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Publié le 31/08/2007 à 18:29
Par amontanari
Ci risiamo. Quando in Italia si deve affrontare un problema che interessa la vita collettiva, si cavilla argutamente, e si sposta il discorso. Una volta si diceva che occorreva risalire a monte del problema stesso. Oggi si suggerisce che c'è ben altro di cui preoccuparsi.
È puntualmente successo con la faccenda dei lavavetri. Premetto: ho già scritto qui il 14 agosto che ci vuole «Umanità anche per i clandestini». Quindi nessun pregiudizio da parte mia, soltanto un sano realismo (spero).
Prodi sposta il centro della discussione, come dice il titolo che campeggia in prima pagina de La Stampa di oggi: «I lavavetri? Un errore». Lui sarebbe partito dai writer (quei ragazzi che sporcano i muri con scritte e disegni) e dai posteggiatori abusivi.
Posteggiatori abusivi e lavavetri fanno sistema, sono sottoposti ad un racket che soltanto chi non vuol vedere non vede. Non comprendo la pericolosità sociale dei writer. Sporcano e danneggiano, ma sempre meglio loro dei loro coetanei che scippano le vecchiette e le mandano all'ospedale.
Lo scippo è un reato, presidente Prodi? Allora mettiamolo al primo posto delle emergenze sociali da colpire duramente con l'azione di polizia.
Ci sono zone nelle città che è vietato frequentare ad ogni ora del giorno, pena appunto subire uno scippo. Ma in quelle zone nessuno interviene, nessuno si attiva.
Forse è più facile colpire i lavavetri, ma da qualche parte bisogna pur cominciare. Poi non sempre il lavavetri è un artigiano onesto, ci sono quelli che adocchiano i sedili posteriori o quello anteriore libero con magari posata una borsa sopra, se ci sono i finestrini aperti. Possiamo avere le nostre paure senza dar fastidio a nessuno?
Da anni si discute di rendere vivibili le città. Nella mia, d'inverno arrivano ragazzi neri del racket di Ravenna e Ferrara, me lo hanno confidato loro, accettando di parlare civilmente, ed ammettendo alla fine che noi cittadini italiani non possiamo dare qualcosa a tutti gli stranieri questuanti, perché in una mattinata se ne incontrato parecchi.
Nella mia città sino a pochi mesi fa girava la favoletta che era stata combattuta e cancellata la prostituzione. Adesso si dice che le strade sono piene di ragazze provenienti dall'Est.
Per mettere a tacere le nostre inquietudini, le autorità dicono che quelle ragazze sostengono di agire liberamente, cioè di non essere schiave di nessuno. Così tutti dovremmo stare tranquilli.
Ci vuole «umanità anche per i clandestini». Cerchiamo di inserirli nel vivere civile con un lavoro, facciamo magari una legge su di un modo speciale di attività utile socialmente anche come prevenzione dei reati.
Ma per favore, smettiamo le discussioni che hanno l'effetto di riproporre la solita casistica della teologia medievale e del pensiero vetero-marxista. Diamo la caccia agli scippatori (che viaggiano in due sulle motorette) ed educhiamo i ragazzini alla legalità partendo da un fatto molto piccolo, sequestrando i motorini truccati che sono altamente pericolosi soprattutto per l'incolumità fisica di chi li guida. Questo come inizio del discorso. Poi per il resto, si cominci a ragionare seriamente attorno ad un piano che salvaguardi la dignità di chi cerca pane e il bisogno di serenità di chi cammina per le strade.
Publié le 29/08/2007 à 18:39
Par amontanari
Walter Veltroni è ormai un fiume in piena inarrestabile. Straripa, inonda, non si contiene. Se lo fa soltanto per far riempire colonne di giornale e spazi nei tg, grazie tante, ma si moderi.
L'eccesso di notizie (o fatterelli spacciati come tali) infastidisce, dà assuefazione e danneggia la nostra salute psichica.
Se lo fa per dimostrare che stando sulla scena oggi, guiderà la politica da palazzo Chigi entro breve, non si illuda. Sarebbe un tentativo da mago sprovveduto, quello di sbattere fuori Romano Prodi prima del tempo.
Dunque, dia un po' retta al vecchio adagio secondo cui «il troppo stroppia».
Quello che preoccupa è il conto alla rovescia rispetto al 14 ottobre. Se tanto mi dà tanto, ci attende un crescendo che oscurerà i primati del Cavaliere.
Il quale, guarda caso, in questi giorni, se ne sta zitto, un po' perché non vuol parlar male di amici fidati come Umberto Bossi, un po' perché lo avranno consigliato in questo senso, ricordandogli la favoletta della rana e del bove.
In questo momento la rana Veltroni vuole imitare il bove di Arcore.
Sappiamo come va a finire nella favoletta.
Walter fin che sei in tempo, fai un fioretto, un voto, una promessa alla tua famiglia: per cortesia, parla un po' meno, siamo frastornati.
Soprattutto perché nei tuoi discorsi si inanellano ovvietà come quella che occorre far rispettare le leggi, il che equivale a dire che se piove occorre l'ombrello, ma si dà il caso nella vita che si può uscire di casa senza ombrello in una giornata di tempo incerto e poi prendersi l'acquazzone improvviso. In Italia le leggi ci sono, ma le si fanno rispettare poco e male, lo sappiamo tutti. È un discorso che più vecchio e noioso non si può.
L'impressione che Veltroni lascia, è quella di chi ogni cinque minuti vuol presentare il "nuovo", nella vita, nella politica, nell'economia, nella cultura.
Purtroppo questo annunciare il "nuovo" come se si fosse un messia appena arrivato, è un vecchio trucco politico. Passati i comizi, tutto resta come prima. "Passata la festa, gabbato lo santo". Raccomandazioni, favoritismi, agganci e lanci di sassi a chi non sta in corteo o processione.
Il vero "nuovo" sarebbe non fare proclami, ma obbligare quanti confluiranno nel Pd a cambiare rotta sin da ora nell'amministrare il denaro pubblico.
Nella mia città (Rimini) l'assessore al bilancio Antonella Beltrami ci ha pensato: ridurre le spese pubbliche, all'insegna del motto: meno auto blu e più aerei per spegnere gli incendi.
Publié le 26/08/2007 à 17:51
Par amontanari
L’Italia è «un Paese nel quale, davanti ai problemi, non ci si mette a risolverli, si grida». A conclusione del Meeting riminese di Comunione e Liberazione,  l’autorevole parere di Giancarlo Cesana illumina la svolta del movimento e del momento.

Berlusconi, addio. Accomunato a Prodi in un disprezzo palese, il Cavaliere ha ricevuto un solenne benservito dai «ragazzi» giunti al loro classico incontro culturale di agosto. Dove come ogni anno si è parlato di tutto, compresa quindi anche la politica che, ha proseguito Cesana, «non è tutta la vita ma una società va avanti con la politica». (Ohibò, ce ne eravamo accorti anche noi.)

La delusione di Cesana per Forza Italia ed il suo leader deve essere molto forte se, alla proposta di Giulio Tremonti di fare l’alzabandiera nelle scuole, ha risposto con un commento che più velenoso non si può: «Ho il sospetto che l’unica bandiera da alzare sia quella bianca».

Faremmo torto all’intelligenza di Cesana, se attribuissimo la sua disillusione amara per la crisi della politica soltanto a quella dell’ultimo anno, cioè al governo di Romano Prodi. La battuta riservata a Tremonti ci conferma che disgusto e disincanto sono a 360 gradi. Con un «ma» che non è di poco conto. Nella visione religioso-filosofica di un movimento ecclesiale quale CL, la politica entra come un accidente della Storia, ovvero come qualcosa che deve aderire e mirare a valori eterni (la Verità di cui si discuteva quest’anno al Meeting).

Orbene, quando il contesto delle vicende umane (leggi i fatti della Politica) non risulta più rispondente alla Verità a cui si guarda, allora si gira pagina.
Detto in parole povere, né Pd né Pdl possono bastare, ed ecco infatti che localmente nascono proposte cielline in vista delle prossime elezioni amministrative sulle quali si pone il santino benedicente del leader lombardo Formigoni.

Queste proposte locali dimostrano che a CL non interessa nulla della discussione in corso sul Pdl di Silvio e Michela Vittoria Brambilla, soprattutto dopo le odierne dichiarazioni di Umberto Bossi: «Per i fucili c'è sempre la prima volta».

Quella bandiera bianca di cui ha parlato Cesana lasciando Rimini, richiama la classica vignetta del naufrago che sventola in cerca di aiuto le mutandone di un tempo. Però dietro il discorso di Cesana non c’è la disperazione del naufrago. Il tema del Meeting 2008 conferma la visione delle certezze: «O protagonisti o nessuno». Bello e difficile, il tema, con il rischio di avvilirci ancor più, ricordando il passo evangelico dei molti chiamati e dei pochi eletti.
Ovviamente non si parlava delle urne per le amministrative o per il parlamento.
Publié le 19/08/2007 à 16:39
Par amontanari
All'inizio di agosto, Romano Prodi aveva chiesto l'aiuto della Chiesa per il problema delle tasse, in un'intervista a «Famiglia Cristiana»: «Un terzo degli italiani evade. È inammissibile. Per cambiare mentalità occorre che tutti, a partire dagli educatori, facciano la loro parte, scuola e Chiesa comprese. Perché, quando vado a Messa, questo tema non è quasi mai toccato nelle omelie? Eppure ha una forte carica etica. Possibile che su 40 milioni di contribuenti sono solo 300 mila quelli che dichiarano più di 100 mila euro l'anno?».

Adesso Prodi può dire che aveva ragione. Oggi dal Meeting ciellino di Rimini, il cardinal Tarcisio Bertone, segretario di Stato vaticano, gli ha dato ragione senza tanti se e tanti ma: «Tutti devono pagare le tasse» perché «è un nostro dovere» e questo deve essere fatto «secondo leggi giuste».
Publié le 19/08/2007 à 12:19
Par amontanari
Rincara la dose Filippo Andreatta, sul «Corriere di Bologna» di oggi, pensando al futuro Pd: «La Margherita si sta sfaldando di fronte alla granitica posizione dei Ds e in qualche modo oggi è già sciolta nel Pd. Mi sembra emergano due posizioni: da un lato chi china la testa di fronte ai Ds e viene unificato solo dalla sete di poltrone e di potere. E confluisce nella maggioranza del futuro Pd. Dall'altro lato c'è chi cerca ancora di mantenere una posizione autonoma».

Andreatta si rivolge anche a Veltroni: che partito vuole, una "caserma" con umori staliniani o quella nuova aggregazione di cui si parlava un tempo, ed alla quale lui stesso (Andreatta) ha dedicato tante energie?

La materia del contendere in apparenza è bizzarra: le «feste dell'Unità». Ma dietro ci sta invece il nocciolo del problema. Quando il Partito democratico si aggregherà in pubbliche manifestazioni, appunto la festa del partito stesso, dovrà indossare le vecchie magliette dell'organo del Pci?

L'ex sindaco di Bologna Renato Zangheri, che è stato anche docente universitario ed è uno storico di vaglia, rimette ogni decisione ai militanti.

Ma a quali militanti? Non a quelli del Pd nascituro ma ai fedelissimi delle «feste dell'Unità». Beh, insomma è un modo elegante per dire che nulla dovrà cambiare.

Modesta proposta: che si facciano le «feste dell'Artusi in unità sotto l'Ulivo».

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