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Publié le 30/09/2008 à 19:06
Par amontanari
Bushpalin E' un bel paradosso che il conservatore Bush sia odiato da molti suoi elettori che lo accusano di esser divenuto "socialista" con il piano Paulson per il salvataggio della finanza americana.
Bocciato alla Camera per la defezione di 35 deputati repubblicani che non hanno accolto l'appello a votarlo, il piano non è apparso alla gente "una legge coraggiosa" (come l'aveva definita Bush). E necessaria, anche se dura da digerire.

L'opinione pubblica ha vinto: il mondo della finanza si arricchisce presentando a noi il conto. Il piano Paulson è risultato indigesto e non è passato. Un deputato georgiano l'ha chiamato "una grossa merda di vacca con un dolcetto in mezzo".
Alla fine ha ragione la democratica Nancy Pelosi: "la festa è finita", e con essa un "sistema senza regole e controlli". Ovvero il "vecchio" mondo ha dimostrato di non saper funzionare. Domanda: come sarà il "nuovo" mondo?

Paul Samuelson, Nobel per l'Economia nel 1970, ex consigliere di JFK, spera in una vittoria di Obama. Se andrà alla Casa Bianca, ha detto a "Repubblica", sarà grazie a McCain ed al suo vice, quella "almost a joke", cioè quella "barzelletta" Sarah Palin: "Voi italiani sapete benissimo di cosa sto parlando. Non avete un Parlamento pieno di soubrette?".

Appunto: e noi? Illuminante l'accusa di PG Battista nel fondo del "Corrierone" a Veltroni. Il quale si sarebbe scagliato contro il "putinismo" del cavaliere soltanto perché la sinistra segue unna vecchia "narrazione". Quella che vede offese alla democrazia in ogni oppositore.
PGB avrebbe ragione se l'avversario Berlusconi non fosse il simbolo di quel "pensiero unico" di cui soltanto ora Veltroni si è accorto. (Al conflitto d'interessi il governo Prodi non ha pensato...)

Anche Enrico Letta è costretto ad ammettere (al "Corrierone") che "il problema è lui, Berlusconi". Anche se poi si avvita in una contraddizione tutta democristiana: Veltroni ha fatto bene a denunciare l'allarmante riduzione, nel nostro Paese, di certi spazi di democrazia", però non possiamo pensare di vincere le elezioni con l'antiberlusconismo.
Senza antiberlusconismo le hanno già perse una volta. Una competizione elettorale non è un calmo té nel salotto buono.
Se fossimo negli Usa, Letta guarderebbe soltanto al dolcetto centrale di cui parla quel deputato georgiano. In base alla teoria che anche le merde di vacca servono a qualcosa. Peggio per chi è costretto a viverci dentro, come talora succede. I politici hanno sempre il dolcetto. A noi resta il resto.

[30.09.2008, Anno III, post n. 297 (674), © by Antonio Montanari 2008]

gruppobloggerlastampa

Publié le 29/09/2008 à 18:32
Par amontanari
Berlusconi_vespa Da giovani, a chi parlava soltanto della rosa fresca aulentissima, gli si diceva che ce l'aveva stampata sulla fronte. Insomma un chiodo fisso.
Lo stesso è per Berlusconi, circa la Giustizia. Si sente un perseguitato. Dopo l'intervista di Veltroni, la sua reazione è stata di dichiararsi sicuro che il lodo Alfano "passerà al vaglio" della Corte Costituzionale. E che in caso contrario "servirebbe una profonda riflessione sulla giustizia...". Come dire: se i supremi giudici mi fanno questo torto, ci penso io.

Oggi si ha la rivelazione che conferma la nostra teoria del chiodo fisso. Nel prossimo libro di Bruno Vespa si leggeranno queste parole di Berlusconi: il lodo Alfano è "un provvedimento necessario in un sistema giudiziario come il nostro in cui operano alcuni magistrati che invece di limitarsi ad applicare la legge, attribuiscono a se stessi e al loro ruolo un preteso compito etico".

Veltroni non ha nessun merito e nessuna colpa nell'avere fatto infuriare il capo del governo. Ricordiamo quell'intervista concessa dal cavaliere ad Enzo Biagi: "Sono sceso in politica per salvare l’azienda e per evitare la galera". Il programma continua.

Ha ragione Dario Franceschini, vicesegretario del Pd: è un "tentativo gravissimo di Berlusconi di intimidire la Corte Costituzionale".
Aggiungiamo: le parole di Berlusconi dimostrano che non conosce la Costituzione. La Corte costituzionale non fa parte dell'ordine giudiziario: si veda al Titolo VI. Garanzie costituzionali, Sezione prima. La Corte costituzionale, articoli 134-135.

Altro chiodo fisso, questa volta nel Pd: prendersela con Prodi. E' sua la colpa, secondo Giorgio Tonini, dell'autoritarismo di Berlusconi.

Chiodo scaccia chiodo. Berlusconi resterà tranquillo a governare con quest'opposizione veltroniana, e diventerà presidente di una Repubblica che adatterà alle proprie idee.
Già nei tribunali la scritta "La legge è uguale per tutti" è stata sostituita dalla massima "La Giustizia è amministrata in nome del popolo italiano". Come per dire: noi abbiamo avuto i voti e facciamo quello che ci pare.
Ha ragione Curzio Maltese: "la Costituzione è già morta e quasi nessuno se n'è accorto".

[29.09.2008, Anno III, post n. 296 (673), © by Antonio Montanari 2008]

gruppobloggerlastampa

Publié le 28/09/2008 à 18:15
Par amontanari
Veltroni250908 Rischiamo il modello Putin, dice Walter Veltroni al "Corriere della Sera". Ma la colpa non è di Berlusconi, se tutto l'Occidente si trova nella stessa condizione, con una "organizzazione del potere che rischia di apparire autoritaria".

Più cauto di così, Veltroni non poteva essere. Poco dopo però dichiara che in Italia non ci sono più "le condizioni minime, fisiologiche del confronto". Che comincia ad esserci un "pensiero unico". E che non spetta al dottor Bonaiuti dare patenti di democrazia...
Ma se siamo messi così male, Veltroni non avrebbe dovuto confondere la situazione italiana nel contesto europeo. Oltretutto sulla Gelmini che arriva a Cernobbio in elicottero, dà una notizia già smentita dall'interessata.

Veltroni dovrebbe cominciare a ragionare dalle conclusioni, sul "pensiero unico" e chiedersene le cause. Troverebbe che il contesto occidentale non c'entra nulla, e che la colpa è di colui per il quale il dottor Bonaiuti ci affligge dai telegiornali criticando qualsiasi opinione l'opposizione esprima sul governo.
A volte si vede benissimo che anche a Bonaiuti viene da ridere, per cui corre veloce a dare le sberle agli avversari. Aumentando la comicità dei tiggì.

Nelle frasi di Veltroni non poteva mancare il richiamo agli Usa: "Guardiamo agli Stati Uniti dove Bush chiama ed i democratici rispondono".
Là dalla Casa Bianca chiamano l'opposizione perché il partito di governo (i repubblicani) non riesce a digerire la faccenda del sostegno di Stato alle finanze private, il piano Paulson. Negli Usa tacciono attoniti gli ideologi del liberismo, scrive Massimo Gaggi sullo stesso "Corriere". Dove Maria Laura Rodotà osserva: "Nessuno capisce niente di questa elezione anche per via della balcanizzazione dell'informazione".

Se sono messi male loro negli Usa, il nostro modello citato da Veltroni tre volte al giorno prima dei pasti, figurarsi la nostra povera Penisola. Che grazie al cielo non ha ancora avuto un personaggio come  Sarah  Palin, "tenuta lontana dai giornalisti" dopo che "le sue uniche tre interviste sono state penose", c'informa Rodotà. Una repubblicana, Katlheen Parker, ha scritto su "National Rewiew" che Sarah Palin è diventata un "imbarazzo" per McCain per la sua ignoranza in economia e politica estera. E l'ha invitata a ritirarsi, "forse spiegando che vuole dedicare più tempo al suo ultimo nato".
Veltroni potrebbe trasferirsi negli Usa dove ha comprato casa per la figliola mandata là a studiare.

Su Veltroni, un precedente post "Crisi bipartisan".

[28.09.2008, Anno III, post n. 295 (672), © by Antonio Montanari 2008]

gruppobloggerlastampa

Publié le 27/09/2008 à 16:52
Par amontanari
322alfano Modesta proposta. In attesa che si pronunci la Corte costituzionale, al "lodo Alfano" cambiamogli nome, chiamiamolo "lodo Collodi". Indica meglio la sua natura. A chi l'ha proposto dovrebbe crescere il naso come a Pinocchio. L'art. 1 è uguale all'art. 1 comma 2 del "lodo Schifani" (2003) dichiarato incostituzionale dalla Suprema Corte nel 2004.
Ieri sera a Milano il tribunale in cui è in corso una causa che vede come imputato Silvio Berlusconi, ha deciso di chiedere il parere della Corte costituzionale.

A richiamare l'attenzione della sentenza del 2004 relativa all'articolo del "lodo Schifani" travasato in quello di Alfano, è stato di recente il presidente emerito della stessa Corte costituzionale Antonio Baldassarre, in un'intervista al "Corriere della Sera".
Oggi il quotidiano di via Solferino dimentica quella intervista, anche se ricorda la sentenza del 2004. E riapre il discorso con due pareri opposti. A favore del "lodo Alfano" è un altro ex presidente, Alberto Capotosti. Contro, il costituzionalista Alessandro Pizzorusso. Ma la sentenza del 2004 dovrebbe tagliare la testa al toro.

Questo però non lo si può scrivere perché si aprirebbe un delicato problema di carattere politico ed istituzionale: come mai il Quirinale ha firmato il "lodo Alfano" nonostante la sentenza della Corte costituzionale del 2004?
Indirettamente alla domanda risponde Curzio Maltese nel supplemento libri di "Repubblica" recensendo "Bolzaneto" di Massimo Calandri: in Italia "la Costituzione è già morta e quasi nessuno se n'è accorto".

La vicenda del "lodo Alfano" copia-conforme dello Schifani, per il modo in cui è stata oscurata rientra tra quelle "solite litanie quotidiane" di cui parla stamani sulla "Stampa" Lucia Annunziata. E che impediscono di vedere i veri problemi.
Lo "scenario terrificante" di cui Lucia Annunziata parla a proposito degli Usa, ("un vuoto di potere al centro dello stesso potere mondiale"), potrebbe essere lo stesso su cui collocare la vicenda del "lodo Alfano", per i motivi indicati da Curzio Maltese: "la Costituzione è già morta e quasi nessuno se n'è accorto".

La responsabilità maggiore ricade sulle spalle dei politici o del "quarto potere" dell'informazione?
Un opinionista moderato e conservatore come Piero Ostellino nello stesso "Corriere della Sera" di oggi censura lo scandalismo che predomina in certi giornali che non amano le inchieste.
La vicenda del "lodo Alfano" non rientra nella categoria dello scandalismo o dell'inchiesta. Racconta le paure di un'informazione che teme di turbare gli attuali equilibri politici.

Speriamo che, in un giorno non lontano, si possa leggerne qualcosa sul tipo di quanto oggi sulla "Stampa" ci ha offerto Mattia Feltri con l'impeccabile ricostruzione della biografia politica di Luciano Violante.

Fonte foto: liberoblog.libero.it

[27.09.2008, Anno III, post n. 294 (671), © by Antonio Montanari 2008]

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Publié le 26/09/2008 à 18:21
Par amontanari
Fregoli Leopoldo Fregoli, l'attore trasformista "nonno" artistico del più celebre Arturo Brachetti, ha ispirato i capitani coraggiosi di Alitalia. Come ha rilevato Luca Piana, e come leggo nel blog "unoenessuno", "Luca Piana de l'Espresso ha messo in luce un aspetto poco noto: la banca che ha valutato la parte sana di Alitalia si chiama Banca Leonardo, che ha tra gli azionisti anche alcuni esponenti della cordata (Ligresti e Benetton). Chi ha comprato è stato anche dietro a chi valutava il prezzo".

Immaginate le scena: il banchiere legge i bilanci, stabilisce il valore. Poi esce da una porta ed entra dall'altra presentandosi come acquirente di Alitalia. Divertente, il capitalismo italiano.

A proposito di fatti eclatanti. Il ministro Brunetta ha dovuto ammettere che "i concorsi per i primari negli ospedali, nella stragrande maggioranza, non sono trasparenti e non premiano i migliori".
Su "Repubblica" di oggi il dottor Salvatore Belcastro, un ex primario di Chirurgia con circa 40 anni di esperienza, scrive: "Qualcuno ricorderà che poco più di un anno fa venne denunciata sulla stampa e sui media la estrema politicizzazione della scelta dei primari". In Lombardia comanda Cielle, in Emilia il Pd, in Sicilia e Calabria il centro-destra. Ma "spesso i posti vengono distribuiti col metodo consociativo, 'uno a loro ed uno a noi'...".

Adesso che Brunetta ha ammesso che "i concorsi per i primari negli ospedali, nella stragrande maggioranza, non sono trasparenti e non premiano i migliori", ci aspettiamo qualche suo intervento. Chieda un passaggio ai colleghi che vanno con i soldati nelle strade. Possono prestargli qualche Finanziere.

[26.09.2008, Anno III, post n. 293 (670), © by Antonio Montanari 2008]

Il post di ieri, Crisi bipartisan, è segnalato oggi in home della Stampa.

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