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Publié le 31/08/2008
Par amontanari
Montalbanorai Il ministro ombra della Giustizia, Lanfranco Tenaglia, ricorda oggi a Sergio Romano che se adesso a parlare delle intercettazioni di Prodi è stato "Panorama", per il caso Unipol era stato "Il giornale": "Sarà un caso ma entrambi sono di proprietà del presidente del Consiglio".
Risponde Romano: "Ma io ho scritto un articolo proprio per sostenere che maggioranza ed opposizione dovrebbero smetterla di sospettarsi a vicenda...".

Ovviamente ciò che Romano chiama sospetti, sono certezze per i casi Prodi ed Unipol. Le testate che ne hanno trattato sono appunto "made in Berlusconlandia". Su questo non ci piove.
Romano, a metà strada tra un filosofo scolastico e donna Prassede, nega l'evidenza dei fatti, trasformando la parte offesa (Prodi e Pd) in attori del malfatto: il non volere una legge sulle o contro le intercettazioni. Risponde Tenaglia: un nostra proposta al riguardo è stata già depositata.

Il problema è molto semplice: riconoscere quei fatti, quelle evidenza, e non trasformarli in "sospetti". E' lo stesso problema che emerge da un altro editoriale, quello odierno di Galli della Loggia, sempre sul "Corriere". Vi si accusa la "televisione italiana" di falsare la rappresentazione del Paese attraverso le fiction che sono il "finto delle stoffe dei magliari", non "la grande finzione delle favole".

Ha ragione. Ma parlando di "televisione italiana" occorrerebbe aggiungere che essa è una statua bifronte con un unico cervello che deve accontentare Mediaset e Rai da parecchio tempo, e che per molti anni (come adesso) le due facce sono gemellate dal capo del Governo che le controlla o le fa controllare...

Scalfari nell'editoriale su "Repubblica" richiama quello di ieri di Romano: "Non riesco a capire per molti ed egregi opinionisti il ruolo dell'opposizione...", deve collaborare su tutto secondo loro, resta campo libero soltanto "sulle fontanelle di quartiere, sindaci di destra permettendo?".

Per questi opinionisti di stretta osservanza conservatrice, l'opposizione sbaglia se vince le elezioni, sbaglia se le perde, sbaglia se parla, sbaglia se tace. Insomma, illustri professori, l'analisi politica dovrebbe essere un poco più convincente. Non si può ripetere ogni giorno questa tiritera che oltretutto annebbia un discorso sul ruolo dell'opposizione che in Italia rischia sempre di essere od apparire accomodante, come il debutto di Veltroni ha ampiamente dimostrato.

Più degli stessi politici dell'opposizione, questi commentatori sembrano molto sospettosi al punto di presumere di possedere una ricetta magica per tutti, per chi vince e per chi perde le elezioni. Ma agli analisti politici non tocca fornire ricette, bensì esaminare freddamente i fatti.
Purtroppo siamo in Italia dove la divagazione resta un genere letterario troppo frequentato anche da chi non dovrebbe farlo, come appunto gli editorialisti.
Invece, da noi si tende a predicare. Come dimostra pure il titolo del fondo di Franco Locatelli sul "Sole 24 Ore": "Chi investe non è donatore di sangue". Lo sapevamo, infatti le sanguisughe le applicheranno, per l'Alitalia come per altri casi antichi, alle tasche dei cittadini qualunque... C'è più fiction qui che nelle programmazioni televisive.


[Anno III, post n. 265 (642), © by Antonio Montanari 2008]

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