Précédent Créer son blog Suivant Signaler un abus Noter :  
Ma photo
Notizie/News
Trafic
2 connectés
69854 visiteurs
Mon calendrier
< Oct. 2007 >
L M M J V S D
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031    
Publié le 30/10/2007 à 18:41
Par amontanari

Poststampa3010 «Riflettere sulla maniera migliore di rinforzare la Repubblica, è un obbligo per tutti. Tutte le iniziative, di qualsiasi origine, sono legittime». Beh, non si parla dell'Italia. È un articolo de «Le Monde» di stasera, che riguarda i cugini d'oltralpe. L'ha scritto Didier Maus, presidente emerito dell'Associazione francese di diritto costituzionale.

Il tema interessa però anche noi. La promessa (la minaccia? l'incubo?) di una riforma della Costituzione gira da parecchio tempo sia sui giornali sia in àmbito strettamente politico, soprattutto partitico.
Vogliamo anche noi «rinforzare la Repubblica», per usare un verbo debitamente sospetto a causa di tanti motivi storici. Che furono alla base dei numerosi contrappesi studiati nella Costituzione del 1948.
Dopo 60 anni, le pericolose ombre di poteri troppo forti che allora si vollero allontanare dopo la disastrosa esperienza che aveva portato alla seconda guerra mondiale, sono svanite del tutto, o possono ancora far capolino da dietro l'angolo?

La prudenza della vecchia classe dirigente nei partiti, aveva radici ben salde in quel passato difficile da accantonare.
Poi sono venute due crisi parallele, la scomparsa dei gruppi dirigenti di alcuni partiti, travolti dalla corruzione (con la cosiddetta inchiesta di «mani pulite»); e la nascita di un partito-azienda con un capo-proprietario che annaspa ma riesce ancora ad occupare la scena, nonostante tutto e nonostante tutti i suoi amici-nemici. Che non ne possono più (in segreto).

Berlusconi è oggi "liquidato" da Giuliano Ferrrra in un'intervista a «Repubblica» con una dichiarazione che non lascia dubbi: la sinistra si muove, noi a destra «siamo fermi a Berlusconi».
Paradossale quel tanto che basta per lasciare intravedere una verità scomoda alla Cdl, Ferrara sembra però confidare troppo nella forza di Veltroni e caricare eccessivamente le tinte, quando parla pure di «ruiniani di sinistra»: il che sembra un bel contrasto logico, anzi teologico.
Ma si sa che Ferrara ama questi toni assurdi, non so quanto graditi sia a destra sia a sinistra, come quando definisce il sindaco di Roma una specie di copia conforme al «primo Silvio».

In effetti qualcosa accomuna Berlusconi a Veltroni, l'antipatia verso i giornali, come ha scritto su «La Stampa» di domenica Lucia Annunziata: «Addossare alla stampa l’invenzione di difficoltà politiche che nella realtà non esisterebbero è infatti un trucco contabile della politica vecchio quasi quanto la stampa stessa».

Oggi invece Barbara Spinelli ha osservato, sempre su «La Stampa»: «Mai ho visto tanta gente uniformemente invocare la fine d’una legislatura, e volontariamente servire il disegno di chi parla di democrazia ma non ne rispetta la regolamentazione. Tra la strategia di riconquista apprestata da Berlusconi fin dal 10 aprile 2006 e quel che mi dicono oggi giornali e tv non riesco, per quanto ci provi, a scorgere più differenza alcuna».

Mentre in Francia il problema è rafforzare Stato e Costituzione, da noi sembra avviato alla fine un gioco al massacro che serve soltanto ad indebolire il quadro politico, rimpiangendo (udite, udite) addirittura (sono parole di Veltroni), le «belle interviste di Zaccagnini o di Berlinguer in tv. Ognuno esponeva le sue idee e i cittadini giudicavano non le urla che si sovrapponevano ma le parole e la sincerità di ciascuno».

Di questo gioco al massacro si preoccupa giustamente Barbara Spinelli: «Ho l’impressione di assistere a una sorta di disfacimento della democrazia rappresentativa, e di perdita di senso del voto espresso alle urne dagli elettori. Dalla primavera dell’anno scorso l’Italia ha un governo, scelto dagli italiani per la durata di cinque anni, che è stato messo in questione quasi fin dal primo giorno: non dagli elettori tuttavia, ma da un capo dell’opposizione, Silvio Berlusconi, che il giudizio delle urne non l’ha mai accettato e che ogni sera da diciotto mesi annuncia a televisioni e giornali la fine di Prodi: prima negando i risultati, poi denunciando brogli, poi intimidendo i senatori a vita, poi appellandosi al cattivo umore della gente, in dispregio costante dei dettami costituzionali. Una strategia di delegittimazione del tutto anomala, ma che molto rapidamente è stata banalizzata e fatta propria da tutti coloro che fanno opinione, essenzialmente giornali e televisioni pubbliche oltre che private».

Publié le 29/10/2007 à 19:20
Par amontanari

Usque tandem Romano, postea triciclum...

Bellissima l'idea di fondo del pezzo di Luigi La Spina: abbiamo il «primo governo-tandem della politica italiana, composto dalla coppia Prodi-Veltroni», e c'è il rischio che «si aggiunga alla coppia Prodi-Veltroni anche un altro pedalatore, di nome Berlusconi. Così il tandem si trasformerebbe in un triciclo».

Noi sulla Riviera romagnola da tanto tempo abbiamo strani veicoli derivati dalle bici, a due guidatori e quattro ruote, con un sedile posteriore in cui possono prender posto anche tre passeggeri...

Riscio

Li chiamano «risciò». Forse questo modello da «famiglia Brambilla [a proposito di MVB...!] in vacanza», è quello più adatto a contenere il carico di viaggiatori-governanti che si minaccia per il futuro più prossimo.
In un Paese in cui per antica tradizione non si nega a nessuno un sigaro ed una croce di cavaliere (secondo l'antico motto, credo, sabaudo), non si nega a nessuno neppure un posto di governo (o semmai di sottogoverno che è meglio ancora: stando all'ombra si evitano i rischi-insolazione).

Più si è meglio si sta, come nelle gite in campagna. Lo chiamavano consociativismo («termine nuovissimo, ancora assente in molti dizionari della lingua italiana», 1999, Piero Melograni). Adesso lo possiamo chiamare «governo del risciò: dimmi cosa chiedi ed io te la do».

 

La foto con risciò è di Marechiaro.
Publié le 27/10/2007 à 19:19
Par amontanari

Monde27102007 Ricordate: «i francesi ci rispettano / che le balle ancora gli girano»?
Questa volta non c'entriamo noi italiani con Bartali, come nella canzone di Paolo Conte. I motivi per cui ai francesi girano le balle sono altri.

Leggete cosa scrive Le Monde di questa sera, ai francesi girano le balle più di tutti gli altri europei, se pensano al loro futuro: «Le Français est inquiet. Il est beaucoup plus anxieux que ses voisins européens sur l'avenir de ses enfants, redoutant de devenir pauvre, sans abri ou de perdre son emploi, méfiant sur la justice et la police, sur la mondialisation ou encore les syndicats et le Parlement, se suicidant même davantage. Et ce dans un pays plutôt moins pauvre et moins inégalitaire que la moyenne européenne».


Foto da Le Monde.

Al Monitor giornaliero, rassegna stampa e commenti.

Publié le 26/10/2007 à 17:59
Par amontanari

Forleosantoroblog L'intervista al gip di Milano Clementina Forleo ad «Annozero», spiega molti aspetti oscuri della realtà contemporanea.
Le sue parole non sono suscettibili di equivoco: «Ho subito intimidazioni da soggetti istituzionali».
Il cittadino inerme, che non bazzica codici e pandette (come dicevano una volta le persone esperte delle cose di mondo), che vede in tivù un giudice 'costretto' a confidare a vari milioni di persone una situazione così delicata, non dovrebbe scandalizzarsi, od urlare. Ma soltanto apprezzare, condividere (per quel che vale la sua adesione) il senso di un'esperienza non certamente facile, sapendo che la democrazia si difende non a parole ma con i fatti, come è accaduto ieri sera al gip Forleo.

Forleo ha portato i fatti, non ha recitato arzigogolate teoria sul Diritto penale o processuale. Quei fatti parlano da soli.
«Sono convinta che in momenti di forte crisi istituzionale come questa i magistrati hanno il dovere di non essere prudenti, di non essere sobri, di non stare a casa a scrivere sentenze, di parlare e di esprimersi», ha aggiunto. Lo scandalo dei magistrati che parlano «scoppia sempre quando questi magistrati nelle loro inchieste toccano i poteri forti, quei fili dove c'è scritto "chi tocca muore"».

Per questo appare eccessiva la nota dell'Udeur che parla di «processo stalinista». Beh, conoscere un po' di storia non farebbe male. Diritto di parola per tutti, è un cardine della democrazia. Non costringere un magistrato a denunciare pubblicamente le «intimidazioni» di cui abbiamo sentito ieri sera, spetta alla classe politica, secondo i principi della Costituzione.
Parlare di «processo stalinista» è un diversivo ed un'esagerazione che uomini politici responsabili ed accorti dovrebbero evitare.

Il cittadino inerme, che non bazzica codici e pandette ma appartiene alla folta schiera di chi, all'occorrenza, non può avere giustizia secondo i principi della Costituzione, dà ragione al gip Forleo. E pensa: ce ne fossero... Con la consapevolezza che i silenzi sono letali. Ricordano, quei silenzi suggeriti oggi ai giudici, la massima del manzoniano conte-zio espressa al padre provinciale: «Sopire, troncare, padre molto reverendo: troncare, sopire». Ma quella, aggiunge altrove Manzoni, era un'«età sudicia e sfarzosa». Dove per non essere considerati gente perduta sulla terra bisognava avere almeno «un padrone». È questa la società che si rimpiange? Basta dircelo, ed amen.

Pages : 1 2 3 4 5 6