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Publié le 29/12/2007 à 18:39
Par amontanari

Bertone01g L'anticipazione dell'intervista a «Famiglia Cristiana» del cardinal Tarcisio Bertone, chiarisce lo stato di "malessere" del Partito democratico veltroniano, su cui pesa l'ipoteca vaticana già intravista nelle prime mosse. Ed in certe candidature periferiche. Nate esclusivamente in ambiente ecclesiastico...
La verità viene a galla prima o poi. Le parole di Bertone confermano una realtà delle cose che prima o poi dovrà essere chiarita. Veltroni non potrà in futuro far finta di nulla.

Il cardinale segretario di Stato vaticano ha chiesto a Veltroni  che «i cattolici non siano mortificati» nel Partito democratico.
Bertone ha spiegato poi che la norma antiomofobia nel decreto sulla sicurezza è stato un «incidente di percorso».

Non si capisce questo accanimento su di una norma di diritto così semplice nel suo rimando ai trattati della Comunità europea ed alla Costituzione italiana.
Oltre Tevere ci si è pericolosamente fissati sulla linea del Piave della senatrice Binetti.

Inoltre, con Veltroni il cardinale ha auspicato che nel Pd «ci si ispiri alla tradizione dei grandi partiti popolari, che avevano un saldo ancoraggio nei principi morali della convivenza sociale».
Come se quella piccola ma fondamentale norma antiomofobia fosse stata qualcosa di rivoluzionario e sovversivo rispetto all'etica pubblica.

Sinceramente spiace di dover constatare che tutti i temi fondamentali di una società, siano ridotti a questo particolare aspetto che diventa una specie di paradigma assurdo per valutare la morale dello Stato e lo stato della morale...

Inquietante il passo in cui Bertone ricorda di aver conosciuto grandi intellettuali comunisti e socialisti che «avevano una visione laica ma morale».
Passo sa cui non vogliamo dedurre che, secondo il segretario di Stato vaticano, esiste per lui l'equazione laico=immorale.

In breve, segnalo un articolo apparso sul «Corriere della Sera» di stamani del teologo del dissenso Leonardo Boff che scrive: dobbiamo imparare a trattare «in modo umano tutti gli esseri umani». Inaugurare un mondo che pratichi la vera giustizia.
Che ne dice on. Veltroni?

FONTE

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Publié le 28/12/2007 à 19:05
Par amontanari
Walter Veltroni in una lettera alla «Stampa» (27.12) aveva definito «sbagliata e pericolosa» la tesi della sen. Paola Binetti la quale considera l’omosessualità una malattia da curare.
Binetti
La sen. Binetti oggi risponde dalle colonne del quotidiano torinese, con un'intervista a Giacomo Galeazzi: «Come neuropsichiatra ho esperienza decennale di omosessuali che si fanno curare. Non sono andata a cercarli io, sono loro che sono venuti in terapia da me perché dalla loro esperienza ricavano disagio, sofferenza, ansia, depressione e incapacità di sentirsi integrati nel gruppo. Non sono io a sostenerlo, è un dato oggettivo».

La posizione della sen. Binetti non si discosta da quella della Chiesa anglicana (sì avete letto bene, anglicana).

Ciò che in tale posizione spaventa, è espresso in un altro passo dell'intervista, in cui la sen. Binetti la rivendica e giustifica in nome di un «dato oggettivo»: «Fino a poco tempo fa il Dsm4, la "bibbia degli psichiatri"» utilizzata da tutti gli enti pubblici, «ha sempre inserito l'omosessualità tra le patologie del comportamento sessuale».
Fino a poco tempo fa, dunque. Non so se sia il caso di chiedersi il perché della recente cancellazione.

Da vecchio pedagogista, quindi senza alcuna pretesa di confutare le tesi scientifiche ("scientifiche"?) della dottoressa Binetti, mi permetto di esprimere una opinione molto amara, perché essa rimanda al ricordo storico di quando un noto endocrinologo cattolico come Luigi Gedda teorizzò la superiorità della razza ariana, aderendo alla campagna antiebraica. Dalla quale derivarono quelle leggi razziali del 1938 che restano la vergogna somma di Casa Savoia, assieme alla guerra.

Per ulteriori informazioni scientifiche, vedere il blog Bioetica (a cura di Chiara Lalli): Binetti e intolleranza.

FONTE




Publié le 27/12/2007 à 16:38
Par amontanari
Bhutto01hn Era tornata promettendo «democrazia» e impegno verso i poveri, cioè del 73 per cento dei 160 milioni di pachistani che vive con meno di due dollari al giorno. Sono parole che leggo sul servizio on line della Stampa, su Benazir Bhutto uccisa oggi da un attentato.
Fu la prima donna capo di governo in un Paese musulmano, dice un sottotitolo nella biografia della signora Bhutto, che era nata nel 1953.
Nei nostri piccoli angoli di mondo, lontanissimi dal suo Paese, giungono impotenti gli echi della violenza omicida che fa un'altra vittima. Con lei sono morte altre venti persone.

Si sente il peso doloroso della Storia in questi momenti, e vien fatto di paragonare la tragica notizia, con quelle di casa nostra. Dove la vicenda più grave delle ultime ore, sembrano le dichiarazioni di Lamberto Dini. Il quale dice del capo del governo da lui appoggiato: Prodi procura più danni di Berlusconi.
I signori come Lamberto Dini hanno mai pensato alla responsabilità politica da loro assunta davanti alla Storia appoggiando un governo, o si sono limitati a leggere certi copioni da avanspettacolo?
Correttamente Prodi nella conferenza-stampa di stamani ha detto che «un governo si abbatte con un voto di sfiducia, non con le interviste». Come appunto quella di Dini. Che poi uno stia al governo e mandi baci al capo dell'opposizione, è un fatto che andrebbe spiegato da quegli specialisti abituati a cercare l'ago nel pagliaio anche laddove non esiste il pagliaio.

Fonte

Publié le 27/12/2007 à 16:37
Par amontanari
VeltronimaniWalter Veltroni comincia (forse) a rendersi conto della trappola che si è costruito con le proprie mani quando ha pensato che il “suo” nuovo partito potesse tranquillamente ospitare oves et boves, avanti tutti con jucio, ma soprattutto a luce spenta.
È bastata l’accensione di una candelina per illuminare a sufficienza la drammatica contraddizione fra un partito moderno e l’atteggiamento pericolosamente reazionario di chi ha un progetto soltanto sanfedista.
Partito moderno significa (mi scuso per l’ardire che dimostro introducendo la spiegazione) una realtà in cui tutti i cittadini siano considerati uguali davanti alla legge.
E soprattutto un partito in cui la legge sia la norma di diritto, non la cosiddetta legge naturale che nessuno sa con precisione che cosa è. Perché si può credere che gli uomini siano naturalmente buoni e poi si guastino per colpa della società, come pensava Rousseau. Oppure si può ritenere che l’uomo nasca con un peccato originale che lo conduce al male, se non interviene il perdono di Dio.

Dunque, la norma di diritto che fa nella nostra Costituzione tutte le persone uguali davanti alla legge, deve essere il punto di partenza da rispettare e rendere operante in ogni atto della nostra Repubblica.
Su questo non ci piove. Se ne è accorto pure il buon Veltroni che ha scritto oggi, in una lettera alla «Stampa» che è «sbagliata e pericolosa» la tesi della sen. Paola Binetti la quale considera l’omosessualità una malattia da curare.
Finora Veltroni aveva perdonato alla Binetti tutte le più strane prese di posizione politica, espresse in nome dell’adesione ad una fede religiosa.
Adesso il segretario del Pd è (finalmente!) intervenuto perché ha compreso che la Binetti aveva superato ogni logica ed ogni decenza in un partito politico che si definisce «democratico».

Lo spazio per trovare sostegno alla proprie affermazioni, la sen. Binetti lo può cercare altrove, ed è infinito: alla sua destra in parlamento può avvicinare autorevoli compagni e compagne di viaggio e d’avventura. Con reciproche soddisfazioni.
Ciò che meraviglia è che, prima di Veltroni, non sia pubblicamente intervenuto nessuno da parte cattolica in maniera ufficiale, se non vado errato, a smentire le opinioni della Binetti. Di fronte alle quali vale l’osservazione manzoniana: «il buon senso c’era; ma se ne stava nascosto, per paura del senso comune».
Una cosa è il discorso religioso che merita serietà e rispetto anche da parte di chi è laico, come dimostra esemplarmente proprio oggi l’editoriale di Eugenio Scalfari su «Repubblica». Ed un’altra cosa è la superstizione travestita da verità scientifica.
Prescindendo dal fatto particolare (omosessualità = malattia), deve interessare l’atto intellettuale che evita il discorso scientifico e realistico sulle condizioni diverse ed opposte che possono esistere anche in campo biologico.
Ricordiamoci di quando nel Settecento di discuteva delle malformazioni (i cosiddetti mostri) che i teologi negavano ma gli scienziati descrivevano. Che cosa conta di più, il pre-giudizio che nega i fatti, o l’esame freddo prescindendo dalle sue pseudo-motivazioni teologiche?

Scalfari spiega alla Binetti, con citazioni pontificie, che non è religiosamente serio sostenere che un errore di scrittura di una legge (dovuto ad un fattore di ‘ignoranza’ umana) è il frutto di preghiere rivolte a Dio dalla stessa senatrice del Pd.
Riprendo dal fondo di Scalfari le parole contenute nell'enciclica “Spe Salvi" di Benedetto XVI, a pagina 64 nell'edizione dell'«Osservatore Romano»: "Il giusto modo di pregare è un processo di purificazione interiore. Nella preghiera l'uomo deve imparare che cosa egli possa veramente chiedere a Dio, che cosa sia degno di Dio. Deve imparare che non può pregare contro l'altro. Deve imparare che non può chiedere le cose superficiali e comode che desidera al momento, la piccola speranza sbagliata che lo conduce lontano da Dio. Deve purificare i suoi desideri e le sue speranze".
Aggiunge Scalfari, rivolto alla Binetti: "Le rilegga, senatrice, e cerchi di capirne bene il senso. Soprattutto non si autogiustifichi: il Papa, nella pagina seguente, ne fa espresso divieto".

Alla Binetti, mi permetto di suggerire: rivolga le sue preghiere al Padreterno perché aiuti poveri, emarginati, malati, le vittime della Storia di cui sono piene le cronache di ogni giorno: donne, bambini, vecchi. E non perché confonda le menti della burocrazia governativa che non ne ha bisogno, essendo già sufficientemente dotata di impreparazione che porta agli errori che poi la senatrice si vanta di aver provocato grazie ad un intervento soprannaturale.
Dio, la fede e la religione sono cose troppo serie perché siano lasciate in gestione a chi scambia il cielo per il proprio cervello, come la manzoniana donna Prassede.


FONTE

Publié le 26/12/2007 à 18:04
Par amontanari
Piffero

Potete scaricare il mio testo

Anni Cinquanta
I giorni della ricostruzione
visti da un bambino.
1948-1953


pubblicato nel 1995, cliccando qui.

Auguri di un felice 2008 e buona lettura.

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