Précédent Créer son blog Suivant Signaler un abus Noter :  
Ma photo
Notizie/News
Trafic
5 connectés
74014 visiteurs
Mon calendrier
< Aoû. 2009 >
L M M J V S D
     12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
31      
Publié le 31/08/2009 à 15:00
Par amontanari
Blog_boffo_31.08.2009


Ipotizzavo qui due giorni fa: forse dietro la scandalo che ha coinvolto Dino Boffo, c'è la diabolica volontà di mettere in pratica il grido di battaglia dei devoti della libertà, "Chi tocca il cavaliere muore". Mi chiedevo: "Insomma, Boffo è stato punito dai suoi?"

Oggi abbiamo la conferma. Si è trattato di fuoco amico. Le carte giunte a Feltri provengono da ambiente "ecclesiastico", sono le stesse fatte girare tempo fa nelle curie italiane e indirizzate a vescovi e cardinali.

A Feltri sono arrivate in seconda battuta. Uno "scherzo da prete" contro Boffo giocato con due documenti.

Uno vero ed uno taroccato. Quello vero è la fotocopia di un certificato del casellario giudiziale.

Quello taroccato è "la nota informativa" di cui "il Giornale" ha parlato il 28 scorso come di un testo che "accompagna" il rinvio a giudizio.

La notizia data dal quotidiano diretto da Feltri non è vera, stando a quanto rivelato oggi da Paolo Foschini sul "CorSera". Quella nota accompagna, soltanto nelle lettere anonime, il "rinvio a giudizio".

E' la cosiddetta "informativa". Un testo anonimo, per questo ancora più pericoloso, perché dimostra l'alleanza con l'artiglieria berlusconiana da parte di certi ambienti ecclesiastici che hanno voluto punire Boffo per avere criticato l'etica privata del cavaliere.

Non significano nulle le smentite di Maroni o di Rutelli. Rientrano nei protocolli delle burocrazie ufficiali. Certe carte non sono protocollate dalle questure, non passano nei faldoni di "servizi" regolari.

Certa gente in certi ambienti e con certe amicizie vive soltanto di questi espedienti, fabbricare accuse, inventare documenti, creare casino.
Nulla di cui scandalizzarsi. E nulla di nuovo sotto il sole, tanto per citare la Bibbia. Non preoccupano loro, quelle certe persone che agiscono da spie o controspie. L'Italia è abituata a loro da tempo, e prima poi arriva un Cossiga ridens a smentire tutto.

Desta allarme piuttosto l'utilizzo che ne ha fatto il neo direttore de "il Giornale". Assunto da poco proprio soltanto per spezzare le reni agli oppositori del leader maximo. Non significa nulla la postuma dissociazione del capo del governo.

Il fatto che i vescovi avessero già ricevuto quelle carte anonime, non deve mettere il cuore in pace. La prosa un po' zuccherosa di Boffo in risposta alle accuse, terminava con un oscuro (!) richiamo a qualche "volpone o volpina" visti aggirarsi a Rimini "per gli stand dell'ignaro Meeting".

"Ignaro" sì ma inquietante per la cronaca, stando a quanto riportato ieri dal "CorSera": sabato scorso nella sorvegliatissima sala-stampa del Meeting hanno rubato un telefonino ed un computer. Indovinate a chi? A Franco Bechis, direttore di "Italia Oggi" e futuro vicedirettore di "Libero".

Una domanda agli esperti di Diritto. Boffo che  stando alle sue parole, chiude da innocente la questione delle molestie per non coinvolgere il vero responsabile (un giovane poi deceduto), più che un gesto di carità come lo presenta lui, non compie di fronte alla legge qualcosa che potrebbe esser stato penalmente perseguibile?

[31.08.2009, anno IV, post n. 249 (969), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 29/08/2009 à 16:46
Par amontanari
Blog_tremonti_rimini

Giulio Tremonti dal Meeting ciellino di Rimini ha tuonato ancora contro gli economisti. Questa volta li ha paragonati ai maghi dei fumetti o del cinema. Insomma, gente fuori di testa.
Poi ha enunciato ancora il suo credo mistico, questa volta con l'aggiunta di una nascosta citazione maoista, "Salvare il popolo, non le banche".

Di andare verso il popolo aveva parlato anche Giovanni Giolitti. Poi il popolo andò verso Mussolini.

Tremonti vuole salvarsi l'anima, come uomo e come ministro. Come ministro, quando parla riporta pensieri altrui, senza dirlo però. Accadde lo scorso settembre 2008 quando sentenziò: "Non è la fine del mondo, ma la fine di un mondo". La fonte era Domenico Siniscalco della "Stampa", 7 luglio 2008.

A febbraio di quest'anno Romano Prodi ha ironizzato: sono d'accordo con Tremonti per gli eurobond, "Li avevo proposti sul Financial Times parecchio tempo fa".

Nel maggio 2008, Tremonti disse, di suo: i sacrifici non li faranno "i poveri", ma "le banche e i petrolieri". Non è stato ascoltato, forse lo hanno scambiato per uno di quei maghi dei fumetti e dei film di cui lui stesso ha parlato da Rimini.

Nel marzo di quest'anno, ha detto di  essere "dal lato giusto della Storia". Dopo aver citato una massima di sant'Agostino, "Nella necessità l'unità, nel dubbio la libertà, e verso tutti la carità".

Signor ministro, se avessimo più fatti e meno parole forse saremmo più tranquilli sul futuro dell'Italia. "Anche ai lavoratori parte degli utili delle imprese" ha proposto a Rimini. A titolo personale? Come ministro? Di questo governo? Secondo Cossiga prossimamente lei passerà agli Esteri, cedendo il posto a Brunetta. Dal quale avremo la nuova versione del socialismo in salsa berlusconiana. Forse meno mistica, ma sempre divertente. Lo spettacolo continua al Gran Circo Italia.

Post scriptum. Un esempio di nuova economia, proprio da Rimini: "Venditori abusivi derubati dai turisti durante i controlli della squadra nautica". Notizia di oggi, il fatto è di ieri.


[29.08.2009, anno IV, post n. 248 (968), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 29/08/2009 à 15:45
Par amontanari
Blog_berl_avvenire


I colpi bassi sono raffinate specialità coltivate in precisi ambienti cosiddetti giornalistici, con l'aiuto di persone le più diverse fra loro, per funzione, militanza politica e finalità che le spingono ad agire.

Ricordate il caso Sircana? Il portavoce di Prodi fu fotografato per strada solo dentro la sua auto,  e divenne oggetto di uno scandalo che lo voleva frequentatore abituale di trans.

Davanti agli atti giudiziari che riguardano Dino Boffo, il direttore del quotidiano cattolico (se anche i direttori di giornali vanno in Paradiso, immaginiamo il turbamento di Raimondo Manzini), l'atteggiamento dei "lettori" governativi è leggermente diverso.

In comune con Sircana ci possono essere soltanto certe attenzioni "pretine", come le chiamano negli stessi ambienti ecclesiastici.
E chi ci garantisce che uno zampino del diavolo non abbia convinto qualche allegro monsignorino a spingere sull'acceleratore per far scoppiare lo scandalo contro il direttore di "Avvenire" che aveva osato criticare il cavaliere?

Il 13 settembre 2005, una frase apparsa su "L'Osservatore Romano" accusava Romano Prodi di voler distruggere l'unità della famiglia.

Ovviamente al 13 settembre 2005 il modello di famiglia cristiano era rappresentato per "L'Osservatore Romano" dal partito del signor Berlusconi Silvio.

Forse dietro la scandalo che ha coinvolto Dino Boffo, c'è questa diabolica volontà di mettere in pratica il grido di battaglia dei devoti della libertà, "Chi tocca il cavaliere muore".

Insomma, Boffo è stato punito dai suoi? La domanda non è né sciocca né inutile. E' la riduzione a principii semplici di lotte politiche più complesse. Pugnalato alle spalle, colpito da fuoco amico, con doppia licenza "delli superiori". Quelli di certo mondo cattolico, e quelli del mondo politico governativo.

Forse tra qualche anno Francesco Cossiga ci rallegrerà con altri retroscena per ora segreti. Fatto certo è che non si crea tutto il casino che si è creato soltanto per il cattivo carattere di Feltri, o tutt'al più per una sua pessima digestione dovuta ad un colpo di calore.

[29.08.2009, anno IV, post n. 247 (967), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 28/08/2009 à 17:16
Par amontanari
Blog_feltri_cossiga

Ci sono due aspetti nella vicenda "Giornale"-Feltri contro Boffo-"Avvenire", dai quali abbiamo la conferma che l'Italia non cambia mai.

Uno è il finto scandalo degli ambienti vicini a Feltri. Lo hanno messo apposta a dirigere il "Giornale", e adesso dicono peste e corna dell'articolo di Gabriele Villa da lui pubblicato sotto il titolo "Boffo, il supercensore condannato per molestie".

Se è tutto vero quello che ha scritto Villa, nessuno è autorizzato a negare la verità dei fatti perché essi si riferiscono al direttore del quotidiano della Cei.

Questo per il rispetto della logica più elementare.

L'altro aspetto, riguarda il linguaggio di quel rapporto della Questura, che sembra bagnato nel Tevere del Ventennio: "... il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato...".

L'Italia non cambia mai, dicevamo. Nel numero di "Style" uscito stamani, Francesco Cossiga, con quel suo conversare brillante e frizzante, ce ne dà autorevole conferma. Quando ad esempio riduce il ruolo di Licio Gelli a quello di direttore della Permaflex di Arezzo. A cui i direttori dei Servizi segreti non potevano prestare alcun ascolto.

Purtroppo l'Italia "ferma" che i fatti di oggi possono suggerire, è un Paese che regredisce. Forse Feltri involontariamente farà aprire un po' di occhi a certi religiosi troppo inchinati verso il Cavaliere.

Abbiamo di recente ricordato che Feltri su "Libero" difese Berlusconi per la faccenda delle donnine allegre, definendolo "impotente". L'uomo è lo stile, si diceva un tempo. Ma bando alle meraviglie, perché la botte dà il vino che ha. E se Feltri ha ragione sul caso Boffo, la figura brutta la fanno i suoi "alleati" e datori di lavoro che oggi lo attaccano, non lui.


[28.08.2009, anno IV, post n. 246 (966), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Publié le 26/08/2009 à 16:51
Par amontanari
Kennedy_ted

L'ultimo saluto a Ted Kennedy diventa per chi ha qualche anno sulla schiena l'occasione di un ricordo che coinvolge tutta la sua famiglia.

Ci fu un momento nella storia del mondo in cui i Kennedy rappresentarono una speranza per una vita migliore.

Non posso che ripetere quanto già scrissi qui due anni fa.
Furono il «sogno americano» della mia giovinezza. Nella mia scrivania fa avevo sottovetro una foto gigantesca della bella famiglia di JFK, ritagliata dall'«Espresso» di Arrigo Benedetti, quello formato lenzuolo.

Guardavamo all'America, noi che non tenevamo gli occhi chiusi e rivolti all'Urss od alla Cina. Poi venne il Viet-Nam, poi vennero le rivelazioni sulla famiglia di JFK, sui loro affari, sulle loro storie losche...

La fine del nostro «sogno americano» fu l'uscita da una giovinezza che vide poi sorgere in Italia altri giorni duri, terribili.

Ted vide morire uccisi due fratelli, John nel 1963 e Robert nel 1968. Ma soprattutto il 12 luglio 1969 vide morire quella ragazza, Mary Jo Kopechne, che era in auto con lui. E con lui era finita in acqua giù dal ponte di Chappaquiddick. Ted chiamò la polizia il mattino dopo. Non appena uscito dalla vettura.

Ted_kennedy_obama01g

Ted Kennedy è stato un grande sostenitore di Obama. Soprattutto per la drammatica questione della sanità.

"Negli anni '70", ha raccontato suo figlio Patrick, "accompagnai mio padre negli angoli più poveri dell'America per ascoltare chi soffriva e non poteva permettersi cure adeguate. Sono storie che nessuno di noi ha ancora dimenticato e che ancora affliggono il vecchio cuore di mio padre".

Resta il dolore che l'America di Obama abbia ancora situazioni simili a quelle denunciate dalle parole di Patrick.
Sarebbe bello che qualcuno esperto del mondo americano ci spiegasse in poche parole se anche Ted Kennedy ed il suo entourage politico in questi anni hanno fatto tutto il possibile per risolvere quei problemi dell'assistenza sanitaria con cui deve fare i conti Obama in questi mesi.

Adesso la nostra speranza di chiama Obama. Non perché è giovane ed "abbronzato", ma perché è partito con progetti di riforma sociale che ogni giorno negli Usa incontrano sempre più ostacoli.

[26.08.2009, anno IV, post n. 245 (965), © by Antonio Montanari 2009. Mail.]

Divieto di sosta. Antonio Montanari. blog.lastampa.it
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Pages : 1 2 3 4 5 6 7