Précédent Créer son blog Suivant Signaler un abus Noter :  
Ma photo
Notizie/News
Trafic
4 connectés
74750 visiteurs
Mon calendrier
< Sep. 2007 >
L M M J V S D
     12
3456789
10111213141516
17181920212223
24252627282930
Publié le 25/09/2007 à 17:53
Par amontanari
Sandro Viola, su «Repubblica» di oggi esamina «Cosa alimenta l'antipolitica», e conclude che il rigetto del sistema politico e l'uggia divenuta incontenibile nella pubblica opinione, sono anche il frutto del modo in cui è stata «gestita nei nostri mezzi d'informazione» (tivù e giornali) la parte di cronaca che riguarda la politica.

Ovviamente lo spunto iniziale e la conclusione di Viola riprendono e ripropongono il nome di Beppe Grillo. Il quale sta perdendo giorno dopo giorno l'alone del comico «maledetto» (di cui si dice male, e basta) ed assumendo invece un po' l'aureola dell'eretico folle ma (quasi) indispensabile che ha aperto gli occhi a tanta gente... eccetera.

Questa è l'impressione ricavata non dagli spettacoli di Grillo, ma dalle discussioni che ne sono nate, per cui è cominciata una riflessione anche sul modo di far einformazione politica. Il quale è molto simile a quello che Mike Bongiorno ha seguìto nel guidare lo spettacolo di Miss Italia. Spettacolo che non ho visto se non per cinque minuti in due occasioni diverse.
Nella prima, c'era la signora Loretta Goggi che stava litigando con lui. Nella seconda, ieri sera, c'era lui che non riusciva a seguire il copione per presentare i volteggi delle fanciulle in gara, ed accusava lei di aver creato tutto quel «casino». Testuale.

Orbene, anche il 'giovane' Gianni Riotta al TG1 fa un po' come il 'vecchio' Mike. Aveva promesso un rinnovamento nella cronaca politica. Abbiamo atteso invano, è la solita solfa, sia detto con tutto il rispetto. Non basta uno studio rinnovato, occorre dare le notizie non per accontentare i politici ma per informare la gente. Lo dico con tutto l'affetto che un lettore ha verso le Grandi Firme (tipo Riotta) che hanno sempre insegnato qualcosa. Ma la tivù è il mostro che distrugge tutto, tranne i casini di Mike Bongiorno.
Publié le 23/09/2007 à 18:24
Par amontanari


Grillocofferati Alcune cose lette od accadute nelle ultime ore.

1.
Il caso di Bologna nato dall'accordo tra il sindaco Cofferati ed An sul tema della sicurezza, fa vacillare la giunta comunale ma spiazza Fini a destra favorendo Storace.

2.
Velletri. Il papa parla: «La vita è in verità sempre una scelta: tra onestà e disonestà, tra fedeltà e infedeltà, tra egoismo e altruismo, tra bene e male».«È necessaria quindi una decisione fondamentale: la scelta tra la logica del profitto come criterio ultimo nel nostro agire e la logica della condivisione e della solidarietà». Per Benedetto XVI, «la logica del profitto, se prevalente, incrementa la sproporzione tra poveri e ricchi, come pure un rovinoso sfruttamento del pianeta. Quando invece prevale la logica della condivisione e della solidarietà, è possibile correggere la rotta e orientarla verso uno sviluppo equo, per il bene comune di tutti».
Questo appare dal testo della Stampa.web delle ore 11:28.

Su Televideo Rai delle 13:20 appare questo comunicato:
«Pd, Veltroni: serve un programma chiaro.
Il Pd nasce per evitare che in futuro possa esserci una coalizione che si presenta davanti ai cittadini "senza chiarezza di proposta", perché gli elettori"non capirebbero e non ci seguirebbero". Così Veltroni, sindaco di Roma e candidato alla segreteria del Pd. Quindi rimarca la necessità che il Pd abbia "un programma schiettamente riformista, in grado anche di immaginare valori carichi di radicalità del cambiamento"."Solo così potremo rilanciare l'azione del governo e superare la crisi di rapporto tra l'Unione e il Paese"»
Probabilmente Veltroni si è sentito spiazzato dal papa che ha parlato criticamente del capitalismo, dichiarando necessaria «la scelta tra la logica del profitto come criterio ultimo nel nostro agire e la logica della condivisione e della solidarietà».
Veltroni deve essersi sentito spiazzato a sinistra dal pontefice. Ed allora è andato a rispolverare una sua lettera apparsa su «Repubblica» il 2 settembre 2006. Un anno fa.
L'unica differenza tra il comunicato di oggi e la lettera del 2006, è che la parola radicalità ha perso le virgolette che ne attenuavano la portata, per non fare apparire l'autore del testo troppo estremista. Adesso Veltroni deve recuperare in salita ed invoca la «radicalità del cambiamento».
Deve aver pensato Veltroni: se anche il pontefice dice cose negative sul capitalismo, è ora che mi svegli anch'io...

3.
Articolo di stamani di Barbara Spinelli, sulla «Stampa»: leggetelo e conservatelo.
Già il titolo dice tutto: «Il vero antipolitico? È il Palazzo».
Sotto un diverso profilo tecnico-letterario, prosegue il discorso avviato dalla Jena-Barenghi il 17 scorso. Barenghi sosteneva che ormai la politica deve prendere atto di «un fatto doloroso ma ormai palese: cioè di essere essa stessa l’antipolitica».

Barbara Spinelli scrive che «l’antipolitica nasce prima di Grillo, e non a causa di Mani Pulite ma perché Mani Pulite non è riuscita a eliminare immoralità e cinismi ma li ha anzi dilatati. Il male dell’anti-politica è cominciato con la Lega, per culminare nell’ascesa di Berlusconi e nel patto d’oblio che egli strinse con parte dell’ex-Dc, dell’ex-Psi, dell’ex-Pri (oltre che con la sinistra nella Bicamerale). È un male che ha contaminato parte della stampa e televisione...».

Non voglio fare un riassunto del fondo di Barbara Spinelli, va letto tutto, tuttavia riporto un altro passo per sottolineare il taglio che l'articolo ha ricevuto, ovvero lo studio del contesto in cui il fenomeno Grillo è nato, e la serietà che anche i comici possono indossare in determinati momenti della storia (o della cronaca se si vuol volare più basso...): «La figura del buffone che dice la verità senza esser creduto perché appunto considerato buffone è già nell’Aut-Aut di Kierkegaard. "Accadde, in un teatro, che le quinte presero fuoco. Il Buffone uscì per avvisare il pubblico. Credettero che fosse uno scherzo e applaudirono; egli ripetè l’avviso: la gente esultò ancora di più. Così mi figuro che il mondo perirà fra l’esultanza generale degli spiritosi, che crederanno si tratti di uno scherzo"».

4.
Grillo suggerisce: "Tutti in Comune a controllare cosa fanno i politici".
Io modestamente nel mio piccolo l'ho fatto. Ma non essendo Grillo qualcuno si è adirato bene, come ho già raccontato sotto il titolo di «Liberi di tacere?».

5.
Mia semplice conclusione che non serve altro che a render chiare a me stesso le mie idee...
Il web diventerà sempre più importante, i blog saranno al servizio della politica come i giornali venti o trent'anni fa.
Lo pensa anche Barbara Spinelli: «Né la politica né le televisioni né i giornali hanno il potere di estromettere il nuovo mondo della comunicazione e della denuncia che si chiama blogosfera».
Il fenomeno in Italia è condizionato da tre fattori, aggiunge l'editorialista, tra cui il primo è «la complicità che lega il giornalista classico al politico, e che ha chiuso ambedue in una sorta di recinto inaccessibile: il giornalista parla al politico e per il politico, il politico parla al giornalista di se stesso e per se stesso, e nessuno parla della società, che ha l’impressione di non aver più rappresentanti».

Sarà necessario che i blog siano sempre pià attenti al «local» che al «global».
Avranno 'voglia' gli editori dei blog di accettare questa linea?

Circa il fondo di Eugenio Scalfari su «Repubblica», l'immagine della «prova d'orchestra» (dall'omonimo film di Federico Fellini») con «pifferi e tromboni», è molto bella.
Ma non credo che la condizione attuale sia quella dello sfascio del 1919.

Chiudo per non farla troppo lunga, dopo aver dato una risposta ad un lettore che mi chiede perché abbia scritto: "...il vero antipolitico è lo stesso Prodi che vive a Palazzo Ghigi perché non vogliamo che vi ritorni il Cavaliere».

In breve. Ho scritto «non vogliamo» per allargare la fascia dalla maggioranza attuale a parte di quella precedente.
Berlusconi non lo accettano più come leader né Casini né Fini né Bossi. I primi due aspettano l'occasione propizia e non traumatica per rompere ed andare verso il «grande centro», il terzo va per conto suo, ogni giorno, è incontrollabile.

Il bello sarà quando nel grande centro appariranno altri personaggi come Dini (che ha già in corso le pratiche di separazione da Prodi) e Mastella (che smania di saltare il fosso e non lo nasconde).

6.
Dimenticavo. Leggete Mina di oggi sulla «Stampa». Ormai Grillo, scrive la signora Mazzini, «parla con la voce di milioni di persone che, finalmente, hanno capito le urgenze che riguardano tutti quanti». Per cui «sarà dura metterlo a tacere».


L'immagine di Beppe Grillo è presa dal sito:
www.bloggers.it/progettomayhem.

Publié le 21/09/2007 à 11:47
Par amontanari

GoggiÈ simbolica, molto simbolica la litigata avvenuta ieri sera a Miss Italia fra Loretta Goggi, dimenticata dietro le quinte da Mike Bongiorno che credeva di essere dentro il solito spot con Fiorello e non in diretta tivù con le fanciulle in fiore di Mirigliani.

Simbolica dello stato dello Stato italiano. La gerontocrazia che ha vertigini da orgoglio di primadonna e lascia le vere primedonne leggermente più giovani anche se non più fanciulle in fiore, dietro le quinte a mangiarsi il fegato...

Grande è stata la confusione sul palcoscenico di Miss Italia.

Ma non minore è quella che regna a Roma, dove Prodi è stato salvato da un estremista di destra, Achille Storace, pardon Francesco Storace. Mentre la parte di Mike Bongiorno è stata interpretata dal ministro di Clemenza e Giustizia Clemente Mastella, tanto poco fedele al proprio nome da uscire dall'aula facendo traballare pericolosamente il governo di cui fa parte.
Ecco, a questo punto ci vorrebbe a Palazzo Chigi un caratterino come quello di Loretta Goggi che è stata capace di dire ad inizio di trasmissione:«Me ne vado...  grazie a tutti... buona notte».
Invece abbiamo avuto la solita liturgia delle telefonate di chiarimento fra Prodi e Mastella.
Forse il presidente del Consiglio con Mastella ha avuto una di quelle sue sfuriate che gli attribuiscono come risorsa del carattere in apparenza pacioso, e forse ha detto al suo ministro: «Se ti prendo ti faccio una faccia così».
Secondo fonti riservate in attesa di conferma, sembra che Prodi non abbia usato la parola faccia.
Publié le 20/09/2007 à 19:19
Par amontanari

Veltroni Stamani su «Repubblica» Mario Pirani ha scritto un editoriale sulla nascita del Partito democratico, che comincia così: «Non prendiamoci in giro. La nascita del Partito democratico non sta maturando attraverso una "fusione calda", malgrado le speranze suscitate e che erano sembrate coagularsi in due momenti: i congressi di scioglimento di Ds-Margherita e la presentazione della candidatura Veltroni. Dopo quei passaggi ci si attendeva un rilancio che aprisse subito le porte del costituendo partito a forze sociali fin qui mortificate, a intelligenze creative fin qui messe ai margini, a spiriti liberi pronti a impegnarsi. La delusione è, per contro, palpabile. Il timore che la perigliosa iniziativa sfuggisse di mano alle due nomenclature di riferimento ha prodotto un macchinario selettivo barocco e antidemocratico. Il suo funzionamento è difficilmente comprensibile, di nessuna attrattiva, dissuasivo nei confronti di ogni desiderio di partecipazione. Lo spezzatino delle liste per circoscrizione, la duplicazione delle medesime (più di una per candidato), la designazione delle candidature ad opera di piccoli gruppi di vertice addetti alla bisogna, il rifiuto di permettere le preferenze, così da controllare e gestire rigidamente l'ordine di ogni lista dei designati, (ricalcando l'aborrita - a parole - legge elettorale vigente): questi gli aspetti salienti del marchingegno messo in piedi».

Nelle parole di Pirani si rispecchia la sensazione che provo leggendo le liste riminesi. Non ditemi che parlo di cose periferiche. Il quadro complessivo del mosaico nazionale risulta dalle singole tessere locali. La mia città è una tessera, ma assieme contribuisce a fornire l'immagine generale, che è quella delineabile con le prime parole di Pirani: «Non prendiamoci in giro».

La lista a sostegno di Walter Veltroni nel collegio Nord è guidata da un assessore del Comune di Rimini, Elisa Marchioni, che l'anno scorso entrando in carica disse: «Non sono mai stata iscritta né vicina ad alcun partito, e più che interrogarmi sul centro-destra o sul centro-sinistra, alla proposta di un impegno in giunta, mi sono chiesta se mi sentivo di tirarmi indietro davanti all’opportunità di operare, da un altro punto di vista rispetto a prima, per le persone e la città».

Orbene, adesso a questo assessore verrebbe da chiedere se si è nel frattempo interrogata «sul centro-destra o sul centro-sinistra», per non definirsi più soltanto votata al bene comune della gente.

Ora si tratta di creare un nuovo partito (di centro-sinistra, se non ho io le visioni), per cui sarebbe opportuno sapere se è divenuta consapevole delle differenze fra destra e sinistra, o se per lei ancora tutto fa brodo.
Publié le 18/09/2007 à 17:50
Par amontanari
Il presidente Romano Prodi ieri sera ospite di Bruno Vespa ha cercato di fare lo spiritoso, ed ha detto una cosa sgradevole: "Non trovo che la società sia meglio" dei politici arraffoni e cialtroni, cambiacasacca e avidi, pavidi, mangia pane a ufo, mediocri.
Le persone che rivestono cariche prestigiose quando parlano di cose serie non possono raccontare barzellette come il Cavaliere o balle come le persone normali al caffè.
Prodi voleva rispondere a Grillo, ha fatto il comico (non allenato) come lui e non ha avuto un'uscita felice.
Ho il sospetto che a qualcuno faccia un favore, il buon Grillo.
Ha spiazzato Berlusconi che tentava il lancio della Brambilla. Affondata dallo stesso Berlusconi per non dispiacere ai fedeli del partito di Arcore.
Ha spiazzato il vecchio gruppo dirigente dei Ds, con la questione delle banche...
Quello che è stato trattato meglio è stato in fin dei conti Romano Prodi, con l'etichetta dell'Uomo-Valium.
Sai che offesa, qualcuno ladro e qualche altro imbroglione, lui soltanto addormentato...
Il buon Grillo non se ne è accorto, ma il vero antipolitico è lo stesso Prodi che vive a Palazzo Ghigi perché non vogliamo che vi ritorni il Cavaliere.
Insomma la vita a volte fa raggiungere scopi diversi da quelli prefissati.
Alla fine Prodi ne ricava un utile nella cassa elettorale, dove l'acqua non se l'è procurata da solo ma gliela hanno portata gli altri.
E lui ben consapevole di tutto ciò, può porgerci allegramente il suo «saluto Romano» in casa Vespa, con quella battuta che ho riportato all'inizio.
A Prodi rivolgiamo l'invito a non farlo più, altrimenti, come dicevano una volta, sono totò sul sederino.
Pages : 1 2 3 4