stato un buon segno di indirizzo politico dimostrato dal governo. Poi la gentile signora non ha particolare competenza nel settore. Se comincia ad andar male il turismo romagnolo, ne derivano gravi conseguenze all'economia nazionale.
Davanti a questo scenario di crisi più o meno seria, a che cosa pensano gli amministratori di Rimini? A rifare il lungomare con dei progetti che sono stati di recente presentati a Rimini ed a Torino, ad un convegno di architetti. Sino ad oggi non è dato di sapere (come ho scritto su "LiberaRimini"), se quei progetti sono stati disegnati dopo studi geologici necessari in un territorio come Rimini, con particolare morfologia della costa e con storica sismicità.
Rimini è da sempre avvolta dai fumi dei sogni. Che una volta sono felliniani, ed un’altra travestimenti di pateracchi politici. Questi fumi non le fanno vedere dove poggia i piedi, in una materia in cui è fondamentale andare con i piedi di piombo e tenere i piedi medesimi ben piantati per terra.
Noi a Rimini siamo abituati a divagare. La città vuol darsi un volto nuovo sulla riva del mare, ma conserva il rudere di palazzo Lettimi dal 1944, per non dire del fantasma del teatro Galli. Tutto ciò potrebbe essere considerato come morboso attaccamento al passato. Forse si tratta soltanto di incapacità di leggere il presente.
Tornando al libro citato da Luzzatto ed alle «devastazioni bipartisan» della Liguria: dopo «rapalizzare» non per nulla nel 1988 (!) è nato «riminizzare». Allora un ex federale del Pci, Nando Piccari, dichiarò: quel dizionario usa un termine di cui è evidente «la natura gratuita, falsa ed offensiva». E chiese al sindaco «di prendere provvedimenti». Fu la famosa “disfida di Burletta”. Sulla quale pubblico questa pagina, tolta da un mio libro.
[Anno III, post n. 234 (611), © by Antonio Montanari 2008]
gruppobloggerlastampa
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